venerdì 30 novembre 2012

Cristina Fernandez scatenata


Alle banche private in Argentina viene ordinato di elargire crediti per investimenti produttivi




12 luglio 2012 (MoviSol) - Secondo un piano nazionale annunciato dalla Presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner il 4 luglio, d'ora in poi sarà obbligatorio che le banche private che detengono l'1% o più dei depositi nazionali concedano crediti per gli investimenti produttivi, ad un tasso di interesse fisso non superiore al 15% (quindi ben al di sotto del 25% attuale) e con un periodo di grazia minimo di tre anni.


Stando a funzionari della Banca Centrale la nuova disposizione riguarda dalle 25 alle 30 banche, e più grandi sono le banche, più alta è la percentuale dei crediti che saranno costrette a concedere, il 50% dei quali andranno a piccole e medie imprese.

Nello spiegare la decisione, la Fernandez ha dichiarato che non è più accettabile che solo il Banco de la Nacion di proprietà dello stato continui ad accollarsi la responsabilità di elargire crediti per investimenti produttivi mentre le banche private fanno i soldi e concedono solo prestiti che rendano alti profitti, al consumo o al commercio estero.

L'annuncio di questa politica dirigistica è stato accolto con sconcerto a Londra e Wall Street. Il Wall Street Journal ha commentato nervosamente che le nuove disposizioni avranno un effetto negativo sulle filiali argentine di alcune grosse banche internazionali quali Banco Santander, HSBC Holdings, Citigroup, BBVA ed altre.

Consulenti privati temono che la politica del governo conduca alla nazionalizzazione delle banche che non ottempereranno a queste condizioni. Essi contrattaccano sostenendo che l'economia argentina subisce un rallentamento, non per via della crisi finanziaria globale, ma per la politica protezionistica della Fernandez.

La Presidente argentina ha detto ai banchieri privati che dovrebbero riporre negli imprenditori argentini la stessa fiducia che ripone lei. Ha chiarito che se le banche proporranno condizioni e interessi ragionevoli per i loro prestiti, ne trarranno profitto, contrariamente a quanto sostengono. "La Banca Centrale vi dirà quali sono le condizioni per elargire tale credito per la produzione".

Il governo cerca inoltre di migliorare i propri rapporti con Cina e Russia. Dopo il vertice di Rio+20 alla fine di giugno, in cui l'Argentina ha respinto fermamente "l'economia verde" come una trappola progettata dagli interessi finanziari internazionali per bloccare la crescita dei paesi in via di sviluppo, il Premier cinese Wen Jiabao ha fatto una breve tappa in Uruguay e da lì si è recato in Argentina per una visita di tre giorni. Qui ha siglato alcuni importanti accordi di cooperazione commerciale ed economica nel settore ferroviario, dell'energia nucleare e dei trasporti. Altri importanti accordi riguardano piani dell'Argentina per aumentare le esportazioni agricole in Cina, incluso manzo, vino, mais e frutta.

La Cina è il principale partner commerciale di Argentina, Brasile, Cile e Perù, come sottolinea il China Daily. Nell'ultimo decennio, mentre raddoppiava il commercio tra Stati Uniti e paesi latino americani, quello tra Cina e il Sudamerica è cresciuto di 17 volte. Anche gli investimenti dalla Cina sono aumentati.

Precedentemente la Fernandez aveva avuto consultazioni ad ampio raggio col Presidente russo Vladimir Putin al vertice G-20 in Messico, durante le quali ha delineato alcune aree di importanza strategiche in cui i due governi potrebbero approfondire la loro cooperazione. Putin vorrebbe che l'Argentina fornisse tecnologia e know-how per aiutare a sviluppare l'economia russa.

giovedì 29 novembre 2012

Una lettera che tutti dovrebbero leggere

di Gianni Fraschetti

Molte volte ci capita di chiederci come abbiamo fatto a ridurci in questo stato, come sia stato possibile arrivare a vivere lo scempio che stiamo vivendo. Bene, leggetevi questa lettera del Colonnello Ernesto Botto, un nostro pilota di caccia nella Seconda Guerra Mondiale, un valoroso, Medaglia d'oro al Valor Militare, un mutilato che ha continuato a volare ed a combattere con una gamba sola, l'altra l'aveva perduta in battaglia. Una persona straordinaria. In questa lettera scrive al Ministero della Difesa della Italia di oggi, di questa repubblichina nata dalla resistenza. Leggete cosa dice.......



