sabato 8 settembre 2012

8 Settembre 1943, la guerra e' finita e la vita e' bella,,,

Napolitano festeggia anche l'8 Settembre
di Gianni Fraschetti

L'8 Settembre e' il 251° giorno del Calendario gregoriano, 252° negli anni bisestili e mancano 114 giorni alla fine dell' anno.
Insomma sarebbe un giorno del cazzo come qualsiasi altro, con i suoi alti ed i suoi bassi, le sue gioe ed i suoi dolori ma per noi italiani non lo e'. Da noi e' uno di quei dannati giorni assurti negli ultimi vent'anni a festivita' laica,  che se non  viene proprio celebrato con tutti i crismi, con tanto di astensione da scuola e lavoro,  e' sicuramente  commemorato in decine di quelle trastule, a meta' tra una sagra del carciofo o del maiale ed una ghiotta occasione per parlare male di berlusconi. 
Infatti proprio per quello sono state riesumate, prima non gliene fregava un beneamato cazzo a nessuno ma dopo, col Centrodestra al governo, qualcuno deve aver trovato carino ed intelligente vomitargli merda addosso durante questi patetici raduni, il culmine dei quali lo si raggiunge il 25 Aprile, giornata nella quale i pistolotti si sprecano  e le contumelie contro Berlusconi pure. 
Dunque oggi e' l'8 Settembre e sicuramente qualcuno dira' che dobbiamo andare fieri anche di questo, e gia', perche' questa data ha una sua specificita', una peculiarita' che la rende unica tra quelle che ci hanno reso famosi agli occhi del mondo.
L'8 Settembre si festeggia in pompa magna il tradimento che cessa di essere   un abominio  spregevole, disgustoso e squalificante, cosi' come viene considerato in tutto il resto del mondo, per assumere invece da noi una nuova e sfavillante veste e rappresentare, insieme al 25 Luglio ed al 25 Aprile, quella esaltante trilogia che ci riunisce alle nostre migliori tradizioni rinascimentali ( tradimento, stiletto e veleno ) e che ci ha cosi bene illustrato dinanzi al mondo intero.
Pensate, 25 Luglio ed 8 Settembre hanno avuto un tale potere immaginifico di fronte ai nostri vecchi nemici, tramutati con quel virile atto novelli alleati, come i topolini o la zucca di Cenerentola,  che i britannici non si sono potuti esimere dal coniare un neologismo che celebrasse adeguatamente questa nuova e magica manifestazione dell'ingegno italiano.
Da allora infatti per  dire...tradire vergognosamente...hanno introdotto il verbo .... to badogliate...riuscendo con cio' a rendere anche un piu' che doveroso omaggio a quel pezzo di galantuomo che fu il Maresciallo Badoglio. 
Perche' noi italiani abbiamo, tra l'altro, anche questo di bello, la presunzione o forse l'llusione che il mondo non si renda conto di quali vette sublimi riusciamo a raggiungere durante il nostro cammino. Invece il mondo vede....e prende nota.
8 Settembre, magicamente sintetizzato dal regista Salvatores in Mediterraneo quando fa dire ad uno dei suoi personaggi: "...i nemici sono diventati amici e gli amici sono diventati nemici. C'e' molto fermento, molte possibilita' di fare denaro...."
8 Settembre con l'unica resistenza ai tedeschi degna di nota, sul territorio nazionale, imbastita dal piu' fascista degli ufficiali superiori italiani, il Gen. Solinas che sara' poi il primo ad aderire con i suoi Granatieri alla Repubblica Sociale. Orbene Solinas manda a fare in culo i tedeschi che gli chiedono la  resa e la consegna delle armi e si azzuffa  con loro alla Magliana ed a Porta S. Paolo...che di questo si tratto' e non di altro e non ci furono civili e dirigenti del PCI o di altri partiti  che fecero gli eroi o che quantomeno si fecero vedere. Ci furono  solo Granatieri e Lancieri italiani da una parte e paracadutisti tedeschi dall' altra e quegli stessi Granatieri e Lancieri  aderiranno poi tutti, col loro Generale in testa alla Repubblica di Mussolini. E se la resistenza ai tedeschi non fu un fatto politico ma militare perche' nessun soldato cede le armi senza combattere, altrettanto non si puo' dire della adesione alla RSI di quegli uomini, che fu una scelta di campo squisitamente politica con ben poca, retrostante, valutazione militare, direi. L'onore imponeva ai soldati di continuare a combattere col vecchio alleato...Imponeva di non tradire, perche' il tradimento NON e' da uomini d'onore e basta guardare chi lo festeggia, a partire da  o' presidente Napolitano, per comprenderlo.
8 Settembre, con la fuga del Monarca, il Re soldato, come amava farsi chiamare, sempre ritratto con l' uniforme addosso e la bustina in capo. 
Proprio un bel Re il bisnonno di Emanuele Filiberto, nulla da dire, altro che Re soldato.....un Re guerriero, e che cazzo ! Eppure anche lui la sua possibilita' l'ha avuta. Lui ed il Principe Umberto, il Comandante del fronte Sud, perche' questo aveva preteso il Principe di Piemonte, quando anche e soprattutto al Quirinale si pensava di vincere la guerra in poche settimane. Ma quando si e' trattato di combattere sul serio la dinastia guerriera ha  lasciato il suo esercito allo sbando, ha velocemente alzato i tacchi e se l'e' squagliata, all' inglese direbbe qualcuno e mai come questa volta tale modo di dire calzerebbe a pennello come un guanto. Sarebbe bastato poco, d'altronde noblesse oblige, o almeno dovrebbe ed il sangue di un Savoia  avrebbe lavato l'onta di quell'armistizio firmato di nascosto, come i ladri,  come pare che sia nostro costume, anche quando facciamo accordi con la mafia, non solo con gli alleati. Dunque l'onore di un popolo e di una nazione potevano ancora essere salvati ma un Savoia avrebbe dovuto mischiare il suo sangue a quello di tanti soldati che non scapparono a Pescara, anzi non scapparono proprio da nessuna parte. 
Ed in tanti non consegnarono le armi. E si fecero accoppare.
Il sacrificio di un Savoia che si fosse immolato insieme a loro era quanto pretendeva la storia in quel momento per non condannarci alla dannazione eterna e quel sangue  reale avrebbe dato ben altro colore e sapore alla giornata e forse avrebbe salvato anche la Monarchia.
Invece fuggirono tutti. A gambe levate.
dall'HMS Warspite marinai alleati  guardano  la resa
A Pescara e poi a Brindisi, mentre la nostra flotta, la quinta del mondo, si andava a consegnare dentro ad un porto nemico. Un evento mai avvenuto nella storia delle marinerie di tutto il mondo.
MAI
Ci volevamo noi per stabilire anche questo primato ed abbiamo buoni motivi per supporre che tale rimarra', in perfetta solitudine per l'eternita'.
Ed anche su quella sporca vicenda non si sapra' mai come andarono veramente le cose, a partire dalle vere intenzioni dell'Ammiraglio Bergamini, che in molti dubitano volesse arrendersi, per finire alle dure parole rivolte dall' Ammiraglio Galati all'Ammiraglio Brivonesi che gli stava ordinando di portare i suoi Incrociatori a Malta. Galati si rifiuto' di obbedire a tale ordine e venne arrestato. Una vicenda poco nota, come gran parte del libro di storia. Quella vera, non quella che ci hanno raccontato, dopo.
A noi piacciono i  record d'altronde. E se fanno particolarmente schifo e' un titolo di merito in piu'. Per la Diaz venne coniato, peraltro da un funzionario di Pubblica Sicurezza, il termine "macelleria messicana", sarebbe interessante sapere come potremmo chiamare Piazzale Loreto e come potremmo definire i partecipanti a quella allegra scampagnata.  D' altronde da un popolo  capace di un simile scempio cosa altro ci si poteva aspettare in futuro se non altre "macellerie messicane " ? Dopo avere visto le immagini di gente massacrata ed appesa per i piedi ad un traliccio, come quarti di bue,  in nome della liberta' e della democrazia,  cosa volete che smuovano le immagini di quattro teste rotte ? Attendiamo notizie a tale riguardo, magari da Agnolotto...Agnoletto o come cazzo si chiama e da Casarin..
Dunque, lasciato l' esercito allo sbando, consegnata la Flotta agli inglesi, il Re con tutta la Corte e tutti i resuscitati esponenti dei partiti se ne va a Brindisi, ove tutti si pongono sotto la protezione delle baionette alleate.
Ed e' dunque  questo ci vogliono far festeggiare, un tradimento vergognoso ed una fuga altrettanto vergognosa. E vogliono che festeggiamo e che ci mangiamo la porchetta alle loro feste di merda perche'  proprio  in quei giorni nacque la nuova Italia, ancora peggiore della precedente.
Questa invereconda e patetica repubblichetta, che non ha rispetto nemmeno per se stessa, nacque infatti  in quelle radiose giornate per divenire poi quella che e' oggi. L'Italia di Casini e Bersani, di Berlusconi e Maroni,  di Cicchitto ed Enrico Letta, di Vendola e dei cazzi che se li fregano e che ci si fregano ma soprattutto l' Italia di Monti e Napolitano, che si mormora sia un Savoia, per la precisione un figlio illegittimo di Umberto il codardo. Un regalo d'addio al popolo italiano per il quale non finiremo mai di ringraziarlo nelle nostre preghiere.
Fu allora che  nacque il mantra montiano, casinista e napolitan savoiardo...l'Europa ce lo chiede. A quel tempo non era ancora l'Europa bensi' gli alleati, anzi le nazioni unite, come amavano modestamente chiamarsi ma il meccanismo era identico. Loro chiedevano e noi scattavamo.
Allora consegnammo la flotta e quattro fette di culo vicino all'osso, adesso stiamo per  svendere tutto il nostro patrimonio e per cedere quanto rimane della nostra sovranita' nazionale e del nostro culo, d'altronde come ebbe a dire quel grande patriota di Gianni Agnelli "Chi paga l'orchestra sceglie la musica".






