lunedì 26 novembre 2012

CAPUT MUNDI la Folgore si lancia su Cipro

Brano tratto da Caput Mundi
http://assodibastoni.blogspot.it/2012/11/di-gianni-fraschetti-spero-che-mi.html





A bordo dello  Spartan la voce del Direttore di lancio si alzo’ per coprire il rombo dei motori.
“ Sei minuti al lancio “
 Poi, con ambedue le braccia fece il gesto di sollevarsi.
“ In piedi “.
I quarantasei paracadutisti si alzarono, Ruspoli era il piu’ vicino alla rampa posteriore che tra breve sarebbe stata abbassata e pertanto sarebbe stato il primo a lanciarsi.
Tale tradizione, l’ ordine di lancio e’ inversamente proporzionale al grado, rispondeva a due logiche. La prima di natura psicologica, gli ufficiali devono dare l’ esempio. La seconda di natura pratica, devono essere gia’ a terra quando arrivano gli uomini per poterli organizzare subito.
“ Agganciare “.
 Gli  uomini impegnarono il moschettone della fune di vincolo al cavo statico che correva longitudinalmente all’ interno dell’ aereo, assicurandosi che l’ apertura del moschettone fosse ben bloccata.
“ Controllare l’ equipaggiamento “.
Ruspoli controllo’ tutta la sua parte anteriore dell’ equipaggiamento, verificando che i ganci di chiusura dell’ imbracatura fossero perfettamente chiusi, mentre Bianchini, dietro di lui, controllava la sua parte posteriore. Tese poi il sottomento dell’ elmetto ed infine, dopo essersi accertato che non fosse impigliata da nessuna parte,  diede un forte strattone alla fune di vincolo per verificare che il moschettone fosse correttamente agganciato.
“ Chiamata di controllo “.
Nessuna mano si alzo’ per segnalare problemi.
La rampa posteriore comincio’ lentamente ad abbassarsi mentre l’ aereo riduceva notevolmente la velocita’  portandola a meno di centotrenta nodi e livello’ ad una quota di circa ottocento piedi. Quando fu completamente aperta il Direttore di Lancio aggancio’ la sua imbracatura di sicurezza, l’ harness, all’ apposito anello e prese posizione a meta’ rampa, posando il ginocchio destro a terra
” Un minuto al lancio “  
Ruspoli fece tre passi avanti raggiungendo la cerniera della rampa, tenendo con la mano destra il moschettone e facendolo scorrere sul cavo statico. Avrebbero effettuato un lancio assiale pertanto sarebbero usciti su una fila unica dalla rampa posteriore aperta con la massima velocita’ possibile, circa un uomo al secondo.
“Pronti al lancio “
Vide il Direttore di lancio, inginocchiato alla sua sinistra, alzare la mano con cinque dita aperte. Ruspoli fece altri due passi e si posiziono’ alla sua altezza. Un attimo dopo la luce verde inizio’ a lampeggiare e senti’ una leggera pacca sulla  coscia.
“ Via “
Raggiunse il bordo della rampa, abbasso’ la testa fino a portare il mento a contatto col corpo, poggio’ le mani sui lati dello  zaino che portava agganciato al petto, premette i gomiti sui fianchi e salto’ fuori dall’ aereo. Inizio’ a contare 1001, 1002, 1003, 1004, 1005.......udi’ lo schiocco del paracadute che s’apriva e dopo un attimo  avverti’ il contraccolpo dell’ imbracatura che fermava la caduta libera del suo corpo
Controllo’ che la calotta si fosse aperta regolarmente ed effettuo’ due rotazioni di 180°  guardandosi  intorno.
Era uno spettacolo straordinario, centinaia di paracadute ondeggiavano nel cielo terso.
Valuto’ la dispersione degli uomini e noto’ con piacere che era minima. Avevano impegnato tutta la zona di lancio in maniera uniforme. Gli aerei stavano stendendo un semicerchio  di paracadutisti a protezione dell’ area ove sarebbe avvenuto lo sbarco ed          il Battaglione col quale si era lanciato avrebbe tenuto il lato occidentale del dispositivo  nei pressi della citta’ di Larnaca, il cui porto era il loro primo obiettivo.
Finora stava procedendo tutto perfettamente e rivolse un pensiero di ringraziamento ai piloti ed ai Direttori di lancio.
Sgancio’ lo zaino che scorrendo lungo una fune a frizione si posiziono’ circa quindici     metri sotto di lui,  vide il terreno venirgli incontro e si preparo’ all’ impatto.
Erano a terra.
Due minuti dopo l’ inizio del lancio dei paracadutisti, gli elicotteri con a bordo i ricognitori della Fanteria di Marina decollarono dalla S.Giusto,  mentre i motoscafi  con a bordo gli altri uomini del reparto si staccavano dalla nave e puntavano a tutta velocita’ la spiaggia distante sei miglia.

