http://assodibastoni.blogspot.it/2012/11/di-gianni-fraschetti-spero-che-mi.html
A bordo dello Spartan la voce del
Direttore di lancio si alzo’ per coprire il rombo dei motori.
“ Sei minuti al lancio “
Poi, con ambedue le braccia fece il
gesto di sollevarsi.
“ In piedi “.
I quarantasei paracadutisti si alzarono, Ruspoli era il piu’ vicino alla
rampa posteriore che tra breve sarebbe stata abbassata e pertanto sarebbe stato
il primo a lanciarsi.
Tale tradizione, l’ ordine di lancio e’ inversamente proporzionale al
grado, rispondeva a due logiche. La prima di natura psicologica, gli ufficiali
devono dare l’ esempio. La seconda di natura pratica, devono essere gia’ a
terra quando arrivano gli uomini per poterli organizzare subito.
“ Agganciare “.
Gli uomini impegnarono il moschettone della fune
di vincolo al cavo statico che correva longitudinalmente all’ interno dell’
aereo, assicurandosi che l’ apertura del moschettone fosse ben bloccata.
“ Controllare l’ equipaggiamento “.
Ruspoli controllo’ tutta la sua parte anteriore dell’ equipaggiamento, verificando che i ganci di chiusura dell’ imbracatura fossero perfettamente chiusi, mentre Bianchini, dietro di lui, controllava la sua parte posteriore. Tese poi il sottomento dell’ elmetto ed infine, dopo essersi accertato che non fosse impigliata da nessuna parte, diede un forte strattone alla fune di vincolo per verificare che il moschettone fosse correttamente agganciato.
“ Chiamata di controllo “.
Nessuna mano si alzo’ per segnalare problemi.
La rampa posteriore comincio’ lentamente ad abbassarsi mentre l’ aereo riduceva notevolmente la velocita’ portandola a meno di centotrenta nodi e livello’ ad una quota di circa ottocento piedi. Quando fu completamente aperta il Direttore di Lancio aggancio’ la sua imbracatura di sicurezza, l’ harness, all’ apposito anello e prese posizione a meta’ rampa, posando il ginocchio destro a terra
” Un minuto al lancio “
Ruspoli fece tre passi avanti raggiungendo la cerniera della rampa, tenendo
con la mano destra il moschettone e facendolo scorrere sul cavo statico.
Avrebbero effettuato un lancio assiale pertanto sarebbero usciti su una fila
unica dalla rampa posteriore aperta con la massima velocita’ possibile, circa
un uomo al secondo.
“Pronti al lancio “
Vide il Direttore di lancio, inginocchiato alla sua sinistra, alzare la
mano con cinque dita aperte. Ruspoli fece altri due passi e si posiziono’ alla
sua altezza. Un attimo dopo la luce verde inizio’ a lampeggiare e senti’ una
leggera pacca sulla coscia.
“ Via “
Raggiunse il bordo della rampa, abbasso’ la testa fino a portare il mento a contatto col corpo, poggio’ le mani sui lati dello zaino che portava agganciato al petto, premette i gomiti sui fianchi e salto’ fuori dall’ aereo. Inizio’ a contare 1001, 1002, 1003, 1004, 1005.......udi’ lo schiocco del paracadute che s’apriva e dopo un attimo avverti’ il contraccolpo dell’ imbracatura che fermava la caduta libera del suo corpo
Raggiunse il bordo della rampa, abbasso’ la testa fino a portare il mento a contatto col corpo, poggio’ le mani sui lati dello zaino che portava agganciato al petto, premette i gomiti sui fianchi e salto’ fuori dall’ aereo. Inizio’ a contare 1001, 1002, 1003, 1004, 1005.......udi’ lo schiocco del paracadute che s’apriva e dopo un attimo avverti’ il contraccolpo dell’ imbracatura che fermava la caduta libera del suo corpo
Controllo’ che la calotta si fosse aperta regolarmente ed effettuo’ due rotazioni
di 180° guardandosi intorno.
Era uno spettacolo straordinario, centinaia di paracadute ondeggiavano nel
cielo terso.
Valuto’ la dispersione degli uomini e noto’ con piacere che era minima. Avevano
impegnato tutta la zona di lancio in maniera uniforme. Gli aerei stavano
stendendo un semicerchio di
paracadutisti a protezione dell’ area ove sarebbe avvenuto lo sbarco ed il Battaglione col quale si era
lanciato avrebbe tenuto il lato occidentale del dispositivo nei pressi della citta’ di Larnaca, il cui
porto era il loro primo obiettivo.
Finora stava procedendo tutto perfettamente e rivolse un pensiero di ringraziamento
ai piloti ed ai Direttori di lancio.
Sgancio’ lo zaino che scorrendo lungo una fune a frizione si posiziono’
circa quindici metri sotto di
lui, vide il terreno venirgli incontro e
si preparo’ all’ impatto.
Erano a terra.