Dopo l’8 settembre io agii come la mia coscienza mi comandava. Chi vuol sapere di più sul mio conto consulti il mio libretto personale. Non appartengo più alla famiglia delle Forze Armate, non vedo alcuna possibilità di rientrarvi e non desidero rientrarvi. Da quando mi avete liquidato sono un borghese, e consentite che vi parli confidenzialmente, per rispondere alle vostre domande e con la speranza che dopo avermi ascoltato non mi manderete altri questionari.
Il punto di partenza, indispensabile a capire tutto il resto, è una confessione che debbo decidermi a fare per quanto scandalosa possa sembrarvi; debbo cioè confessare che io, sino all’8 settembre giudicato da tutti un modello di disciplina, mi sono sempre comandato da solo, e questo per la essenziale ragione che nessuno avrebbe potuto comandarmi di fare ciò che ho fatto. Voi sapete che nella guerra di Spagna persi una gamba per ferite riportate in combattimento aereo. Non ero iscritto al partito fascista, bastandomi di essere un soldato dell’Italia, e, avendo trascorso fra motori e carlinghe tutta la mia età cosciente, non mi ero mai preoccupato di sapere se esistessero per un paese civile altri modi di governarsi diversi dal fascismo; avevo chiesto di andare in Spagna perché per me il sapore della vita è nel volo, un sapore tanto più intenso quando il volo è di guerra. Dal momento che vi era la possibilità di battagliare per aria in una guerra in cui il mio paese era interessato, non potevo mancare all’appuntamento. 
Amputato al terzo superiore del femore, avrei potuto congedarmi. Mutilato e Medaglia d’Oro. La mia posizione era tetragona a qualsiasi vento di fortuna. Alla Patria avevo dato e per essa fatto abbastanza da vivere moralmente e materialmente di rendita sul mio passato sino ai più tardi anni. Avrei potuto divenire uno di quei personaggi rappresentativi che vengono invitati alle cerimonie patriottiche e ai quali l’oratore rivolge un lirico saluto riscuotendo gli scroscianti applausi del pubblico. 
Volendo restare nell’Esercito, avrei potuto divenire un ufficiale calamaio vivente tra placide scartoffie, e la mia presenza avrebbe onorato qualunque Distretto. Volendo restare nell’Aeronautica, avrei potuto divenire insegnante di cattedra in una delle nostre Scuole, impartire ai futuri piloti meteorologia o aerodinamica o tattica aerea o balistica. Ma con qualche adattamento tecnico la gamba superstite poteva bastarmi per i comandi: scelsi quindi l’ufficio di istruttore alla Scuola di Alta Acrobazia facendo per primo l’acrobata. C’era una manovra, ideata da me, che il mio Colonnello battezzò “Maria prega, Gesù provvede”, e nei raduni aerei internazionali quando decollavo con la mia pattuglia e cominciavamo ala contro ala i nostri caroselli, la moltitudine assiepata col naso in su restava senza fiato. Non era ambizioso virtuosismo, era addestramento alla battaglia aerea, nella quale bisognava giocare con le tre dimensioni come pescicani in lotta nella profondità del mare. Vi assicuro che in quel tempo all’estero, a vedere come ci guardavano ovunque si andava, c’era soddisfazione a essere Italiani. Nessuno poteva comandarmi di fare questo; me lo comandai da solo. Aggiungo che comandandomi da solo sentivo di obbedire alla Patria, la quale parla direttamente al cuore dei figli suoi che la natura ha fatto più forti e chiede loro di darsi completamente, ognuno nell’arte propria e nel modo che fa a lei più onore. 
Nel giugno del ’40 mi trovavo in Sicilia e compii con la mia pattuglia la prima azione aerea su Malta; scendemmo a volo radente sul campo e col fuoco delle mitragliatrici liquidammo un buon numero di apparecchi. Poi fui mandato in Africa e cominciai a giostrare contro gli Hurricane. Qualche volta ne abbattei, qualche volta fui abbattuto. Ma la mia specialità è questa, che quando nel cielo del nemico sono colpito nell’apparecchio o nella persona, o nell’uno e nell’altra insieme, trovo modo, non so neppure io come, coi comandi impazziti e il cervello pieno d’ombra e di lampi, di raggiungere le nostre linee e di atterrare dalla parte giusta. Naturalmente l’atterraggio finisce di ridurre in pezzi l’apparecchio, sicché i soldati corrono a tirarmi fuori per morto dai rottami. Invece sono vivo: con qualche altro osso rotto, perdendo sangue da qualche foratura, ma vivo. E quando l’ospedale mi ha rappezzato alla meglio, non prendo la licenza di convalescenza, ma ritorno al mio campo e alla prima occasione monto coi colleghi di squadriglia su un Macchi, mi allaccio il paracadute e parto a tutta manetta con la speranza di far la festa a qualche Liberator o a qualche Spitfire.
Nessuno avrebbe potuto comandarmi di fare questo; me lo comandai da solo.
E anche prima della guerra di Spagna e prima della mutilazione era stato così. Ci sono tanti modi di fare l’ufficiale d’Aeronautica e io di mia volontà avevo sempre scelto il modo più… sportivo.
L’8 settembre mi trovavo a Gorizia dove comandavo quel campo; e a un tratto seppi che la guerra era finita. Gli italiani erano allo stremo delle forze e si arrendevano senza condizioni al nemico. Da quell’istante mi considerai congedato. Il governo, finita la guerra, non aveva più bisogno di me e io potevo disporre di me stesso. Se il Paraguay fosse stato in conflitto con l’Urugay e io mi fossi offerto, restando italiano,  di far la guerra aerea per il Paraguay, nessuno avrebbe potuto impedirmelo. Ma non era necessario attraversare l’Oceano: c’era a portata di mano la Germania – fino a ieri alleata dell’Italia la quale si era con essa impegnata a non fare pace separata – che continuava la guerra contro gli angloamericani sino a ieri nemici dell’Italia; e immediatamente dissi agli ufficiali tedeschi della zona che, restando italiano, io continuavo la guerra con loro. Vi prevengo che avevo e conservo un alto concetto dei combattenti tedeschi, tra i quali avvicinai le più nobili figure di ufficiali che nella mia vita abbia incontrato, e incontrai ufficiali di tutte le nazioni e di tutti i continenti. Eccellenti valutatori d’uomini, ho constatato per lunga esperienza che essi hanno cordiale cameratismo e profonda stima per i buoni combattenti italiani. Oltre questi motivi personali, il patto d’alleanza con la Germania non mi era sembrato assurdo come oggi molti dichiarano, e rimango convinto che riguardo ad essa, anche per il futuro noi abbiamo più valide ragioni di intesa che di contrasto. La cosiddetta inimicizia ereditaria verso il secolare nemico (che non ci fu nemico se non quando lo attaccammo e ci fu più volte amico) eccetera, mi sembra un’idea da ragazzini sventati o da vecchi cocciuti.
La mia decisione sorse la sera stessa del comunicato Badoglio, dalla ormai connaturata abitudine di comandarmi da solo, e cioè, come ho detto, di obbedire senza interposta persona alla voce della Patria. Voi intendete, Signori del Ministero, che avrei potuto squagliarmi come facevano quasi tutti, tornare a casa e pensare ai fatti miei. Ossa rotte ne avevo abbastanza, campagne anche, e medaglie anche. Mi trovavo in una botte di ferro e nessuno aveva più di me il diritto di appartarsi a coltivare l’orticello. Ma avevo ancora del fiato e volli continuare a combattere.
Come, non dipendendo più dal governo della capitolazione non mi interessava cosa questo facesse per trarsi fuori dalla mischia, così sentivo che il mio atto non infrangeva alcuna disciplina morale né nazionale. Gli aviatori angloamericani seguitavano bombardare le nostre città e se potevo sfasciare qualche loro apparecchio impedendogli di assassinare dei civili italiani, era tanto di guadagnato. E intendevo di farlo per conto mio, come iniziativa personale, convinto di non fare male, anzi di far bene. Naturalmente l’opera mia sarebbe stata poco più di nulla a confronto del bisogno, perché in uno stesso momento non potevo librarmi più che in un punto dello spazio, e per breve parte del giorno o della notte, mentre l’intera volta d’aria sulla penisola era in pericolo durante le 24 ore; e se avessi potuto dividermi in tanti pezzetti e condurre con essi uno sciame di aerei che tenessero tutto il nostro cielo, sarei stato felice di annientarmi così, affinché le donne  e i bambini e tutti gli inermi fossero immuni da offesa. 
Per gli altri la Patria è un’idea, ma per noi piloti che dall’alto la abbracciamo ogni giorno con la vista essa è anche una misteriosa creatura che ha i suoi lineamenti e i suoi sorrisi. Il suo corpo era allora in ogni parte contuso e dolente ad opera degli aviatori nemici ai quali non potevo oppormi che uno contro mille; e tuttavia quell’uno doveva essere presente nel cielo italiano.
Nei giorni seguenti vidi che altri, ufficiali e soldati, la pensavano come me. Anch’essi avevano ancora del fiato e volevano continuare a combattere; sicché, invece di essere solo, eravamo un gruppo di italiani i quali considerandosi smobilitati per cessazione delle ostilità, di propria iniziativa restavano alleati della Germania, anche perché non sembrava loro sportivo piantare in asso il compagno di squadra nel momento più caldo della gara.
Poi venne il governo della Repubblica Sociale.
Io non ho studiato il diritto costituzionale e non saprei giudicare di un problema tanto difficile, ma ragionando col mio buon senso di persona incolta e considerando che gli angloamericani erano bloccati in Lucania, mi sembra che per tutta la penisola al Nord della linea del fuoco non vi fossero che due alternative: o il territorio diveniva zona di occupazione dei tedeschi, i quali lo avrebbero trattato con la durezza propria di tutte le occupazioni, inasprita dal risentimento per la defezione dell’alleato, o vi si costituiva qualcosa come un governo italiano che adempisse tutte le funzioni proprie di un governo, come pagare lo stipendio agli impiegati, amministrare la giustizia, provvedere alla raccolta e al razionamento dei viveri, mandare avanti le scuole, regolare i trasporti, eccetera. Di necessità un tale governo non poteva essere nemico dei tedeschi, dato che nasceva sotto i loro occhi. Che alla sua testa si trovasse Mussolini o un altro, per me non faceva differenza: l’importante era che quelle funzioni venissero assolte da qualcuno e che non divenissimo una gente inselvatichita, una terra senza legge e senza timor di Dio né rispetto degli uomini. Ma so bene che per voi chiunque per la continuità della vita civile rimase sotto i bombardamenti al suo posto di lavoro, si rese reo di collaborazionismo, anche il podestà che amministrava un Comune, anche il dottore che dirigeva un ospedale. Poiché quel governo si costituì e dichiarò di conservare l’alleanza germanica e di condurre innanzi la guerra, noi militari non eravamo più individualmente alleati dei tedeschi, ma divenivamo le Forze Armate di quel governo. Il nostro posto di lavoro era il combattimento. In questo modo c’erano due Italie: una che aveva finito la guerra, l’altra che la continuava, e io non vedevo alcuna necessità che esse venissero in urto fra loro. Sopra la Linea Gustav noi gridavamo a quelli del Sud: <Sta bene, voi siete sfiniti e avete mollato, noi siamo ancora freschi e seguitiamo il nostro lavoro: alla fine ci riuniremo e formeremo di nuovo un corpo solo>; e non capivamo perché quelli rispondessero con delle ingiurie, tanto più che, oltre tutto, avevano scelto per sé una parte meno faticosa della nostra.
Mussolini sapeva che gli aviatori avevano fiducia in me e mi volle alla testa dell’Aeronautica. Fu il più grande sacrificio della mia vita, perché non posso soffrire il lavoro d’ufficio. Ma tutti insistevano, parlavano di abnegazione, dicevano che per far camminare una macchina bisogna che qualcuno si rassegni ai posti scorbutici, e insomma accettai, a condizione che anche da sottosegretario potessi volare. Intendevo di rimettere in sesto, con quanto ci restava e con quanto potevamo allestire di nuovo, alcuni gruppi capaci di tenere il cielo e di contrastare nei limiti del possibile le sterminate formazioni degli angloamericani. E questo dissi parlando dalla radio agli aviatori nel mio discorso del 12 ottobre che non sarà stato un modello di eloquenza né di chiaroveggenza politica, ma nel quale misi tutta l’anima mia, la mia passione di pilota, il mio amore per la nostra terra, la mia coerenza e fierezza di soldato fedele alla parola data dalla Patria. Che noi potessimo ancora vincere non lo speravo, ma speravo che il nostro sacrificio avrebbe in qualche misura tutelato dinanzi agli stranieri amici o nemici il decoro delle armi italiane. 
Due giorni dopo, il 14 ottobre 1943, sentii alla radio che il governo del Sud aveva dichiarato guerra alla Germania (**), e non lo credetti. Non capivo che senso ci fosse a dire che si era cessata la guerra perché non avevamo più i mezzi per continuarla, e poi trovare i mezzi per farla contro l’ex alleato. Il governo del Sud era nelle mani degli angloamericani ancor più di quanto il nostro fosse nelle mani dei tedeschi; quella dichiarazione l’aveva scritta Alexander e poi l’aveva data da firmare a qualche italiano. In questa certezza non credetti allora che una frattura della disciplina nazionale mi ponesse nella condizione di ribelle, e non lo credo neppure oggi. Non so come la cosa possa venir prospettata dal punto di vista del diritto; lo stato di fatto è che noi aviatori nel cielo e gli altri corpi a Nettuno e quindi sulla Linea Gotica difendevamo il suolo italiano contro eserciti che vi erano penetrati con la forza delle armi, mentre nel Sud vi erano autorità italiane che dopo la resa non potevamo giudicare libere dei propri atti. Nella parte nostra del territorio i tedeschi non erano entrati da nemici ma da alleati fin da principio del conflitto e perciò non erano invasori, come li chiamavano la radio anglo-italiana di Bari.
Non importa ora dirvi quel che feci fino a quando rimasi al sottosegretariato. Litigai più di una volta con Mussolini e con non so quanti Ministri, ma questo non c’entra. Feci tutto ciò che la mia carica esigeva e tutto quanto era necessario per mantenere efficienti le mie squadriglie. Avevo intorno a me collaboratori valenti, primo fra tutti il capitano Adriano Visconti, il quale, come sapete, a guerra finita fu assassinato con una raffica di mitra nella schiena nel cortile d’una caserma a Milano. Aveva abbattuto 35 apparecchi.
Noi non facevamo il doppio gioco, facevamo un gioco solo, mortale, nel cielo in pochi mesi uno dei miei gruppi sopra 72 piloti ebbe 42 Caduti e 17 feriti, e gli altri gruppi ebbero perdite poco inferiori e avremmo voluto che non sorgesse la necessità di difenderci alle spalle sulla terra.
Non riesco a capire come si possa oggi imputare a colpa aver compiuto atti che in guerra ogni comandante deve compiere se è degno e capace del suo compito. Se avessi colto un tizio nell’atto di sabotare i nostri apparecchi, coi quali ci lanciavamo, una squadriglia contro uno stormo, per tentare di salvare dei ponti, delle stazioni, delle vite italiane, lo avrei fucilato senza un attimo di esitazione. Ringrazio Iddio di non averlo dovuto fare, ma se lo avessi fatto e, per averlo fatto, voi mi condannaste all’ergastolo, non potreste con ciò convincermi di aver commesso un delitto, perché un atto necessario e disinteressato non può essere un delitto.
Io sono ignorante di diritto penale come di diritto costituzionale, ma sono convinto che la Legge non può contrastare alla coscienza di un uomo normale e naturalmente onesto. Molti di noi hanno subito gravi condanne per aver inferto o eseguito sentenze capitali contro individui colpevoli di assassinio di militari o di civili della Repubblica Sociale o per atti di grave sabotaggio. Cosa dovevamo fare per restare nelle nostre regole? Dovevamo dire agli attentatori <continuate pure; noi siamo qui per servirvi da bersaglio>? Per aver fato ciò che in quelle circostanze era impossibile non fare, o anche aver dato una formale adesione al governo del Nord, innumerevoli fra noi furono fatti fuori – come dicono i partigiani – dopo che gli angloamericani ebbero occupato tutto il territorio e la guerra era finita. Molti vennero abbattuti in massa dopo aver consegnato le armi dietro promessa della vita: a non parlare delle donne esposte al ludibrio della canaglia e poi uccise. Spettacoli da togliere per sempre a una persona pulita il gusto di vivere.
Mentre crepitavano i mitra dei fucilatori, mentre Trieste, l’Istria, le isole cadevano nelle mani degli slavi e le foibe carsiche si intasavano di carne italiana, le nostre città imbandieravano a festa le proprie macerie. Fu quella non solo per le vittime afferrate o rincorse, non solo per chi fuggiva o si nascondeva, ma per tutti gli italiani non impazziti, l’ora del sudore di sangue.
Soltanto noi soldati, che viviamo nella quotidiana confidenza della morte, abbiamo rispetto della vita umana; solo per necessità noi usiamo violenza e solo su chi è in grado di esercitarla sopra di noi; noi soltanto siamo gente civile; i politici delle fazioni sono al nostro confronto dei selvaggi. E in quella atmosfera di incubo, tratto un rapido episodio: a Milano il 30 aprile mentre la folla si beava alla vista di Piazzale Loreto accadde in Piazza del Duomo questa scenetta. Un partigiano in costume western e fazzoletto rosso aveva fermato una jeep condotta da un negro, al quale diceva a gesti di voler salire. Il negro gigantesco e panciuto, rideva fingendo di non capire e alle insistenze del partigiano si voltò, ridendo, sul sedile, gli sferrò un calcio che lo mandò ruzzoloni, ridendo si voltò e riprese la marcia. Ogni figura un fatto. In quei giorni a Torino, occupata dai partigiani nel breve intervallo fra l’esodo dei tedeschi e l’arrivo degli alleati, un famoso capo dei Garibaldini si era istallato col suo stato maggiore all’albergo Principi di Piemonte e circolava per la città su una scintillante macchina lunga come una locomotiva. Appena giunti, gli ufficiali inglesi si insediarono nell’albergo e, poco amanti della promiscuità, senza discorsi misero nella strada il personaggio, la sua gente e i suoi bagagli.
La casistica di questi fatterelli emblematici potrebbe continuare. In una cittadina del Veneto s’accese una mezza sommossa perché nel giro di poche ore diverse persone furono investite dalle jeeps che andavano a rotta di collo. Ma cosa credevano quei disgraziati? Che i liberatori al volante si prendessero scrupolo di chi in città o in campagna si trovava sulla loro pista? E ora volevano scacciarli dopo averli invocati e aiutati? I partigiani, oggetto di quelle attenzioni, li vedo ancora, dopo l’evento guardarsi intorno stupefatti, e il viso diceva meglio delle parole: <Ma allora!...>. Credevano nella loro contestazione d’aver acquistato il diritto di montare sulla carretta del vincitore e di dividerne l’alloggio per essersi fatti suoi ausiliari all’ultim’ora o per avere in precedenza tradito il proprio paese. Personalmente i miei colleghi superstiti ed io riscuotemmo dagli angloamericani, che tra loro ci chiamavano Italians gentlemen, il medesimo rispetto che avevamo riscosso dai tedeschi, piccolo fatto che avrebbe potuto confermarmi d’essere stato nel giusto, se ne avessi avuto bisogno. 
In effetti non mi pento di nulla di ciò che ho fatto. Dinanzi alle medesime circostanze agirei domani come ieri ho agito, e sono convinto che se si vorrà edificare qualcosa di resistente, nelle armi come in ogni altro campo, bisognerà rifarsi ai principi nei quali noi crescemmo e che sono antichi come il mondo, bisognerà ricostruire dalle fondamenta ciò che l’odio fraterno e la follia autolesionista hanno distrutto. Per me, con tutta l’anima spero di non vedere il Paese ancora una volta alla prova, spero che mi sia risparmiata la trepidante angoscia di vedere in tensione la fune che si spezzò allo sforzo e che fu rattoppata.
Le immaginate, se nei primi fatti d’arme avessimo la peggio, le facce degli italiani, di quelli che vorranno la vittoria e di quelli che punteranno sulla sconfitta? E la faccia dei nostri eventuali alleati?
Come vecchio ufficiale, nella nuova situazione che si è determinata dopo tante rovine volute, mi sarei fatto in disparte da solo, e non era necessario che mi metteste alla porta. Ho cercato nella mia vita civile una professione che mi consente di tirare avanti e faccio voti che i giovani i quali affluiscono e affluiranno nella famiglia conoscano un giorno, recandosi in qualunque parte del mondo, la fierezza nazionale che noi conoscemmo e riscuotano la stima che noi riscuotemmo nella nostra giovinezza.