venerdì 7 settembre 2012

Dove Sergio Di Cori Modigliani si sbaglia...in buona fede..almeno lo spero


di Gianni Fraschetti -

Confesso di essere un grande estimatore di Sergio Di Cori Modigliani, sempre preciso e puntuale  nella sua esposizione di un pensiero limpido e facile da comprendere. Le linee di demarcazione sono sempre chiare e ben delineate ed  i concetti ben definiti da una prosa asciutta che non ricade mai nel compiacimento di  se stessa. Insomma e' sempre un piacere leggerlo per me, spesso e volentieri me ne vado a curiosare sul suo blog ed e' capitato, anche ultimamente a dire il vero, di avere pubblicato qualcosa di suo  su  Informare Overblog.
Ho fatto questa indispensabile premessa per mettere subito le mani avanti. Non vado in cerca di polemica ed ancora meno di litigi.  A me Sergio Di Cori Modigliani PIACE, per quel che scrive e per come lo scrive. Anche il suo ultimo articolo, quello su Barnard e Grillo, mi ha trovato totalmente concorde. Ho avuto anche io da ridire con Paolo Barnard, e non poco. Se qualcuno ha tempo e voglia e cerca qui, nell'archivio, trovera' una sfilza di pezzi non precisamente teneri nei confronti della Wanda Osiris del giornalismo d'inchiesta, da poco tramutatasi in vestale della panacea che tutti ci dovra' salvare: la MMT, mi sono quindi fatto quattro risate nel leggere Di Cori Modigliani e nel constatare che Barnard invecchiando peggiora. Sempre piu' prima donna, sempre piu' avvitato su una teoria che da sola e' inutile. Oggi come qualche mese fa, alla vigilia del primo convegno a Rimini, quando sostenevo con suo raccapriccio che il problema non e' trovare il mezzo tecnico per opporsi ma e' suscitare la volonta' politica di farlo.
Ma non e' di questo che intendo parlarvi pero', infatti dopo avere letto il pezzo su Barnard un titolo sul suo blog ha attratto la mia ttenzione...Il Futurista fa schifo. Filippo Rossi ha perso la testa. Il potere istituzionale all'attacco di Beppe Grillo.
Mi sono letto l' articolo tutto d'un fiato e quando ho terminato avevo piu' di una perplessita', compreso quella di non avere capito bene e del tutto il pensiero di Sergio. Allora l' ho riletto e purtroppo mi sono cascate le braccia per terra. Come se avessi rimorchiato una bella donna, l' avessi portata a casa ed ora, al dunque, scesa dai tacchi, priva del reggiseno e degli slip col push up e delle calze contenitive, la mia conquista dalle forme sinuose e provocanti si rivelava per una nanetta piallata da Mastro Geppetto.
Infatti, dopo un avvio nel quale Sergio descrive da par suo l' attuale situazione, Tarantola compresa e la sua genesi, si arriva ad un punto che mi ha lasciato di stucco e che riporto integralmente:


....." I fascisti servono a questo. Da sempre.
E’ l’unico vantaggio della crisi perfida, oggi: lo smascheramento delle posizioni.
In condizioni estreme, ciascuno rivela la propria natura, è cosa nota. Tutti eleganti ed educati e amorevoli finchè si danza al ballo in prima classe insieme al comandante, poi, quando la nave affonda, si capisce chi è coraggioso e chi è vigliacco, chi è generoso e chi è avido, ecc.
Questa pubblicazione, presenta, oggi, settembre 2012 una grafica, una immagine, una composizione, un messaggio, un progetto politico, che corrisponde in pieno alla tradizione storica fascista del 1925: la satanizzazione dell’opposizione.
E’ ignobile, è disgustoso. E’ da veri fascisti, qui inteso come sostantivo e come aggettivo.
Intendiamoci, perché sorprendersi?
Questa è gente che viene da quella scuola e da quella tradizione, che a metà degli anni’70 definivano Augusto Pinochet un “grande combattente della libertà”, che hanno combattuto contro la legge sul divorzio, contro la legge sull’aborto, contro tutte le leggi sindacali, contro l’imprenditoria e contro l’industria a favore della finanza, che hanno riempito il Comune di Roma di ex terroristi criminali assunti in pianta stabile: da lì vengono.
Questo sono.
 Sono i migliori per dare inizio al lavoro sporco.
Il la, come avviene sempre, è partito dal centro dell’Impero: Washington e Londra.
L’estrema destra oltranzista statunitense va all’attacco nel nome di Milton Friedman. E schierano in campo la truppa più oltranzista e conservatrice in assoluto mai vista nell’intera storia degli Usa. Per la prima volta, addirittura, con la Chiesa schierata a loro fianco, dichiarandosi orgogliosa di benedire i mega-miliardari corrotti........."

Sbigottio sono andato avanti ed ho trovato quest' altra perla:

"....Ma soprattutto da parte istituzionale dovrebbero baciargli ( a Grillo n.d.r.)  i piedi (soprattutto dal Ministero degli Interni) quando cammina, e stendergli il tappeto rosso proprio per i motivi che invece gli contestano, proprio perché raccoglie e accoglie il disagio sociale, la disperazione, gli esuli in patria, lo sgomento, l’indignazione, l’ansia ribellistica, e la coagula, la alchimizza, la sintetizza e dà voce a chi pretende e chiede un cambiamento REALE. Se non ci fosse una formazione del genere, in Italia,  che funge da “ammortizzatore sociale civico” sarebbe già scoppiata la guerra civile e la senatora Anna Finocchiaro invece di andare da Ikea usando la scorta come valletti ci dovrebbe andare mascherata da palombaro e circondata da venti guardie armate di kalashnikov. Perché la gente non è stupida...."

Veniamo dunque al punto. A me Filippo Rossi sta sui coglioni, per quel che dice, per quel che scrive e per questa sua pretesa di fare la maestrina dalla penna rossa e di distribuire voti ed attestati di merito/demerito a tutto e tutti. Ma chi cazzo sei stronzo ? E soprattutto da dove cazzo arrivi per permetterti un simile comportamento ?
Ma proprio per questo non ammetto un simile arbitrario accostamento e rimescolamento tra Filippo Rossi, il suo giornalino, una macedonia  di frattaglie di ogni tipo, dove si mischiano Friedman, Pinochet, Alemanno, l' estrema destra americana ed il neoliberismo nel mondo con il Fascismo.
Ma che siamo diventati matti ?
Il Fascismo fu una cosa seria e mi permetto di ricordare sommessamente all' amico Sergio che fu l'UNICO nel mondo, ad oggi, che affronto' questi delinquenti con le armi in pugno. Poi ando' come e' andata ma questa penosa e sgangherata Repubblichetta che abbiamo sotto gli occhi, questo obbrobrio di corruzione  e di vigliaccheria, ivi compresa la stupenda classe politica che da decenni calca le scene, nascono dalla SCONFITTA del Fascismo, altro che cazzi !
 Il 25 Aprile noi ci sciroppiamo da oltre   70 anni pistolotti osceni  e vergognosi a tale riguardo. Ogni anno che Dio manda in terra quei sepolcri imbiancati dei nostri Presidenti ci rammentano le nostre origini con annesso coro greco di tutto il sistema politico  ed ora il buon Sergio se ne esce con gli ombrellini da sole e ci viene a dire che Gesu' Cristo mori'  di freddo col padre falegname  ?
No amico mio, Cristo mori' sulla croce e questa Repubblica della vergogna nasce dalla resistenza, qundi rimettiamo tutte le cose al loro posto per piacere. Prenditela con chi vuoi caro Sergio ma ricorda che Filippo Rossi, Vendola, Bersani, Berlusconi, Casini e chi piu' ne ha piu' ne metta, sono TUTTI INDISTINTAMENTE figli di questa Repubblica delle banane, nata dalla sconfitta militare e non politica di quel Fascismo che ai finanzieri, ai petrolieri ed agli allevatori di maiali che volevano impadronirsi del mondo ed organizzarlo, come hanno poi fatto, secondo la legge del denaro, le necessita' dell'automobile e la filosofia dei porci, oso' rispondere sollevando la spada.
Adesso che qualcuno mi faccia il solito pippone resistenziale, mi parli commosso di nonno partigiano e mi ricordi pure Marzabotto, la resistenza in Basilicata  e Calabria  e le fosse Ardeatine ma cosi' ando'. E mi dispiace per nonno.
Questa fu la storia.
Caro Sergio, informati ma Italia, Germania e Giappone avevano nazionalizzato le banche centrali e stampavano moneta....senza MMT pensa un po'....Stampavano moneta, capisci ?  La piu' grande delle eresie, glielo avrebbero lasciato fare secondo te ? Avrebbero permesso che fosse minata alla fondamenta la base stessa del loro potere, il controllo degli istituti di emissione ?
La domanda e' retorica e la risposta scontata ovviamente e lasciamo perdere la democrazia, lla liberta' ed i diritti civili per piacere. Ancora oggi fanno i bulli e massacrano mezzo mondo utilizzando lo stesso indecoroso copione e lo sai perfettamente Sergio, ne hai anche scritto...mi pare.
Dunque evitiamo accostamenti improponibili ed indecenti per chi conosce un minimo le umane vicende quando soprattutto poi si cantano, come tu giustamente fai, le lodi delle Repubbliche Sudamericane...o forse vorresti dirmi che non sei al corrente di chi e' Cristina Fernandez de Kirchner ? Che non sai che la Presidenta e' una delle superstiti di quella gioventu' peronista  massacrata dai militari argentini ( quelli si agli ordini degli yankee) negli anni '70 ?
Potra' piacere  o meno ma Cristina Fernandez de Kirchner e' fascista, proprio cosi' e le teorie economiche con le quali l'Argentina si e' tratta in salvo dall' abisso nel quale era stata scaraventata sono la base della dottrina fascista caro Sergio, o il dato ti era sfuggito ?
Evito ora una polemica sugli altri paesi latino americani ( Venezuela, Ecuador....) ma invito a riflettere sul fatto che e' gente che si definisce socialista nazionale, dunque........Due piu' due mi pare faccia ancora quattro, anche se il numero puo' non piacere e dare fastidio.
Eh gia' , perche' il Fascismo, se proprio vogliamo usare le categorie destra-sinistra, direi che ha molto poco a che spartire con la destra economica e quindi con tutta quella truppa che tanto ti/ci disgusta. Il Fascismo va oltre e ci va di parecchio. E' la terza via, una terza via talmente pericolosa per loro che ha portato il Cremlino, Wall Street e la City, ovvero i templi del comunismo e del capitalismo ad una sodomitica alleanza pur di salvarsi il culo, tutti  insieme appassionatamente con mezza Europa regalata a Stalin in ringraziamento dei servizi resi. Decine di milioni di europei condannati a cinquanta anni di schiavitu' e non posso credere che una persona con la tua preparazione e la tua intelligenza lo abbia dimenticato o non lo sappia. Parli di Vendola, Bersani e della sinistra italiana ed europea che dovrebbero opporsi al neoliberismo la cui mosca cocchjiera sono i fascisti. Ma quando ? Ma dove? Ma lo danno anche a Venezia sto' film ?  Dai Sergio, non prendiamoci in giro....
Voglio credere sia stato un momentaneo appannamento della memoria e magari preso dalla foga di difendere  Grillo hai fatto lo stesso errore che fanno in tanti. Hai usato il termine fascista a sproposito, brandendolo come una clava, oppure usandolo  come una parolaccia. Non e' una clava e tantomeno una parolaccia Sergio, e' una cosa seria, vedi di ricordartelo la prossima volta.
Quanto a Grillo, condivido il tuo pensiero che sia un ammortizzatore ed allora ti domando...ma noi vogliamo veramente che questa Repubblica delle banane lasci spazio ad un vero Stato o vogliamo continuare all'infinito cosi' ? Perche' a questo servono gli ammortizzatori....a smorzare colpi che altrimenti provocherebbero danni seri ed a prolungare la vita dello strumento cui sono asserviti....e non dico altro. Sei troppo intelligente per non avere capito.