Mancava meno di un minuto ormai, Ferrari scambio’ un’ occhiata con Morosini.
“ Prepariamoci al peggio, la prima ondata e’ gia’ in aria ? ”
“ Si, due squadriglie,  armate con GBU e termobariche “
In quel momento la radio prese  vita. 
“ Sono l’ Ammiraglio Cunningham,  mi ricevete, interrogativo “.
“ Avanti Ammiraglio, sono il Generale Ferrari, cambio “
“ Accettiamo le vostre condizioni. Come intende procedere, interrogativo “
“ Scenderemo a terra tra quaranta minuti, ci vediamo al vostro aeroporto e li’ concorderemo tutti i dettagli,  cambio “
“ Affermativo, tra quaranta minuti all’ aeroporto. Chiudo “
Morosini lo guardo’ perplesso.   “ Vuoi andare nella tana del lupo ? ”
“ Si ma non da solo. Faremo un po’ di scena per impressionarli, cosi’ quando torneranno a casa avranno qualcosa da raccontare ai nipoti e non solo a quelli. Richiama le squadriglie             d’ attacco, forse non ci sara’ bisogno di sparare nemmeno un colpo ”.
Scesero nella sala Comando e controllo e Ferrari ando’ dall’ ufficiale di servizio.
“ Fai allertare una Compagnia dell’ aeromobile e due distaccamenti di forze speciali, che indossino la tenuta da combattimento soldato futuro. Io vado a prepararmi, se ci sono problemi sono nella mia cabina ”.



I mezzi della XVII Legione avanzavano lentamente dentro Gerusalemme, osservati con curiosita’ dai civili che a dispetto della guerra affollavano le strade.
Non c’ era stata alcuna opposizione da parte degli Inglesi che avevano lasciato la citta’ e ripiegato velocemente  in Giordania.
I legionari di Lucio Valerio Macrino stavano sistematicamente occupando tutti gli edifici pubblici e le caserme, frettolosamente abbandonate dai britannici.  Macrino era gia’ stato a Gerusalemme, aveva passato li’ il suo primo anno di servizio nelle Legioni e si guardo’ intorno cercando qualcosa che gli fosse familiare ma non vide nulla.
Il pensiero che erano passati duemila anni lo fece sorridere. Certo la citta’ e’ cambiata, penso’, mentre la camionetta  si arrestava davanti all’ Hotel King David dove avrebbe installato il suo Comando.
Discese dal mezzo e si avvio’ verso l’ ingresso dell’ albergo, poi un odore di spezie proveniente da un vicino mercato attraverso’ in un attimo i secoli e  lo sorprese. Chiuse gli occhi e respiro’ profondamente. Si, ora ricordava.

La testa di sbarco era stata ormai consolidata e posta in sicurezza e stavano arrivando i primi LCT con i mezzi pesanti.  I paracadutisti avevano creato una cintura protettiva che si spingeva ad oltre quattro chilometri dalla spiaggia  ed i maro’ del San Marco avevano occupato il villaggio di Dhekelia ad est della zona di sbarco. 
Finora non vi era stata alcuna  seria opposizione,  i Tornado e le cannoniere avevano effettuato diverse incursioni nelle zone di Larnaca e Famagosta colpendo piccoli concentramenti di truppe inglesi in ritirata. La ricognizione aerea segnalava che tutte le forze britanniche sull’ isola stavano cercando di raggiungere Kyrenia,  probabilmente per tentare di lasciare Cipro attraverso il piccolo porto della cittadina.
Ruspoli  aveva raggiunto i primi sobborghi di Larnaca con due Compagnie di paracadutisti dopo un breve scambio di colpi con la retroguardia di un reparto inglese che si stava allontanando. Cerco’ un po’ d’ ombra al riparo di un albero e si accese una sigaretta. Il suo obiettivo era il porto della citta’ che distava circa due chilometri e mezzo da dove si trovavano in quel momento.
A pochi metri di distanza c’ era un bar, guardo’ meglio e vide che a dispetto della guerra era aperto.  Incuriosito si avvicino’, vi erano alcuni tavolini all’ aperto ed alcuni vecchi che indifferenti a quanto accadeva, giocavano a carte e sorbivano caffe’ e anice, fumando e chiacchierando tra di loro. Si accorse improvvisamente di avere una gran sete. Getto’ la sigaretta a terra, la schiaccio’ accuratamente con lo stivaletto da lancio e decise di concedersi una bella limonata ghiacciata. Avevano fatto una corsa di quasi dieci chilometri per arrivare fino a li’. Me la sono meritata, penso’.

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