Ten.Col. Ernesto Botto
        MOVM

lunedì 26 novembre 2012

CAPUT MUNDI la Folgore si lancia su Cipro

Brano tratto da Caput Mundi
http://assodibastoni.blogspot.it/2012/11/di-gianni-fraschetti-spero-che-mi.html





A bordo dello  Spartan la voce del Direttore di lancio si alzo’ per coprire il rombo dei motori.
“ Sei minuti al lancio “
 Poi, con ambedue le braccia fece il gesto di sollevarsi.
“ In piedi “.
I quarantasei paracadutisti si alzarono, Ruspoli era il piu’ vicino alla rampa posteriore che tra breve sarebbe stata abbassata e pertanto sarebbe stato il primo a lanciarsi.
Tale tradizione, l’ ordine di lancio e’ inversamente proporzionale al grado, rispondeva a due logiche. La prima di natura psicologica, gli ufficiali devono dare l’ esempio. La seconda di natura pratica, devono essere gia’ a terra quando arrivano gli uomini per poterli organizzare subito.
“ Agganciare “.
 Gli  uomini impegnarono il moschettone della fune di vincolo al cavo statico che correva longitudinalmente all’ interno dell’ aereo, assicurandosi che l’ apertura del moschettone fosse ben bloccata.
“ Controllare l’ equipaggiamento “.
Ruspoli controllo’ tutta la sua parte anteriore dell’ equipaggiamento, verificando che i ganci di chiusura dell’ imbracatura fossero perfettamente chiusi, mentre Bianchini, dietro di lui, controllava la sua parte posteriore. Tese poi il sottomento dell’ elmetto ed infine, dopo essersi accertato che non fosse impigliata da nessuna parte,  diede un forte strattone alla fune di vincolo per verificare che il moschettone fosse correttamente agganciato.
“ Chiamata di controllo “.
Nessuna mano si alzo’ per segnalare problemi.
La rampa posteriore comincio’ lentamente ad abbassarsi mentre l’ aereo riduceva notevolmente la velocita’  portandola a meno di centotrenta nodi e livello’ ad una quota di circa ottocento piedi. Quando fu completamente aperta il Direttore di Lancio aggancio’ la sua imbracatura di sicurezza, l’ harness, all’ apposito anello e prese posizione a meta’ rampa, posando il ginocchio destro a terra
” Un minuto al lancio “  
Ruspoli fece tre passi avanti raggiungendo la cerniera della rampa, tenendo con la mano destra il moschettone e facendolo scorrere sul cavo statico. Avrebbero effettuato un lancio assiale pertanto sarebbero usciti su una fila unica dalla rampa posteriore aperta con la massima velocita’ possibile, circa un uomo al secondo.
“Pronti al lancio “
Vide il Direttore di lancio, inginocchiato alla sua sinistra, alzare la mano con cinque dita aperte. Ruspoli fece altri due passi e si posiziono’ alla sua altezza. Un attimo dopo la luce verde inizio’ a lampeggiare e senti’ una leggera pacca sulla  coscia.
“ Via “
Raggiunse il bordo della rampa, abbasso’ la testa fino a portare il mento a contatto col corpo, poggio’ le mani sui lati dello  zaino che portava agganciato al petto, premette i gomiti sui fianchi e salto’ fuori dall’ aereo. Inizio’ a contare 1001, 1002, 1003, 1004, 1005.......udi’ lo schiocco del paracadute che s’apriva e dopo un attimo  avverti’ il contraccolpo dell’ imbracatura che fermava la caduta libera del suo corpo
Controllo’ che la calotta si fosse aperta regolarmente ed effettuo’ due rotazioni di 180°  guardandosi  intorno.
Era uno spettacolo straordinario, centinaia di paracadute ondeggiavano nel cielo terso.
Valuto’ la dispersione degli uomini e noto’ con piacere che era minima. Avevano impegnato tutta la zona di lancio in maniera uniforme. Gli aerei stavano stendendo un semicerchio  di paracadutisti a protezione dell’ area ove sarebbe avvenuto lo sbarco ed          il Battaglione col quale si era lanciato avrebbe tenuto il lato occidentale del dispositivo  nei pressi della citta’ di Larnaca, il cui porto era il loro primo obiettivo.
Finora stava procedendo tutto perfettamente e rivolse un pensiero di ringraziamento ai piloti ed ai Direttori di lancio.
Sgancio’ lo zaino che scorrendo lungo una fune a frizione si posiziono’ circa quindici     metri sotto di lui,  vide il terreno venirgli incontro e si preparo’ all’ impatto.
Erano a terra.
Due minuti dopo l’ inizio del lancio dei paracadutisti, gli elicotteri con a bordo i ricognitori della Fanteria di Marina decollarono dalla S.Giusto,  mentre i motoscafi  con a bordo gli altri uomini del reparto si staccavano dalla nave e puntavano a tutta velocita’ la spiaggia distante sei miglia.