giovedì 6 settembre 2012

Cinquanta anni da ricordare: la fine dell'Algeria francese


di Gianni Fraschetti -

Nel Settembre del 1962 l' Algeria otteneva l'indipendenza dalla Francia, ponendo cosi' fine ad una presenza durata 130 anni. Molti si voi si diranno a questo punto -Bello...veramente ! E a noi che cazzo ce ne frega ? -
Eh gia' e' piu' comodo vivere da ignoranti o quantomeno col paraocchi che cercare di comprendere la realta' che ci circonda ed il nostro passato, peccato che a furia di ragionare in questo modo osceno,  ci si  ritrova poi con Mario Monti, la Fornero e la tassa sulle gazose.
Perche' parliamoci chiaro, l'ignoranza e la totale indifferenza alla realta' sono le basi imprescindibili sulle quali poggiano le grandi disgrazie dei popoli. La storia e' una concatenazione di eventi, tutti collegati gli uni agli altri ed e' pur vero che alla fine rispondono  alle logiche imperscrutabili del destino ma tali logiche sono pesantemente  influenzate dalle decisioni  degli uomini e dagli eventi che da tali decisioni prendono le mosse. Insomma, il destino puo' anche avere sommo piacere che io cada da una finestra ma poi sono io che materialmente lo devo assecondare, buttandomi o facendomi buttare. In  mancanza di cio', senza una mia fattiva collaborazione, il destino se la prende nel culo.
Insomma non e' poi cosi' campata in aria l'affermazione alquanto guascona   - e se il destino e' contro di noi...Peggio per lui ! -  solo che per pensarla cosi' e per divenire quindi facitori del proprio destino e non le sue  vittime succubi ed impotenti, servono due cose.  Idee molto chiare del porto della vita verso il quale si e' diretti ed una incrollabile fiducia in se stessi, accompagnata da una precisa memoria storica del passato, dalle capacita' intellettuali e dagli strumenti culturali per comprenderlo  e trarne ammaestramento. In mancanza di cio' si naviga a vista, con tutte le difficolta' ed i rischi connessi.
Insomma, tutto questo pippone, che apparentemente pare non avere un senso, e' invece l' indispensabile premessa per affermare con forza che la  condizione attuale mondiale e quindi non solo quella europea ed  italiana, e' figlia di una certa tendenza,  ormai ampiamente consolidata, a lasciar fare, ovvero a  permettere di tutto e di piu' a coloro che, badate bene, non sono migliori di noi ma spesso e volentieri l' esatto contario ed a consentire loro di fare, disfare e disporre a loro piacimento delle nostre vite e del nostro destino. Perche' una cosa deve essere chiara: o quel benedetto destino lo governiamo noi, o lo fara' sempre qualcun altro per noi e non certo a nostro vantaggio.
Di questo potete esserne certi
La storia del mondo in generale e quella dell' Europa in particolare, e' contrassegnata da incroci da brivido dove tutto in un attimo cambio' e quel che era si dissolse per fare posto a qualcosa di totalmente nuovo, che impresse una direzione del tutto diversa dalla precedente alle vicende umane.
La selva di Teutoburgo, i Campi Catalaunici, Waterloo, Gettysburg e l' intera Seconda Guerra Mondiale, con il suo esito, molto meno scontato di quanto ci hanno voluto fare credere, sono alcuni tra questi snodi...probabilmente i piu' famosi, ma ve ne sono altri, che non hanno forse  la stessa capacita' di trapassare l' immaginario delle masse, folgorandolo, ma che hanno inciso a fondo  nelle nostre vite, consegnandoci sempre di piu' indifesi ad un destino che ormai sempre meno e' frutto del caso ma appare invece il prodotto del  lucido progetto di dominio di quelle stesse elite delle quali oggi si cominciano a meglio intravedere confusi contorni. Con una differenza non da poco. Nel dipanarsi delle vicende umane  vi fu  chi si oppose fermamente, anche con le armi in pugno, a questo progetto di sottomissione globale. Cio' avvenne fino alla fine della seconda guerra mondiale,  poi vi fu sempre meno resistenza fino a giungere ai giorni odierni,  a quattro scemi variopinti che sfilano per le citta' ed in tale, incongruente e patetico gesto esauriscono ogni volonta' di opporsi. Quattro penosi saltimbanchi non solo totalmente inutili ma il piu' delle volte addirittura emanazione diretta del potere che pensano di combattere.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale,  la guerra dell'onore, della dignita' e del sangue contro l'oro, la guerra che  misuro' purtroppo anche  la vera natura ed  essenza dei popoli d' Europa ( e noi italiani usciamo distrutti da questa impietosa analisi ), inizio' il colossale lavaggio del cervello dei popoli, specialmente di quelli del vecchio continente ma vi fu un altro momento nel quale tutto avrebbe potuto cambiare. Forse fu l'ultimo.