Due minuti dopo l’ inizio del lancio dei paracadutisti, gli elicotteri con
a bordo i ricognitori della Fanteria di Marina decollarono dalla S.Giusto, mentre i motoscafi con a bordo gli altri uomini del reparto si
staccavano dalla nave e puntavano a tutta velocita’ la spiaggia distante sei
miglia.
Mancava meno di un minuto ormai, Ferrari scambio’ un’ occhiata con
Morosini.
“ Prepariamoci al peggio, la prima ondata e’ gia’ in aria ? ”
“ Si, due squadriglie, armate con
GBU e termobariche “
In quel momento la radio prese vita.
“ Sono l’ Ammiraglio Cunningham, mi
ricevete, interrogativo “.
“ Avanti Ammiraglio, sono il Generale Ferrari, cambio “
“ Accettiamo le vostre condizioni. Come intende procedere, interrogativo “
“ Scenderemo a terra tra quaranta minuti, ci vediamo al vostro aeroporto e
li’ concorderemo tutti i dettagli, cambio “
“ Affermativo, tra quaranta minuti all’ aeroporto. Chiudo “
Morosini lo guardo’ perplesso. “
Vuoi andare nella tana del lupo ? ”
“ Si ma non da solo. Faremo un po’ di scena per impressionarli, cosi’
quando torneranno a casa avranno qualcosa da raccontare ai nipoti e non solo a
quelli. Richiama le squadriglie d’ attacco, forse non ci sara’
bisogno di sparare nemmeno un colpo ”.
Scesero nella sala Comando e controllo e Ferrari ando’ dall’ ufficiale di
servizio.
“ Fai allertare una Compagnia dell’ aeromobile e due distaccamenti di forze
speciali, che indossino la tenuta da combattimento soldato futuro. Io vado a
prepararmi, se ci sono problemi sono nella mia cabina ”.
I mezzi della XVII Legione avanzavano lentamente dentro Gerusalemme,
osservati con curiosita’ dai civili che a dispetto della guerra affollavano le
strade.
Non c’ era stata alcuna opposizione da parte degli Inglesi che avevano
lasciato la citta’ e ripiegato velocemente in Giordania.
I legionari di Lucio Valerio Macrino stavano sistematicamente occupando
tutti gli edifici pubblici e le caserme, frettolosamente abbandonate dai
britannici. Macrino era gia’ stato a Gerusalemme,
aveva passato li’ il suo primo anno di servizio nelle Legioni e si guardo’
intorno cercando qualcosa che gli fosse familiare ma non vide nulla.
Il pensiero che erano passati duemila anni lo fece sorridere. Certo la
citta’ e’ cambiata, penso’, mentre la camionetta si arrestava davanti all’ Hotel King David
dove avrebbe installato il suo Comando.
Discese dal mezzo e si avvio’ verso l’ ingresso dell’ albergo, poi un odore
di spezie proveniente da un vicino mercato attraverso’ in un attimo i secoli
e lo sorprese. Chiuse gli occhi e
respiro’ profondamente. Si, ora ricordava.
La testa di sbarco era stata ormai consolidata e posta in sicurezza e
stavano arrivando i primi LCT con i mezzi pesanti. I paracadutisti avevano creato una cintura protettiva
che si spingeva ad oltre quattro chilometri dalla spiaggia ed i maro’ del San Marco avevano occupato il
villaggio di Dhekelia ad est della zona di sbarco.
Finora non vi era stata alcuna seria
opposizione, i Tornado e le cannoniere
avevano effettuato diverse incursioni nelle zone di Larnaca e Famagosta colpendo
piccoli concentramenti di truppe inglesi in ritirata. La ricognizione aerea
segnalava che tutte le forze britanniche sull’ isola stavano cercando di
raggiungere Kyrenia, probabilmente per
tentare di lasciare Cipro attraverso il piccolo porto della cittadina.
Ruspoli aveva raggiunto i primi
sobborghi di Larnaca con due Compagnie di paracadutisti dopo un breve scambio
di colpi con la retroguardia di un reparto inglese che si stava allontanando. Cerco’
un po’ d’ ombra al riparo di un albero e si accese una sigaretta. Il suo obiettivo
era il porto della citta’ che distava circa due chilometri e mezzo da dove si
trovavano in quel momento.
A pochi metri di distanza c’ era un bar, guardo’ meglio e vide che a
dispetto della guerra era aperto.
Incuriosito si avvicino’, vi erano alcuni tavolini all’ aperto ed alcuni
vecchi che indifferenti a quanto accadeva, giocavano a carte e sorbivano caffe’
e anice, fumando e chiacchierando tra di loro. Si accorse improvvisamente di
avere una gran sete. Getto’ la sigaretta a terra, la schiaccio’ accuratamente
con lo stivaletto da lancio e decise di concedersi una bella limonata
ghiacciata. Avevano fatto una corsa di quasi dieci chilometri per arrivare fino
a li’. Me la sono meritata, penso’.



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