Mancava meno di un minuto ormai, Ferrari scambio’ un’ occhiata con Morosini.
“ Prepariamoci al peggio, la prima ondata e’ gia’ in aria ? ”
“ Si, due squadriglie,  armate con GBU e termobariche “
In quel momento la radio prese  vita. 
“ Sono l’ Ammiraglio Cunningham,  mi ricevete, interrogativo “.
“ Avanti Ammiraglio, sono il Generale Ferrari, cambio “
“ Accettiamo le vostre condizioni. Come intende procedere, interrogativo “
“ Scenderemo a terra tra quaranta minuti, ci vediamo al vostro aeroporto e li’ concorderemo tutti i dettagli,  cambio “
“ Affermativo, tra quaranta minuti all’ aeroporto. Chiudo “
Morosini lo guardo’ perplesso.   “ Vuoi andare nella tana del lupo ? ”
“ Si ma non da solo. Faremo un po’ di scena per impressionarli, cosi’ quando torneranno a casa avranno qualcosa da raccontare ai nipoti e non solo a quelli. Richiama le squadriglie             d’ attacco, forse non ci sara’ bisogno di sparare nemmeno un colpo ”.
Scesero nella sala Comando e controllo e Ferrari ando’ dall’ ufficiale di servizio.
“ Fai allertare una Compagnia dell’ aeromobile e due distaccamenti di forze speciali, che indossino la tenuta da combattimento soldato futuro. Io vado a prepararmi, se ci sono problemi sono nella mia cabina ”.



I mezzi della XVII Legione avanzavano lentamente dentro Gerusalemme, osservati con curiosita’ dai civili che a dispetto della guerra affollavano le strade.
Non c’ era stata alcuna opposizione da parte degli Inglesi che avevano lasciato la citta’ e ripiegato velocemente  in Giordania.
I legionari di Lucio Valerio Macrino stavano sistematicamente occupando tutti gli edifici pubblici e le caserme, frettolosamente abbandonate dai britannici.  Macrino era gia’ stato a Gerusalemme, aveva passato li’ il suo primo anno di servizio nelle Legioni e si guardo’ intorno cercando qualcosa che gli fosse familiare ma non vide nulla.
Il pensiero che erano passati duemila anni lo fece sorridere. Certo la citta’ e’ cambiata, penso’, mentre la camionetta  si arrestava davanti all’ Hotel King David dove avrebbe installato il suo Comando.
Discese dal mezzo e si avvio’ verso l’ ingresso dell’ albergo, poi un odore di spezie proveniente da un vicino mercato attraverso’ in un attimo i secoli e  lo sorprese. Chiuse gli occhi e respiro’ profondamente. Si, ora ricordava.

La testa di sbarco era stata ormai consolidata e posta in sicurezza e stavano arrivando i primi LCT con i mezzi pesanti.  I paracadutisti avevano creato una cintura protettiva che si spingeva ad oltre quattro chilometri dalla spiaggia  ed i maro’ del San Marco avevano occupato il villaggio di Dhekelia ad est della zona di sbarco. 
Finora non vi era stata alcuna  seria opposizione,  i Tornado e le cannoniere avevano effettuato diverse incursioni nelle zone di Larnaca e Famagosta colpendo piccoli concentramenti di truppe inglesi in ritirata. La ricognizione aerea segnalava che tutte le forze britanniche sull’ isola stavano cercando di raggiungere Kyrenia,  probabilmente per tentare di lasciare Cipro attraverso il piccolo porto della cittadina.
Ruspoli  aveva raggiunto i primi sobborghi di Larnaca con due Compagnie di paracadutisti dopo un breve scambio di colpi con la retroguardia di un reparto inglese che si stava allontanando. Cerco’ un po’ d’ ombra al riparo di un albero e si accese una sigaretta. Il suo obiettivo era il porto della citta’ che distava circa due chilometri e mezzo da dove si trovavano in quel momento.
A pochi metri di distanza c’ era un bar, guardo’ meglio e vide che a dispetto della guerra era aperto.  Incuriosito si avvicino’, vi erano alcuni tavolini all’ aperto ed alcuni vecchi che indifferenti a quanto accadeva, giocavano a carte e sorbivano caffe’ e anice, fumando e chiacchierando tra di loro. Si accorse improvvisamente di avere una gran sete. Getto’ la sigaretta a terra, la schiaccio’ accuratamente con lo stivaletto da lancio e decise di concedersi una bella limonata ghiacciata. Avevano fatto una corsa di quasi dieci chilometri per arrivare fino a li’. Me la sono meritata, penso’.