Quel momento fu la guerra d'Algeria, che vide quali visibili attori da una parte la  Francia, o meglio l' Esercito francese,  e  dall'altra l'FLN, il Frontre di Liberazione Nazionale algerino con il suo braccio armato l'ALN. Ma non erano i soli ad agire, oltre a loro vi era sullo sfondo, l'inquietante presenza,  l'ombra oscura, degli interessi USA.
Il Nord Africa era pieno di petrolio e di gas. Tutta roba che  faceva gola alle sette sorelle, a caccia di popoli da depredare nell' orgia susseguente al processo di decolonizzazione che stava investendo il mondo intero. Si ripete'dunque  la pantomima gia' vista in Indocina e nel Sud est asiatico, dove i francesi, appena usciti da una guerra che avevano pure perduto, elemosinarono a Washington un po' di aiuto che venne loro puntualmente rifiutato.
E che cazzo! Gli americani avevano fatto la seconda guerra mondiale proprio per giungere a quel punto, alla destrutturazione totale del mondo, al collasso degli imperi coloniali europei ed alla creazione di una miriade di stati indipendenti, fatti nascere in serie, come delle Ford T,  deboli fino alla fragilita'  e senza una logica di fondo che non fosse quella di depredarli. Nuovi stati da assoggettare totalmente e senza via di scampo alcuna all'interno di aree di influenza economica che erano vere e proprie gabbie dalle quali era impossibile fuggire. La menata era sempre la solita, la pace, la democrazia, le liberta0 civili e tutto il sacro repertorio col quale erano decenni che facevano i bulli a giro per il mondo. Per l' occasione si erano pure inventati lo slogan ad effetto,  "autodeterminazione dei popoli" e di aiutare i francesi non se ne parlava proprio, che se ne andassero e facessero spazio a loro. Abbiamo visto poi  con quale straordinario risultato.
In Algeria ando' pure peggio se possibile. Una Francia confusa, corrosa, stanca, guidata da una classe politica, quella della IV Repubblica, talmente raccapricciante da fare invidia a quella nostra attuale, si impegno' in una guerra che vedeva quale campo di battaglia un Dipartimento francese d'oltremare. Giacche' l'Algeria non era una colonia ma territorio francese, dove vivevano nove milioni di individui,  otto milioni di algerini, molti dei quali favorevoli a mantenere un forte legame con la Francia ed un milione di pied noir, francesi nati in Algeria.
Le leggi spietate del profitto e della globalizzazione, che era agli albori ma imponeva gia' i suoi duri ed ineludibili comandamenti, stavano pero' preparando la V Repubblica ed il ritorno di De Gaulle. Il Generale sapeva perfettamente con chi aveva a che fare, conosceva a menadito il cuore ed il sottobosco del potere capitalista ed era consapevole che voler mantenere l' Algeria francese avrebbe rappresentato una sfida intollerabile per il nuovo ordine mondiale che si era affermato. Altro che force de frappe e la grandeur. La vera sfida dell' unica nazione europea in grado di poter agire sul proscenio internazionale era quella e nessun altro era in grado di profferire verbo in quella Europa di fine anni '50, uscita devastata e divisa dalla guerra, non certo la Gran Bretagna, che appariva ogni giorno di piu'  la vera grande sconfitta dell' immane conflitto, costretta ormai a pagare con gli interessi  il duro conto in arretrato che aveva con la Storia. Lo splendido isolamento alla fine aveva prodotto la fine dell' Impero ed il passaggio del bastone di comando agli americani. Non avevano mai voluto essere europei e ne pagavano ora il salatissimo conto.
Il resto d' Europa era un cumulo di macerie. Dunque, in quel preciso momento, rimaneva solo la Francia a poter mantenere viva la speranza di un futuro per l' Europa che non fosse quello del carbone, dell'acciaio e del burro. I progenitori dell'arma finale, l' Euro.
Quella speranza era l'Europa delle Patrie, se ne parlo' pure per un breve momento.
Ma De Gaulle intendeva regnare a lungo questa volta ed era consapevole che se avesse fatto sua la bandiera dell'Algeria francese il suo futuro sarebbe divenuto incerto ed assai rischioso. E non ci pensava nemmeno. Uso' quindi, con un cinismo disgustoso, le speranze e le aspettative dei "pied noirs", le illusioni dell' Armee e l'indifferenza dei francesi metropolitani, per raggiungere il suo scopo, dopo di che tradi' tutti. Indistintamente.
Ma a quel punto successe qualcosa di incredibile. L'Armee, la grand muette ( la grande muta ) ritrovo' improvvisamente la voce. A dire il vero era gia successo due o tre anni prima, nel'58, quando l'Armee d'Algeria aveva praticamente imposto De gaulle ad una rilutrtante Assemblea Nazionale che aveva votato, caso piu' unico che raro, per l' eutanasia di se stessa. Adesso l' Armee tradita dall' uomo nel quale aveva creduto parlava di nuovo.
Messi di fronte alla prospettiva di perdere l'Algeria e l'onore, di abbandonare al massacro che si sarebbe scatenato centinaia di migliaia di algerini che avevano combattuto per la Francia, gli Harkis ed  un milione di "pied noirs". Messi davanti alla tragedia di venire meno alla parola data a tutta questa gente...-non vi abbandoneremo mai-..con ancora nella mente il ricordo delle tribu' vietnamite e cambogiane che si erano battute al loro fianco e che erano state lasciate indifese alla rappresaglia del Viet Minh i soldati francesi si ribellarono.
Come ebbe a dire il Colonnello Helie' Denoix de Saint Marc durante il suo processo..."Fecero di tutto (i politici n.d.r.)per farci impazzire e ci riuscirono".  Ora  Saint Marc non era esattamente  un quaquaraqua qualsiasi, un aspirante rambetto convertitosi al golpismo. Di famiglia aristocratica, resistente nel ’41, deportato a Buchenwald nel ’43, nel primo dopoguerra Saint Marc si arruola volontario per l’Indocina, combatte bene, è promosso e decorato. Inviato ai confini del Laos, rompe gli schemi; fa proprie le regole della “guerra rivoluzionaria”, convince le tribù delle montagne e scatena contro i comunisti una guerra di popolo. Un successo pieno, ma improvvisamente arriva l’ordine di ritirarsi e di sbarazzarsi dei suoi miliziani. Non servono più.Saint Marc obbedisce.
È un ufficiale, la gerarchia è un valore. Ma qualcosa — ed è un sentimento diffuso nei quadri del contingente — si rompe. Come racconta nella sua autobiografia, “Les Champs de braises” (edizioni Perrin), il comandante non scorderà mai gli sguardi dei suoi camerati vietnamiti abbandonati, l’odore del tradimento. La puzza della vergogna.
In Algeria, Saint Marc comanda il 1° REP ( i para' della Legione Straniera,  la crema della elite) ed assieme a centinaia di giovani ufficiali reduci d’Indocina, cercherà il riscatto, la vittoria ed in fondo la salvezza dell’anima. De Gaulle, l’uomo in cui credevano, gliela negherà, imponendo loro  un nuovo infamante raggiro, un’altra mortificante abiura. Da qui la rivolta dei “soldati perduti” del ’61, il processo, la condanna.
Degradato e radiato, Saint Marc torna in libertà alla fine dei Sessanta e si rivela uno scrittore potente, i suoi libri fanno discutere, diventano best sellers, vincono premi letterari. Sebbene sia ufficialmente un reietto, il Comandante è una leggenda per la società militare e per i pied noir fuggiti dall'Algeria e riparati in Francia e che costituiscono una cifra elettorale del 7.5% dell'elettorato. Il potere è costretto a riabilitarlo e nel 1978 gli sono resi i diritti civili e militari.
Ma torniamo ad Algeri nel '61. Dunque l'Armee ritrova la parola e dice NO !