venerdì 23 novembre 2012

Frattini, la differenza tra un conato ed un rigurgito


di Gianni Fraschetti

Mi ero sempre chiesto durante il ventennio berlusconiano chi fosse mai Frattini e cosa rappresentasse nella composita, variopinta ed interessata  galassia che gravitava intorno al Cavaliere. C' erano i Tarantini ed i Verdini, i patetici berluscones di AN ed i battitori liberi come Sgarbi e Guzzanti, c'era Bondi e poi Gianni Letta, c'erano  le olgettine ed infine, con quella faccia un po' cosi' e quello sguardo perennemente perso nell'infinito c'era Frattini. Lo guardavo e mi chiedevo chi mai fosse, cosi' ho dato una occhiata. Cari amici, sta benissimo accostato alle escort, dove l' ho posizionato adesso, perche', come gli ha ricordato Francesco Storace, e' uno che che ha girato il mondo intero e  non si e' mai fatto mancare nulla sotto questo punto di vista. Una vera escort politica che  ha concesso le sue grazie a numerosi amanti (politici). Un numero infinito, fin troppi per i miei gusti. Durante gli anni di piombo,  mentre prendeva il via la mattanza dei giovani di destra, dei "rigurgiti" come li chiama lui, Frattini iniziava invece la sua "carriera politica"  nel grande PSI di Bettino Craxi. Insieme a De Michelis, a Mach di Palmstein (lo ricordate ?) a Pillitteri, a  Giusy La Ganga, a Signorile, a Cicchitto ed a tutta quella straordinaria covata  che segno' con le sue malefatte  quell'epoca e fini' col condannare lo stesso Craxi, che aveva ben altro spessore, ad una fine prematura ed un esilio immeritato. Anche lui, come Berlusconi, non aveva badato troppo a chi si era messo intorno ed alla fine pago' un conto salatissimo che ando' molto oltre le sue colpe. Ma torniamo a Frattini. Segretario dei giovani socialisti, inizia a muovere i primi passi negli organigrammi ministeriali come Consigliere giuridico del Vicepresidente del Consiglio Claudio Martelli, nel 1991. Si salva dallo tsunami di tangentopoli, si insinua nelle grazie del Cavaliere e con il primo governo Berlusconi e' Segretario generale della presidenza del consiglio. L'animo e' quello della escort pero' ed in tale veste e' lesto ad approfittare del ribaltone ed a farsi nominare Ministro degli Affari regionali del successivo ed indimenticabile governo Dini. Tramontata questa esperienza  ripassa  nuovamente con Berlusconi che e' di bocca buona e di animo gentile, lo fa eleggere deputato e  Presidente del COPACO ( commissione parlamentare di controllo servizi segreti) con il voto unanime di tutti. In questa circostanza emerge la sua caratteristica di uomo per tutte le stagioni, un vero piacione insomma, o magari, come sosteneva (e sostiene)  Rocco Buttiglione, un vero massone DOC, ben tutelato dalla sua istituzione. Consigliere comunale di Roma e poi nuovamente deputato (trombato e ripescato) nel 2001 diviene Ministro della Funzione pubblica. Non brilla certo per capacita' ed intelligenza ma nonostante cio' Berlusconi lo promuove a Ministro degli esteri, seppur a fasi  alterne. Deve infatti  lasciare per un periodo la poltrona a Fini ma trova rifugio e ricche prebende nella UE come Commissario, sempre inseguito dalle accuse di massoneria di Buttiglione. Da Ministro degli esteri non si ricorda nulla di lui, salvo la figuraccia rimediata con la questione Battisti e lo straordinario voltafaccia con Gheddafi. Per il resto una vera nullita'
E vediamo adesso il pensiero "illuminato" di questo campioncino della democrazia e della liberta' che si permette di fare le pagelle al prossimo.
- Intervistato da Reuters nel 2007, ha dichiarato la sua intenzione di indagare possibilità tecniche per mettere in atto il monitoraggio su internet di "parole pericolose" come "bombe", "uccidere", "genocidio" e "terrorismo". Il progetto non si è concretizzato;
- Nel 2007 Frattini è stato censurato dal Parlamento Europeo per le sue esternazioni contro la libertà di movimento delle persone nella UE;
- Nel settembre 2010, in occasione della seconda visita di Gheddafi a Roma, Frattini dichiarava "Abbiamo bloccato la tratta dei clandestini", nonostante le cifre mostrassero la continuità dei flussi migratori, e nonostante si trattasse per la maggior parte di persone aventi diritto a forme di protezione internazionale;
- Durante l'invasione russa della Georgia,  nell'estate 2008, Frattini è in vacanza alle Maldive. La rappresentanza dell'Italia durante le riunioni d'urgenza dei ministri degli esteri dell'Unione Europea viene assicurata dal sottosegretario Vincenzo Scotti;
- A fine dicembre 2008, durante l'attacco di Israele a Gaza (Operazione Piombo fuso), Frattini è di nuovo in vacanza. Resta memorabile 'intervista di Frattini al TG1  in tenuta da sci; 
- Nel marzo 2009 Frattini ha condannato la Conferenza mondiale contro il razzismo del 2009 dell'ONU, definendo non accettabile il documento proposto, contenente le posizioni anti-israeliane emerse nella conferenza del 2001, che qualificavano il Sionismo come una forma di razzismo;
Ci sarebbe ancora molto da raccontare sulle sue gaffes ma ci fermiamo qui, per ora. Su di lui basta aggiungere che l' ambasciatore statunitense in Italia, Ronald Spogli, informo'  Washington, in un cablogramma riservato divulgato da Wikileaks, di come Berlusconi  “....rifiuta costantemente i consigli strategici del suo ministro degli esteri, demoralizzato, privo di risorse e sempre più irrilevante....”.  Veramente un bel quadretto, non c'e' che dire. Una fotografia spietata, che lascia poco all'immaginazione.
E adesso questo individuo sempre piu' irrilevante ma in cerca di un nuovo posizionamento per ambire poi ad una nuova poltrona, sotto la spinta di rinnovate ambizioni ha ritrovato improvvisamente la verve dei giorni migliori. Parla e straparla. Soprattutto offende la memoria di un sacco di gente e con quella faccia che si ritrova non puo' proprio permetterselo.  Il PDL e' un partito ormai morto, forse manca il certificato ufficiale ma nel frattempo  e' gia iniziato il processo di decomposizione. Durante questa fase, come tutti ben sanno, si producono gas maleodoranti che fuoriescono dagli orifizi del cadavere, in maniera rumorosa, ammorbando l'aria circostante e provocando violenti conati di vomito a chi si trovasse malauguratamente nei pressi. Frattini in fondo e' solo parte del gas che fuoriesce dall'orifizio anale. E' disgustoso ma e' natura. Fa parte  del processo di decomposizione del cadavere. Il cadavere  di qualcosa che non avrebbe mai dovuto nascere. Frattini adesso ci provoca il vomito ogni volta che apre bocca ma, a dire il vero, se uno prova a ricordare bene, era cosi' anche prima e non c'era nemmeno bisogno che parlasse. Bastava guardarlo in faccia per correre ad abbracciare la tazza del cesso. 

martedì 20 novembre 2012

Il problema per questi non e' governare, e' rimettere il culo sulla poltrona

di Gianni Fraschetti


Se ci si sofferma, anche per poco, ad osservare  le convulsioni ed i contorsionismi verbali dei politici "de panza"  e dei "peones" che da essi dipendono, qualsiasi vaga speranza che questa gente abbia minimamente a cuore le sorti della Nazione e di sessanta milioni di italiani va riccamente a farsi benedire.   A questi, infatti, non gliene frega un tubo di noi, dei nostri problemi, di come facciamo ad arrivare alla fine del mese e del fatto che l'Italia, per alcuni quinta,  per altri sesta potenza industriale del mondo, ai tempi della vituperata Lira, si avvia ormai a fare parte stabilmente nemmeno del Terzo mondo ma direttamente del Quarto, ove saremo forse nuovamente competitivi ed avremo la possibilita' di fare un campionato di vertice come ai bei tempi, nella categoria pero' che attualmente ci compete. Quella dei pezzenti senza speranza, ovvero la' dove ci hanno portato Prodi, Amato, Ciampi, Draghi e tutta la dinastia del Partito unico dell'Euro, con la distratta ma fattiva e determinante collaborazione del sistema dei partiti nel suo complesso e dei nostri magnifici mille parlamentari. Quelli che in questi anni hanno hanno votato i vari trattati che ci condurranno alla rovina senza nemmeno averli letti. Perche' cosi' funziona e per dire come siamo ben messi basta sottolineare che  al momento il nostro illuminato Premier, quello attuale, che riassume in se il meglio di tutte le peculiarita' di chi lo ha preceduto, e'  negli Emirati del Golfo, accompagnato da uno stuolo di faccendieri di stato  e sta cercando di promuovere, come un piazzista da strapazzo di aspirapolveri o di pentole, la svendita in saldo dell'Italia.  A prezzi stracciati. Qualita' italiana  (basta pensare a Finmeccanica) a prezzi cinesi. All' ingrosso,  al dettaglio e pure in  stock. Liquidiamo tutto e finalmente Monti puo' fare cio' per il quale e' stato chiamato, il commissario fallimentare, e vedrete che la banda dei lecchini dopo gli dira' anche bravo.  Quanto a noi, avremo il finale che ci siamo meritati.  Rimarremo in mutande, soli, a piangere calde lacrime mentre il  nostro debito pubblico, rigorosamente in Euro e quindi in valuta estera ed inestinguibile,  continuera' a crescere allegramente, come abbiamo potuto constatare anche in questo anno di quaresima impostaci dal Professore che anzi, si e' dimostrato addirittura  migliore di Berlusconi e Prodi quanto a capacita' dissipatoria. Poveri in canna e disperati quindi, avvinti in un abbraccio mortifero  a questa invereconda classe politica  che ci ha condotti fino a questo punto, fino a dentro il baratro ma che non ha rinunciato a nessuno  dei propri privilegi o ad un centesimo delle proprie ricche prebende e che a tutto pensa salvo che ad andarsene. Paghiamo pesantemente dazio per  la nostra dabbenaggine ed il nostro colpevole disinteresse.  Ci abbiamo messo settanta anni per capire che abbiamo sbagliato tutto e nemmeno tutti lo hanno capito. In troppi denotano infatti preoccupanti vuoti mnemonici e carenze di comprendonio che gia' da soli basterebbero a giustificare il nostro attuale  e mortificante posizionamento sia  nello scacchiere geopolitico mondiale che nelle speciali classifiche economiche degli sfigati. Ragazzi, se uno squalo come Marchionne ha detto ... addio patria ingrata... ed e' tecnicamente emigrato negli USA, vuol dire una cosa sola. Che siamo sostanzialmente del gatto. Qui non e' rimasto piu' nulla da sgranocchiare per questi fuoriclasse del capitalismo coi soldi degli altri. Nemmeno qualche osso sbiancato dal sole.  Un popolo di santi, di eroi, di navigatori e di imbecilli dunque, e pure di quelli tosti che si ostinano caparbiamente a negare anche l'evidenza  solare dei fatti e che  continuano  a riporre, almeno per una buona meta' del campione statistico, una  fiducia assolutamente demenziale in Mario Monti e magari pure in Pierferdinando Casini e gia' che ci siamo pure in suo suocero, il papa' di Azzurra, l'inossidabile Francesco Caltagirone.   Esponente di primo piano di una famiglia che e' un vero must nella storia d'Italia e vero padrone delle ferriere centriste. Da "...a Fra' che te serve...?", alla vicenda Italcasse, all'attuale partito-famiglia gestito tramite Pierferdy, non c'e' passaggio della storia politico-affaristica-economica d'Italia degli ultimi cinquanta anni, anche scabroso, anche vergognoso che non abbia visto coinvolto almeno un Caltagirone. Assai piu' spesso anche due, che poi sono tanti ed indistinguibili tra loro perche' non e' che brillino per fantasia nei nomi. Francesco, Gaetano e quando siamo in vena trasgressiva Francesco Gaetano. Giusto ieri, per la vicenda Porto di Fiumicino,  hanno notificato un mandato di cattura ad un Francesco, peraltro gia' in galera per altri affarucci poco chiari che si stava facendo.  Gia' perche' mica solo Berlusconi ha il problemino del conflitto d'interessi. Pure al centro ed a sinistra si confligge, eccome. se si confligge.  Solo che a lui ci si fa caso, agli altri no e dire che nel nostro squalificato parlamento sono in parecchi a mischiare gli affari loro con quelli della  cosa pubblica. Molti ce ne sono e parecchi altri si preparano ad esserci, come quel simpatico Montezemolo, un altro evergreeen, del quale il padre (putativo) Gianni Agnelli disse..."...poi Luca ci fara' sapere che vuole fare da grande....", che detta cosi' non e' che riverberava poi tanta considerazione verso il giovine virgulto (si fa per dire, visto che Luchino aveva gia' quaranta anni suonati da un pezzo quando l'Avvocato gli dedico' questo  madrigale). Adesso lo stagionato giovanotto pare avere finalmente deciso cosa vuole fare. Dopo avere  sfruttato la prima e la seconda a fondo ed in ogni possibile modo,  adesso va in cerca della terza di repubblica, quale doveroso dessert che gli addolcisca la vecchiaia (che brutta parola !) e quale succulento premio finale per una vita ben spesa  e per farsi aiutare nell'impresa ha arruolato tutti i manager disoccupati presenti sul mercato. Insomma sta preparando una sorta di carica dei 101. Ma non sono cuccioli di dalmata questi. Sono sciacalli affamati. Proprio quello che ci vuole per darci l'ultima sistematina. Il tutto nel totale disinteresse dei nostri mille deputati e senatori che hanno ben altro cui pensare ed ormai sembrano esattamente cio' che in effetti sono. Afflitti e mentalmente disturbati da un'unica immensa angoscia che toglie loro il sonno ed il respiro. Quella di essere trombati o ancora peggio di non essere nemmeno ricandidati.Un vero incubo. Neri nuvoloni carichi di tempesta si vanno addensando sulle loro teste senza che sia data loro la possibilita' di poter fare nulla. E' una sommatoria di negativita'  che lascia agli uscenti ben poco spazio alla possibilita' di scamparla ed e' ovvio che in siffate circostanze di voglia e tempo per pensare anche di sfuggita all'Italia ed agli italiani, ne avanza veramente pochino  Anzi per niente. A dire il vero ce n'era poca, molto poca, anche prima ma almeno si tentava di salvare le apparenze. Adesso nemmeno piu' quello e quindi non hanno nulla da dire, da suggerire e da proporre rispetto ad un Premier e ad un Governo che da parte loro stanno riportando l'Italia a quella condizione pre-risorgimentale di espressione geografica. Ormai pure i nigeriani ci sputano in faccia ma costoro, detta molto sinteticamente, se ne fregano. L'unica vera ossessione di tutti loro, da Rosi Bindi a Gianfranco Fini, e' tornare in parlamento, rimettere il loro venerando sedere su quegli scranni. Quanto al resto che si fotta pure. Non hanno tempo per queste quisquilie.

giovedì 15 novembre 2012

Il risveglio dei popoli e dell' Europa delle patrie

di Gianni Fraschetti

Oggi in Europa e in tutta Italia il popolo ha dato l'impressione di cominciare a svegliarsi. La misura evidentemente é colma e operai, studenti, impiegati, borghesi, gente comune e madri di famigllia sono ormai stanchi di farsi prendere in giro dai criminali al governo e da una classe politica che ha, da parecchio tempo, abbondantemente superato la soglia dell' indecenza. 
Basta con canti e balli in maschera, basta con i cortei multicolori e le gioiose adunate vendoliane, non si capisce se piu' inutili o ridicole ma spazio solo alla rabbia sorda e cupa del popolo oppresso. 
Nelle grandi citta' italiane   si e'  finalmente  vista la vera ribellione, come nel resto d'Europa e gente senza paura degli scontri. E' finalmente emersa la volonta' di  non essere più vittime della macelleria sociale in atto e di norme liberticide.  
Così ieri a Roma, Bologna, Padova,Torino, Brescia e nei maggiori centri del Sud Europa. Ieri in Sardegna Passera e' dovuto fuggire in elicottero dal Sulcis in rivolta e la Fornero e' stata  assediata a Napoli. Il popolo é  ormai stanco, cominciano a mancare le risorse anche per i beni di prima necessita' e la gente non ce la fa piu' a sopportare questo stato di cose. Ai benpensanti, pochi a dire il vero, iscritti d'ufficio al Partito unico dell'Euro (PD-PDL-UDC)  che in queste ore  si stanno violentemente scagliando contro la violenza  (ed il gioco di parole e' voluto) ,diciamo chiaramente e senza giri di parole di andare a farsi fottere. Che andassero a fare in culo, insieme a Bersani a Renzi ad Alfano ed a Casini. Siamo stanchi di rispettare le regole  contro questi delinquenti che ci governano e contro questa masnada di ladri schifosi che e' la nostra classe politica, ormai  arrivata perfino a fotterci i soldi per sputtanarseli al video poker. Facciamo in modo che questa giornata del 14 novembre non sia un episodio isolato,ma l'inizio della guerra di liberazione dei popoli d'Europa e la parola d'ordine e' non arrendersi finchè questi  maledetti usurai criminali non saranno sconfitti,a costo di farci arrestare tutti. Se cosi' sara' nelle prossime settimane anche i nostri fratelli in uniforme saranno chiamati a scegliere. O con il loro popolo oppure a proteggere i carnefici dei loro stessi figli. Ricordo, tante volte se ne fossero dimenticati, che i due maro' sono ancora in mani indiane ed in Italia se ne e' gia' persa la memoria. Questo e' ill modo di fare di questi banditi in grisaglia.  Nei piani che realmente contano dei palazzi del potere a nessuno frega niente di questa vicenda che e' valutata solo una incresciosa seccatura che rischia di guastare i lucrosi affari che qualche amico degli amici intrattiene con gli indiani.  Dunque non aspettatevi nulla, ne' riconoscenza nei viostri confronti ne' vantaggi di alcun tipo. Per loro siete solamente  dei miserabili, sottopagati ed assolutamente sacrificabili.  Come i due maro' che facevano il loro dovere e per i quali non ci sono state   questioni di principio, di onore nazionale o almeno un piccolo soprassalto di dignita'. Questa gente non sa nemmeno cosa sia questa roba e se ci riflettete un attimo converrete che non puo' essere che cosi'.