No all'abbandono dell' Algeria, no all' abbandono degli Harkis e dei  pied noirs, no al tradimento della parola data e della bandiera. No alla svendita dell' onore. Del loro onore. Dopo l' Indocina lo avrebbero difeso contro tutto e tutti. Ad ogni costo. E fu esattamente quel che fecero.

Mentre ad Algeri il quadrumvirato dei Generali prende il potere, all' Olimpya di Parigi Edith Piaf tiene un concerto grandioso per i "ragazzi di Algeri"  e dedica loro un pezzo struggente, Je ne regrette rien, che entrera' nella storia di quegli anni , identificandosi in maniera totale con quelle vicende.  Un vento nuovo pare scuotere l'Europa dei primi anni di benessere.
A Parigi regna il caos, ci si aspetta da un momento all' altro che i Reggimenti paracadutisti d'Algeria, gli stessi che avevano vinto la battaglia di Algeri smantellando la rete terroristica dell'FLN in citta', piombassero sulla capitale.
Era il meglio del meglio dell' Esercito francese, forgiati nelle risaie indocinesi e nel jebel algerino e comandati da giovani Colonnelli che sembravano usciti dritti dritti da un libro di cappa e spada,  apparivano sulla carta invincibili, probablmente lo erano e soprattutto nessuno aveva voglia di verificarlo sul campo,
Mentre a Parigi venivano distribuite le armi alla CGT (l'equivalente della nostra CGIL) in un tentativo patetico di imbastire un simulacro di resistenza, la sorte di De Gaulle e della V Repubblica sembravano ormai segnate e nei sogni di molti europei prendeva forza e vigore un nuovo progetto di Europa, guidato da questa nuova Francia che ben poco avrebbe avuto a che spartire col mondo dei mercanti e dei re di denari. Lo spirito, la volonta' ed i buoni sentimenti stavano per prendersi la loro rivincita su un mondo che pareva decisamente orientato a virare verso l'avidita', la grettezza, la superficialita', la volgarita' e l' ignoranza.   Almeno cosi' pareva ed invece no.
Quando gli aerei da trasporto carichi di para' stavano per decollare dagli aeroporti algerini il comando della VI Flotta USA fece sapere ai Generali ribelli di Algeri che gli aviogetti americani avrebbero abbattuto tutti gli arei in volo verso la Francia. Senza nessuna eccezione. Gli americani non mostrarono esitazioni nel proteggere il nuovo mondo che avevano creato e la favola degli insorti d'Algeria si avvio' alla sua drammatica conclusione.
Il resto e' storia nota. Il Putsch perse inesorabilmente  vigore e dopo poco i rivoltosi furono costretti ad arrendersi. Segui' una epurazione profonda nelle Forze Armate, mentre molti militari si univano all' OAS ed iniziava la parte piu' sanguinosa e crudele della vicenda algerina, quella che vide francesi contro francesi in una lotta senza quartiere terminata con arresti, torture e fucilazioni di molti ufficiali tra i quali il Colonnello Jean Marie Bastien-Thiry, un giovane di appena trent'anni, padre di tre bambine in tenerissima eta' per il quale la Francia intera chiese clemenza. De Gaulle fu inflessibile e Bastien Thiery venne fucilato ma ancora oggi i francesi onorano quotidianamente la sua tomba,
Il 1° Reggimento paracadutisti della Legione, quello comandato da Helie' Denoix de Saint Marc,  venne sciolto subito dopo il fallimento del Putsch e gli ufficiali incarcerati. In una livida mattina i paracadutisti furono  trasferiti, a piedi, dalla loro base di Zeralda al porto di Algeri per essere imbarcati, portati in Francia e cola' dispersi in mille altri reparti. Quando attraversarono Algeri accadde l'impensabile, la voce si era sparsa e decine di miglia di pied noirs si affollavano sui lati della strada che i militari stavano percorrendo  a passo di marcia, inquadrati e sorvegliati  da decine di gendarmi armati.
E' un attimo, la folla grida il suo amore per quei ragazzi che si sono giocati la carriera e la vita stessa pur di non venire meno ad un obbligo d'onore, pur di rispettare la parola data e non abbandonarli. Le ragazze pied noir piangono di disperazione e sommergono di baci e di fiori gli uomini in mimetica,  quando all'improvviso  si ode un comando secco ed i paracadutisti intonano la canzone della Piaf...Je ne regrette rien...io non rimpiango niente.
I para' rispondevano  all'amore di quella folla e la salutavano a modo loro e mentre l'eco delle ultime note di quella canzone si perdeva nella frizzante aria mattutina della piu' europea delle citta' nordafricane che si affacciano sul Mediterraneo, l' Europa dei Centurioni lasciava, forse definitivamente, il passo a ben altra Europa. Quella dei mercati e delle banche, delle speculazioni e dello spread, del panico e del mal di vivere. Quella triste, senza gioia, senza albe, senza tramonti, senza sole, senza calore, senza amore. L' Europa dei banchieri e dei mercanti, del dolore e dell' egoismo, L' Europa della troika, della UE e della BCE. L' Europa dei burocrati, degli oligarchi e dei poteri occulti. L'Europa dei culattoni

Cinquant'anni da ricordare:la fine dell'Algeria francese


di Gianni Fraschetti -

Nel Settembre del 1962 L' Algeria otteneva l'indipendenza dalla Francia, ponendo cosi' fine ad una presenza durata 130 anni. Molti si voi si diranno a questo punto -bello ! E a noi che cazzo ce ne frega ? -
Eh gia' e' piu' comodo vivere ignoranti o quantomeno col paraocchi, peccato che a furia di ragionare in questo modo,  ci si  ritrova poi con Mario Monti, la Fornero e la tassa sulle gazose. Perche' parliamoci chiaro, l'ignoranza e la totale indifferenza alla realta' sono le basi imprescindibili sulle quali poggiano le grandi disgrazie dei popoli. La storia e' una concatenazione di eventi, tutti collegati gli uni agli altri ed e' pur vero che alla fine rispondono  alle logiche imperscrutabili del destino ma tali logiche sono pesantemente  influenzate dalle decisioni  degli uomini e dagli eventi che da tali decisioni prendono le mosse. Insomma il destino puo' anche avere sommo piacere che io cada da una finestra ma poi sono io che materialmente lo devo assecondare, buttandomi o facendomi buttare. In  mancanza di cio', senza una mia fattiva collaborazione il destino se la prende nel culo. Insomma non e' poi cosi' campata in aria l'affermazione un po' guascona   - e se il destino e' contro di noi...Peggio per lui ! -  solo che per pensarla cosi' e per divenire facitori del proprio destino e non le sue succubi vittime, servono due cose, idee molto chiare di dove si vuole andare ed una incrollabile fiducia in se stessi accompagnata da una precisa memoria storica e dalle capacita' intellettuali per comprenderla  e trarne ammaestramento.
Insomma, tutto questo pippone, che apparentemente pare non avere un senso, e' invece indispensabile per affermare con forza che la nostra condizione attuale mondiale, certo non solo quella italiana, e' figlia di una certa tendenza,  ormai ampiamente consolidata, a lasciar fare. A permettere a coloro che, badate bene, non sono migliori di noi ma spesso e volentieri l' esatto contario, di fare e disfare e disporre a loro piacimento delle nostre vite e del nostro destino. Perche' sia chiara una cosa o quel benedetto destino lo governiamo noi, o lo fara' sempre qualcun altro per noi e non certo a nostro vantaggio.
La storia del mondo in generale e quella dell' Europa in particolare, e' contrassegnata da incroci da brivido dove tutto in un attimo cambio' e quel che era si dissolse per fare posto a qualcosa di totalmente nuovo, che impresse una direzione del tutto diversa dalla precedente alle vicende umane.
La selva di Teutoburgo, Waterloo, Gettysburg e l' intera Seconda Guerra Mondiale, con il suo esito, molto meno scontato di quanto ci hanno voluto fare credere, sono alcuni tra questi snodi...probabilmente i piu' famosi, ma ve ne sono altri, che non hanno forse lo stesso potere nell'immaginario delle masse ma che hanno inciso a fondo  nelle nostre vite, consegnandoci sempre di piu' ad un destino che ormai sempre meno e' frutto del caso ma appare invece il prodotto del  lucido progetto di dominio di quelle stesse elite delle quali oggi si cominciano a meglio intravedere i confusi contorni. Con una differenza non da poco, nel dipanarsi delle vicende umane, fino ad un certo punto, vi fu chi si oppose fermamente, anche con le armi, a questo progetto di sottomissione globale, poi vi fu sempre meno resistenza fino a giungere ad oggi, a quattro scemi variopinti che sfilano per le citta', non solo totalmente inutili ma il piu' delle volte addirittura emanazione diretta del potere che pensano di combattere.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale,  la guerra dell'onore, della dignita' e del sangue contro l'oro, la guerra che  misuro' purtroppo anche  la vera essenza dei popoli d' Europa ( e noi italiani usciamo distrutti da questa impietosa analisi ), inizio' il colossale lavaggio del cervello dei popoli, specialmente di quelli del vecchio continente ma vi fu un altro momento nel quale tutto avrebbe potuto cambiare. 
Quel momento fu la guerra d'Algeria, che vide quali visibili attori la Francia, o meglio l' Esercito francese, da una parte e l'FLN dall'altra. Ma oltre a loro vi era, sempre inquietante, sullo sfondo, l'ombra oscura degli interessi USA. Il Nord Africa era pieno di petrolio e di gas. Tutta roba che  faceva gola alle sette sorelle. Si ripete'dunque  la pantomima gia' vista in Indocina e nel Sud est asiatico, dove i francesi chiesero un po' di aiuto che venne loro puntualmente rifiutato.
E che cazzo! Gli americani avevano fatto la seconda guerra mondiale proprio per giungere a quello, alla destrutturazione totale del mondo, al collasso degli imperi coloniali europei ed alla creazione di una miriade di stati indipendenti, fatti nascere in serie, senza una logica, deboli fino alla fragilita' e da assoggettare totalmente all'interno di aree di influenza economica. 
Di aiutare i francesi non se ne parlava proprio, che se ne andassero e facessero spazio a loro. Abbiamo visto poi  con quale straordinario risultato.
In Algeria ando' pure peggio se possibile. Una Francia confusa, corrotta, stanca guidata da una classe politica, quella della IV Repubblica, da fare invidia a quella nostra attuale, si impegno' in una guerra che vedeva quale campo di battaglia un Dipartimento francese d'oltremare. Giacche' l'Algeria non era una colonia ma territorio francese, dove vivevano nove milioni di individui,  otto milioni di algerini, molti dei quali favorevoli a mantenere un forte legame con la Francia ed un milione di pied noir, francesi nati in Algeria. Le leggi spietate del profitto e della globalizzazione, che era agli albori ma imponeva gia' i suoi duri comandamenti, stavano pero' preparando la V Repubblica ed il ritorno di De Gaulle. Il Generale sapeva perfettamente con chi aveva a che fare, conosceva a menadito il cuore ed il sottobosco del potere capitalista ed era consapevole che voler mantenere l' Algeria francese avrebbe rappresentato una sfida intollerabile per il nuovo ordine mondiale che si intendeva affermare. Altro che force de frappe e la grandeur. La vera sfida dell' unica nazione europea in grado di poter agire sul proscenio internazionale era quella. Altro non vi era in una Europa uscita devastata e divisa dalla guerra, non certo la Gran Bretagna, la vera grande sconfitta dell' immane conflitto, che pagava adesso il duro conto in arretrato che aveva con la Storia. Lo splendido isolamento alla fine aveva prodotto la fine dell' Impero ed il passaggio del bastone di comando agli americani. Non avevano mai voluto essere europei e ne pagavano il salatissimo conto. Il resto d' Europa era un cumulo di macerie. Dunque rimaneva solo la Francia a poter mantenere viva la speranza di un futuro per l' Europa che non fosse quello del carbone, dell'acciaio e del burro. Ma De Gaulle intendeva regnare a lungo questa volta ed era consapevole che se avesse fatto sua la bandiera dell'Algeria francese il suo futuro sarebbe divenuto incerto ed assai rischioso. E non ci pensava nemmeno. Uso' quindi, con un cinismo disgustoso, le speranze e le aspettative dei "pied noirs", le illusioni dell' Armee e l'indifferenza dei francesi metropolitani, per raggiungere il suo scopo, dopo di che tradi' tutti.
Ma a quel punto successe qualcosa di incredibile. L'Armee, la grand muette ( la grande muta ) ritrovo' improvvisamente la voce.
Messi di fronte alla prospettiva di perdere l'Algeria e l'onore, di abbandonare centinaia di migliaia di algerini che avevano combattuto per la Francia, gli Harkis ed  un milione di "pied noirs". Messi davanti alla tragedia di venire meno alla parola data...-non vi abbandoneremo mai-..con ancora nella mente il ricordo delle tribu' vietnamite e cambogiane che si erano battute al loro fianco e che erano state lasciate indifese alla rappresaglia del Viet Minh i soldati francesi si ribellarono.
Come ebbe a dire il Colonnello Helie' Denoix de Saint Marc durante il suo processo..."Fecero di tutto (i politici n.d.r.)per farci impazzire e ci riuscirono".  Ora  Saint Marc non e' un quaquaraqua qualsiasi, un aspirante rambetto convertitosi al golpismo. Di famiglia aristocratica, resistente nel ’41, deportato a Buchenwald nel ’43, nel primo dopoguerra Saint Marc si arruola volontario per l’Indocina, combatte bene, è promosso e decorato. Inviato ai confini del Laos, rompe gli schemi; fa proprie le regole della “guerra rivoluzionaria”, convince le tribù delle montagne e scatena contro i comunisti una guerra di popolo. Un successo pieno, ma improvvisamente arriva l’ordine di ritirarsi e di sbarazzarsi dei suoi miliziani. Non servono più.Saint Marc obbedisce.