Ritengo che nessuno possa vedere, seppur per un solo, fugace attimo, Monti, Terzi, la Fornero, Catricala', il diversamente onesto Passera e tutta la banda impostaci da quell' adamantino patriota del nostro presidente ( con la minuscola voluta ) nei panni di uomini e donne col senso dello Stato, del servizio ed il rispetto per la Nazione incisi nel loro DNA. Una banda di usurai assassini e profittatori che stanno macellando il loro popolo e nulla piu', ecco cosa sono. Una associazione a delinquere che sta portando l' Italia a morte certa ed alla sua dissoluzione come Stato sovrano. Stanno sciogliendo la nostra Nazione nell' acido, come nella migliore tradizione mafiosa. Lo fanno perche' cosi' e' stato ordinato dal loro padrone, che non e' certo il Popolo italiano ma quella finanza apolide, seppur anglosassone, che sta devastando il mondo. Dunque cari militari,  gia' dovete andare a fare guerre inutili, contro popoli che non c'hanno fatto nulla e morire per proteggere gli interessi di quella stessa finanza che si sta mangiando l'Italia e gli italiani, dovete poi  rimanere indifferenti di fronte a quanto avviene a due di voi, ai due Fucilieri di Marina ed impassibili davanti alla distruzione della Patria  che AVETE GIURATO DI SERVIRE E PROTEGGERE anche a costo della vita.  Tra breve vi sara' anche ordinato di aiutare la polizia a  spaccare la testa dei vostri stessi figli, o dei vostri fratelli o comunque di italiani per bene come voi, che non ce la fanno piu' ad andare avanti. Tutto questo per cosa ?
Non era per questo che vi siete arruolati. Non siete macellai, siete soldati !  Vi consiglio di leggere attentamente la formula del giuramento, sono convinto che troverete importanti spunti per profonde riflessioni. E gia' che ci siete  leggetevi anche  quanto segue.
Sono stralci di una lettera aperta indirizzata ai militari spagnoli da Jose Antonio Primo de Rivera, capo della Falange Espanola de las J.O.N.S. 
Siamo nel 1936 ma sono incredibili le analogie che si possono cogliere con la situazione odierna....
" ..Vi sarà ancora tra voi — soldati, ufficiali spagnoli di terra, mare e aria — chi proclami l’indifferenza dei militari per la politica ? Questo si poteva e si doveva dire quando la politica era una prerogativa esclusiva dei partiti. La spada militare non era chiamata a decidere le loro lotte, del resto piuttosto mediocri. Ma oggi noi non ci troviamo in presenza di una lotta interna o intestina. È in pericolo la stessa esistenza della Spagna come entità e come unità. Il rischio che ora corriamo è esattamente paragonabile a quello di una invasione straniera. E non è una figura retorica: la origine straniera del movimento eversivo che assedia la Spagna viene messa in evidenza dai suoi ordini, dalle sue grida, dai suoi propositi, dai suoi concetti..................
........Avreste il diritto di fare i sordi se vi si chiamasse per avallare con le vostre forze una nuova politica reazionaria. È sperabile che non esistano più degli insensati che aspirino a sciupare una nuova occasione storica (l’ultima) per favorire interessi meschini. E se vi fossero, su essi ricadrebbe tutto il vostro e tutto il nostro rigore. Non è possibile appellarsi all’onore supremo dell’Esercito, e neppure segnalare l’ora tragica e solenne di infrangere le disposizioni dell’Ordinanza, se poi tutto deve finire per rafforzare i molti poteri di un’organizzazione economica. La bandiera del nazionalismo non sventola per occultare il mercato della fame.......................
...... se solo si disputasse il predominio di questo o quel partito, l’Esercito compirebbe il suo dovere rimanendo nelle caserme. Però oggi ci troviamo alla vigilia della data in cui — pensatelo bene, militari spagnoli — la Spagna può terminare di esistere. Detto semplicemente: se per una adesione al regolamento dei doveri rimarrete neutrali nella lotta di queste ore, potrete ritrovarvi dalla sera al mattino di fronte al fatto compiuto di una Spagna — che voi servite — sparita come entità sostanziale e perenne. Questo è il limite della vostra neutralità: il sussistere dei valori perenni, essenziali, di quello che possa sopravvivere alla differente sorte dei partiti. Quando il valore di perennità è in pericolo, non avete più il diritto di rimanere neutrali. Allora suona l’ora in cui le vostre armi devono entrare in gioco per porre in salvo i valori fondamentali, senza i quali la disciplina è un simulacro inutile. È stato sempre così: l’ultima partita è sempre quella delle armi. All’ultimo momento — lo ha detto Spengler — è sempre stato un gruppo di soldati a salvare la civiltà........
.........Magari riescano queste parole ad esprimere tutta la gravità dell’ora che stiamo vivendo! ......... Nelle altre Nazioni lo Stato non e' ancora in mano a traditori; in Spagna sì. Gli attuali responsabili del  Governo, obbedienti ad un piano tracciato all’estero, eliminano sistematicamente quanto della vita spagnola potrebbe creare un impedimento all’invasione dei barbari. Lo sapete bene voi — soldati spagnoli dell’Esercito, della Marina, dell’Aviazione, della Guardia Civile, dei Corpi di Sicurezza e, Assalto — spogliati del comando per il sospetto che non vi sareste prestati al tradimento definitivo. Lo sappiamo bene noi, imprigionati a migliaia senza processo e Vessati nelle nostre case dall’abuso di un potere  smisurato che ha frugato fra le nostre carte, ha angustiato le nostre famiglie, ha sconvolto la nostra esistenza di cittadini liberi, ha chiuso i centri sorti in conformità delle leggi.............
.........Questa stessa sorte che ci unisce nelle avversità, deve unirci nella grande impresa. Senza le vostre forze — soldati spagnoli — ci risulterà enormemente difficile trionfare nella lotta. Se la vostra forza è incerta sicuramente vincerà il nemico. Misurate bene la vostra terribile responsabilità: dipende da voi che la Spagna continui ad esistere. Considerate se questo non vi obbliga ad allontanarvi dai vostri capi venduti o vigliacchi, a sovrapporvi a vacillamenti e pericoli.................................... Giurate sul vostro onore che non lascerete senza risposta il segnale di guerra che s’avvicina.
Quando i vostri figli erediteranno la divisa che vestite, con essa erediteranno anche: o la vergogna di dover dire:  «Quando nostro padre vestiva questa divisa, la Spagna cessò di esistere» o l’orgoglio di ricordare: «La Spagna non fu distrutta perché mio padre e i suoi fratelli d’arma la salvarono nel momento decisivo».
Se agirete così, come dice l’antica formula del giuramento, che Dio vi premi; e sennò, che Dio vi giudichi.

martedì 13 novembre 2012

Grillo, Barnard, Di Cori Modigliani, il Fascismo e gli ammortizzatori



di Gianni Fraschetti

Confesso di essere un grande estimatore di Sergio Di Cori Modigliani, sempre preciso e puntuale  nella sua esposizione di un pensiero limpido e facile da comprendere. Le linee di demarcazione sono sempre chiare e ben delineate ed  i concetti ben definiti da una prosa asciutta che non ricade mai nel compiacimento di  se stessa. Insomma e' sempre un piacere leggerlo per me, spesso e volentieri me ne vado a curiosare sul suo blog ed e' capitato, anche ultimamente a dire il vero, di avere pubblicato qualcosa di suo  su  Informare Overblog.

Ho fatto questa indispensabile premessa per mettere subito le mani avanti. Non vado in cerca di polemica ed ancora meno di litigi.  A me Sergio Di Cori Modigliani in linea di massima PIACE, per  buona parte di quanto scrive e per come lo scrive. Anche il suo ultimo articolo, quello su Barnard e Grillo, mi ha trovato totalmente concorde. Ho avuto anche io da ridire con Paolo Barnard, e non poco. Se qualcuno ha tempo e voglia e cerca nell' archivio di Informare - Overblog, trovera' una sfilza di pezzi non precisamente teneri nei confronti della Wanda Osiris del giornalismo d'inchiesta, da poco tramutatasi in vestale della panacea che tutti ci dovra' salvare: la MMT, mi sono quindi fatto quattro risate nel leggere Di Cori Modigliani e nel constatare che Barnard invecchiando peggiora. Sempre piu' prima donna, sempre piu' avvitato su una teoria che da sola e' inutile. Oggi come qualche mese fa, alla vigilia del primo convegno a Rimini, quando sostenevo con suo raccapriccio che il problema non e' trovare il mezzo tecnico per opporsi ma e' suscitare la volonta' politica di farlo. La MMT e' una scuola economica che potrebbe andare bene sposata ad un movimento politico autenticamente patriottico. Che so, la Destra di Storace andrebbe benissimo nel ruolo ma lasciata sola, senza la necessaria propulsione che solo un movimento politico le potrebbe dare, e' destinata al naufragio. Ad essere il misero giocattolino col quale Barnard  sta tentando di risalire la corrente e ritagliarsi un nuovo ruolo nel sistema della comunicazione.
Ma non e' di questo che intendo parlarvi pero', infatti dopo avere letto il pezzo su Barnard un titolo sul suo blog ha attratto la mia attenzione...Il Futurista fa schifo. Filippo Rossi ha perso la testa. Il potere istituzionale all'attacco di Beppe Grillo.
Mi sono letto l' articolo tutto d'un fiato e quando ho terminato avevo piu' di una perplessita', compreso quella di non avere capito bene e del tutto il pensiero di Sergio. Allora l' ho riletto e purtroppo mi sono cascate le braccia per terra. Come se avessi rimorchiato una bella donna, l' avessi portata a casa ed ora, al dunque, scesa dai tacchi, priva del reggiseno e degli slip col push up e delle calze contenitive, la mia conquista dalle forme sinuose e provocanti si rivelava per una nanetta piallata da Mastro Geppetto.
Infatti, dopo un avvio nel quale Sergio descrive da par suo l' attuale situazione,  compresa la sua genesi fino alla ascesa in Rai della Tarantola, si arriva ad un punto che mi ha lasciato di stucco e che riporto integralmente:


....." I fascisti servono a questo. Da sempre.
E’ l’unico vantaggio della crisi perfida, oggi: lo smascheramento delle posizioni.
In condizioni estreme, ciascuno rivela la propria natura, è cosa nota. Tutti eleganti ed educati e amorevoli finchè si danza al ballo in prima classe insieme al comandante, poi, quando la nave affonda, si capisce chi è coraggioso e chi è vigliacco, chi è generoso e chi è avido, ecc.
Questa pubblicazione, presenta, oggi, settembre 2012 una grafica, una immagine, una composizione, un messaggio, un progetto politico, che corrisponde in pieno alla tradizione storica fascista del 1925: la satanizzazione dell’opposizione.
E’ ignobile, è disgustoso. E’ da veri fascisti, qui inteso come sostantivo e come aggettivo.
Intendiamoci, perché sorprendersi?
Questa è gente che viene da quella scuola e da quella tradizione, che a metà degli anni’70 definivano Augusto Pinochet un “grande combattente della libertà”, che hanno combattuto contro la legge sul divorzio, contro la legge sull’aborto, contro tutte le leggi sindacali, contro l’imprenditoria e contro l’industria a favore della finanza, che hanno riempito il Comune di Roma di ex terroristi criminali assunti in pianta stabile: da lì vengono.
Questo sono.
 Sono i migliori per dare inizio al lavoro sporco.
Il la, come avviene sempre, è partito dal centro dell’Impero: Washington e Londra.
L’estrema destra oltranzista statunitense va all’attacco nel nome di Milton Friedman. E schierano in campo la truppa più oltranzista e conservatrice in assoluto mai vista nell’intera storia degli Usa. Per la prima volta, addirittura, con la Chiesa schierata a loro fianco, dichiarandosi orgogliosa di benedire i mega-miliardari corrotti........."

Sbigottio sono andato avanti ed ho trovato quest' altra perla:

"....Ma soprattutto da parte istituzionale dovrebbero baciargli ( a Grillo n.d.r.)  i piedi (soprattutto dal Ministero degli Interni) quando cammina, e stendergli il tappeto rosso proprio per i motivi che invece gli contestano, proprio perché raccoglie e accoglie il disagio sociale, la disperazione, gli esuli in patria, lo sgomento, l’indignazione, l’ansia ribellistica, e la coagula, la alchimizza, la sintetizza e dà voce a chi pretende e chiede un cambiamento REALE. Se non ci fosse una formazione del genere, in Italia,  che funge da “ammortizzatore sociale civico” sarebbe già scoppiata la guerra civile e la senatora Anna Finocchiaro invece di andare da Ikea usando la scorta come valletti ci dovrebbe andare mascherata da palombaro e circondata da venti guardie armate di kalashnikov. Perché la gente non è stupida...."

Veniamo dunque al punto. A me Filippo Rossi sta sui coglioni, per quel che dice, per quel che scrive e per questa sua pretesa di fare la maestrina dalla penna rossa e di distribuire voti ed attestati di merito/demerito a tutto e tutti. Ma chi cazzo sei stronzo ? E soprattutto da dove cazzo arrivi per permetterti un simile comportamento ?
Ma proprio per questo non ammetto un simile arbitrario accostamento e rimescolamento tra il Fascismo e Filippo Rossi con annesso giornalino ( adesso e' L'italiano )  che altro non e' che  una macedonia  di frattaglie di ogni tipo, condita da una ignoranza stupefacente e nella quale  si mischiano Friedman, Pinochet, Alemanno, l' estrema destra americana ed il neoliberismo nel mondo.
Ma che siamo diventati matti ?
Il Fascismo fu una cosa tremendamente seria e mi permetto di ricordare sommessamente all' amico Sergio che fu l'UNICO movimento nel mondo, ad oggi, che affronto'  con le armi in pugno questi delinquenti in grisaglia . Poi ando' come ando', alla fine siamo quel che siamo ed immagino che di Filippo Rossi & C. fosse piena l' Italia anche allora,  ma questa penosa e sgangherata repubblichetta che abbiamo sotto gli occhi, questo disgustoso obbrobrio, questo coacervo di corruzione, di malaffare  e di vigliaccheria, ivi compresa la vomitevole classe politica, sempre la stessa ed inamovibile, che da decenni calca le scene, nascono dalla SCONFITTA del Fascismo, altro che cazzi !
Questo e' un punto fermo inamovibile, e' lo e' sia per gli antifascisti che per i fascisti: questa repubblichina (finalmente riusciamo a coniugare bene questo sprezzante nomignolo) nasce proprio da dove dicono che e' nata, dalla resistenza, ed il 25 Aprile, ogni 25 Aprile che Dio manda in terra, noi ci sciroppiamo da oltre   70 anni la piu' oscena, falsa, stucchevole, nauseante e vergognosa retorica a tale riguardo. Ogni volta che ricorre quel dannato giorno quei sepolcri imbiancati dei nostri Presidenti ci rammentano le nostre origini accompagnati dal coro greco di tutto il sistema politico. Questa e' la realta', nella sua palmare evidenza  ed ora il buon Sergio se ne esce con gli ombrellini da sole e ci viene a raccontare che Gesu' Cristo mori'  di freddo col padre falegname  ?
No amico mio, Di legna da ardere per scaldarsi ne aveva, a iosa.  Cristo mori' sulla croce e questa repubblicuzza della vergogna nasce esattamente da dove tutti affermano che sia nata. Dalla resistenza. Nessuno la contesta questa paternita', quindi rimettiamo tutte le cose al loro posto per piacere. Prenditela con chi vuoi caro Sergio ma ricorda che Filippo Rossi, Vendola, Bersani, Berlusconi, Casini e chi piu' ne ha piu' ne metta, sono TUTTI INDISTINTAMENTE figli naturali e legittimi  di questa repubblica delle banane, nata dalla sconfitta MILITARE e non POLITICA di quel Fascismo che ai finanzieri, ai petrolieri ed agli allevatori di maiali che volevano impadronirsi del mondo ed organizzarlo, come hanno poi fatto, secondo la legge del denaro, le necessita' dell'automobile e la filosofia dei porci, oso' rispondere sollevando la spada. Il Fascismo fu sconfitto sul campo di battaglia da una coalizione di veri "orchi" quali mai se ne erano viste. Orchi della finanza ed utili idioti, compresi parecchi italiani che come Giuda si vendettero la Patria e l'anima per quattro denari.
E adesso scatenatevi pure in un bel delirio antifascista e che qualcuno mi faccia il solito pippone resistenziale, mi parli commosso di nonno partigiano e mi ricordi pure Marzabotto, la risiera di San Saba, la resistenza in Sardegna, Basilicata  e Calabria  e le fosse Ardeatine ma cosi' andarono le cose. E mi dispiace per nonno partigiano.
Questa fu la storia ed una bugia ripetuta all'infinito non puo' cambiarla. Puo' solo momentaneamente offuscarla, distorcerla. Taroccarla.
Caro Sergio, informati ma Italia, Germania e Giappone avevano nazionalizzato le banche centrali e stampavano moneta....senza MMT pensa un po'..... Si pagavano poche tasse, si realizzo' un piano di opere pubbliche che modernizzo' l'Italia  e la Germania ed il bilancio dello Stato era pure in pareggio. Questi mascalzoni di fascisti poi si erano messi pure a stampare moneta, capisci ?  La piu' grande delle eresie, la sovranita' monetaria. Glielo avrebbero lasciato fare secondo te ? Avrebbero permesso che fosse capovolto il mondo e minata alla fondamenta la base stessa del loro potere, il controllo degli istituti di emissione ?
La domanda e' retorica e la risposta scontata ovviamente e lasciamo perdere la democrazia, la liberta' ed i diritti civili per piacere.  La grande crociata per la liberta' dei banchieri e di Stalin e' la piu' mastodontica delle panzane della storia dell' uomo. Una panzana che ha reso bene in termini di immagine visto che ancora oggi fanno i bulli e massacrano mezzo mondo utilizzando lo stesso indecoroso copione  di allora e lo sai perfettamente Sergio, ne hai anche scritto anche tu...Almeno mi pare.
Dunque evitiamo accostamenti improponibili ed indecenti per chi conosce un minimo le umane vicende quando soprattutto poi si cantano, come tu giustamente fai, le lodi delle Repubbliche Sudamericane...o forse vorresti dirmi che non sei al corrente di chi e' Cristina Fernandez de Kirchner ? Che non sai che la Presidenta e' una delle superstiti di quella gioventu' peronista  massacrata dai militari argentini ( quelli si agli ordini degli yankee) negli anni '70 ?
Potra' piacere  o meno ma Cristina Fernandez de Kirchner e' fascista, proprio cosi' e le teorie economiche con le quali l'Argentina si e' tratta in salvo dall' abisso nel quale era stata scaraventata sono la base della dottrina economica fascista caro Sergio, o il dato ti era sfuggito ?
Evito ora una polemica sugli altri paesi latino americani ( Venezuela, Ecuador....) ma invito a riflettere sul fatto che e' gente che si definisce socialista nazionale, dunque........Due piu' due mi pare faccia ancora quattro, anche se il numero puo' non piacere e dare fastidio.
Eh gia' , perche' il Fascismo, se proprio vogliamo usare le categorie destra-sinistra, direi che ha molto poco a che spartire con la destra economica e con il neo-liberismo e quindi con tutta quella truppa che tanto ti/ci disgusta. Il Fascismo va oltre e ci va di parecchio. E' la terza via, una terza via talmente pericolosa per loro che ha portato il Cremlino, Wall Street e la City, ovvero i templi del comunismo e del capitalismo ad una sodomitica alleanza pur di salvarsi il culo. Tutti  insieme appassionatamente, con mezza Europa regalata a Stalin in ringraziamento dei servizi resi. Decine di milioni di europei condannati a cinquanta anni di schiavitu'. Eccola la loro liberta' e non posso credere che una persona con la tua preparazione e la tua intelligenza lo abbia dimenticato o non lo sappia. Parli di Vendola, Bersani e della sinistra italiana ed europea , un penoso accrocco di poveri miserabili,  come della santa alleanza che dovrebbe opporsi al neoliberismo la cui mosca cocchiera sono i fascisti. Ma quando ? Ma dove?  Ma dai..... Ma lo danno anche al festival di Roma sto' film ?   Caro Sergio, e' un vero  delirio questo, non prendiamoci in giro....
Voglio credere  che il tuo sia stato un momentaneo appannamento della memoria e magari preso dalla foga di difendere  Grillo hai fatto lo stesso errore che fanno in tanti. Hai usato il termine fascista a sproposito, brandendolo come una clava, oppure usandolo  come una parolaccia. Non e' una clava e tantomeno una parolaccia Sergio, come abbiamo appena verificato e' una cosa seria, vedi di ricordartelo la prossima volta.
Quanto a Grillo, condivido il tuo pensiero che sia un ammortizzatore ed allora ti domando...ma noi vogliamo veramente che questa palude malsana lasci spazio ad un vero Stato o vogliamo continuare all'infinito cosi' ? Perche' a questo servono gli ammortizzatori....a smorzare colpi che altrimenti provocherebbero danni seri  alla strutturaed  cui sono asserviti ed a prolungarne cosi' la vita....e non dico altro. Sei troppo intelligente per non avere capito.