In Algeria, Saint Marc assieme a centinaia di giovani ufficiali reduci d’Indocina, cercherà il riscatto, la vittoria. La salvezza dell’anima. De Gaulle, l’uomo in cui credevano, gliela negherà, imponendoli un nuovo raggiro, un’altra abiura. Da qui la rivolta dei “soldati perduti” del ’61, il processo, la condanna. Degradato e radiato, Saint Marc torna in libertà alla fine dei Sessanta e si rivela uno scrittore potente, i suoi libri fanno discutere, diventano best sellers, vincono premi letterari. Sebbene sia ufficialmente un reietto, il comandante è una leggenda per la società militare e i “rimpatriati”; il potere è costretto a riabilitarlo e nel 1978 gli sono resi i diritti civili e militari. 

Dunque l'Armee ritrova la parola e dice NO !
No all'abbandono dell' Algeria, no all' abbandono di Harkis e pied noirs, no al tradimento della parola data e della bandiera. No alla svendita dell' onore.Dopo l' Indocina lo avrebbero difeso contro tutto e tutti. Ad ogni costo.
Mentre ad Algeri il quadrumvirato dei Generali prende il potere all' Olimpya di Parigi Edith Piaf tiene un concerto grandioso per i "ragazzi di Algeri"  e dedica loro "Je ne regrette rien", un vento nuovo pare scuotere l'Europa dei primi anni di benessere. 
A Parigi regna il caos, ci si apetta da un momento all' altro che i Reggimenti paracadutisti d'Algeria, gli stessi che avevano vinto la battaglia di Algeri smantellando la rete terroristica dell'FLN in citta', piombassero su Parigi.
Era il meglio del meglio dell' Esercito francese, forgiati nelle risaie indocinesi e nel jebel algerino e comandati da Colonnelli che sembravano usciti dritti dritti da un libro di cappa e spada apparivano sulla carta invincibili e nessuno aveva voglia di verificarlo sul campo, Mentre a Parigi venivano distribuite le armi alla CGT (l'equivalente della nostra CGIL) in un tentativo patetico di imbastire un simulacro di resistenza, la sorte di De Gaulle e della V Repubblica sembravano ormai segnate e prendeva forza e vigore un nuovo progetto di Europa, guidato da questa nuova Francia che ben poco avrebbe avuto a che spartire col mondo dei mercanti e dei re di denari. Lo spirito, la volonta' ed i buoni sentimenti stavano per prendersi la loro rivincita su un mondo che pareva decisamente orientato a virare verso la grettezza, la superficialita', la volgarita' e l' ignoranza.   Almeno cosi' pareva ed invece no.
Quando gli aerei da trasporto carichi di para' stavano per decollare dagli aeroporti algerini il comando della VI Flotta USA fece sapere ai Generali ribelli di Algeri che gli aviogetti americani avrebbero abbattuto tutti gli arei in volo verso la Francia. Senza nessuna eccezione. Gli americani non mostrarono esitazioni nel proteggere il nuovo mondo che avevano creato. 
Il resto e' storia nota...il Putsch perse vigore e dopo poco i rivoltosi furono costretti ad arrendersi. Segui' una epurazione profonda nelle Forze Armate mentre molti militari si univano all' OAS ed iniziava la parte piu' sanguinosa e crudele della vicenda algerina, quella che vide francesi contro francesi in una lotta senza quartiere terminata con arresti, torture e fucilazioni di molti ufficiali tra i quali il Colonnello Jean Marie Bastien-Thiry che vediamo nella foto con la moglie ed i figli un paio di anni prima di venire ucciso.
Il 1° Reggimento paracadutisti della Legione, quello comandato da Helie' Denoix de Saint Marc venne sciolto subito dopo il fallimento del Putsch e gli ufficiali incarcerati. In una livida mattina i paracadutisti vengono trasferiti, a piedi, dalla loro base di Zeralda al porto di Algeri per essere imbarcati, portati in Francia e cola' dispersi in mille altri reparti. Quando attraversano Algeri accade l'impensabile, la voce si era sparsa e decine di miglia di pied noirs si affollavano sui lati della strada che i militari stavano percorrendo  a passo di marcia, inquadrati e sorvegliati  da decine di gendarmi armati.
E' un attimo, la folla grida il suo amore per quei ragazzi che si sono giocati la carriera e la vita stessa pur di non venire meno ad un obbligo d'onore, pur di rispettare la parola data e non abbandonarli. Le ragazze pied noir piangono di disperazione e sommergono di baci e di fiori gli uomini in mimetica,  quando all'improvviso  si ode un comando secco ed i paracadutisti intonano la canzone della Piaf...Je ne regrette rien...io non rimpiango niente.
I para' rispondevano  all'amore di quella folla e la salutavano a modo loro e mentre l'eco delle ultime note di quella canzone si perdeva nella frizzante aria mattutina della piu' europea delle citta' nordafricane che si affacciano sul Mediterraneo, l' Europa dei Centurioni lasciava, forse definitivamente, il passo a ben altra Europa. Quella dei mercati e delle banche, delle speculazioni e dello spread, del panico e del mal di vivere. Quella triste, senza gioia, senza albe, senza tramonti, senza sole, senza calore, senza amore. L' Europa dei banchieri e dei mercanti, del dolore e dell' egoismo, L' Europa della troika, della UE e della BCE. L' Europa dei burocrati, degli oligarchi e dei poteri occulti. L'Europa dei culattoni