venerdì 5 ottobre 2012

La guerra delle Cristine, la nostra rivincita


di Gianni Fraschetti

La rivincita della Seconda Guerra mondiale e' cominciata. Chi pensava che il fascismo fosse stato  bello che sconfitto, conciato per le feste e sistemato a dovere per i secoli a venire e magari ne ha gioito e ne gioisce ancora tutti i 25 Aprile, quando si ritrova a festeggiare le "radiose giornate" insieme a Napolitano ed al meglio di questa razza di ladri e cialtroni che ci governa, e' servito a puntino. La resa dei conti e' gia' cominciata ed e' un vero peccato che da noi non se ne parli proprio ma si sa, gli organi di stampa  sono fin troppo impegnati a raccontare balle ed a descrivere minuziosamente quel che Mario "il cazzaro"  e la sua band hanno in animo di fare ( salvaitalia-crescitalia-ammazzitalia....) e quindi non hanno tempo e spazio da dedicare alle cose serie.
In Gran Bretagna  le cose invece vanno diversamente ed  hanno anche dato un nome preciso a quanto sta avvenendo: “The Christines at war”, la guerra delle Cristine. Tranquilli, anche se non se ne parla ci siamo anche noi dentro, figurarsi se potevamo mancare, siamo immersi fino al collo nella vicenda e tanto per cambiare il nostro ruolo in questa guerra non è certo dalla parte dei buoni. Evidentemente non ci riesce proprio ed  anche questa volta la storia ci ha messo nella situazione di dover interpretare un ruolo squallido,   uno di quei personaggi  schifosi, alla 8 settembre,  che  appare chiaro fin da  subito che faranno una brutta fine. 
Non siamo certo noi gli eroi della vicenda. In fondo, salvo una breve parentesi, non lo siamo mai stati fin dalla caduta dell' Impero romano e  quella dei codardi e dei voltagabbana e'  ormai una parte in commedia  che conosciamo benone e non sara' certo un gran peso interpretarla un'altra volta. L'ennesima. La dignita' si compra e si vende un tanto al chilo dalle nostre parti, specialmente nei pressi di Camera e Senato.
Dopo alterne vicende il primo colpo di questa guerra che decidera' molto del futuro e' stato sparato alcuni giorni fa   sul piu' sontuoso dei palcoscenici internazionali, nel cuore stesso dell'Impero: la East Coast degli Stati Uniti. 
Un scambio di battute devastante e senza precedenti cui ha dato il via la "comare secca", la Direttrice del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde che, fresca reduce da un incontro ufficiale con Mario cazzola ed evidentemente in vena di bullismo,  ha minacciato l’Argentina usando  una  metafora calcistica: “per il momento sto mostrando a quella nazione il cartellino giallo; ma c’è una inderogabile scadenza che è il 10 dicembre 2012. Superata quella data scatterà automaticamente il cartellino rosso e l’Argentina verrà espulsa dal Fondo Monetario Internazionale”.  
Parole assai dure, una vera dichiarazione di guerra.
La destinataria del messaggio, ovvero la Presidenta argentina, guarda caso si trovava in quel momento addirittura da quelle parti. Era infatti a New York e stava parlando  all’assemblea generale dell’Onu a Manhattan,  perorando la causa dell’indipendenza del Sudamerica e chiarendo, con toni aspri a malapena mitigati dal linguaggio  diplomatico, che lo scacchiere geopolitico mondiale era profondamente cambiato rispetto a quaranta anni prima, quando gli USA la  facevano da padroni  in Argentina, utilizzando i militari  a loro piacimento e senza alcuno scrupolo pur  di spegnere la fiamma giustizialista e che la grande stagione dello schiavismo colonialista era da considerarsi definitivamente  tramontata. Almeno in Sudamerica e sicuramente nel suo Paese.
Quando ha appreso  dell’esternazione della sua omonima francese la Kirchner ha immediatamente e duramente replicato: “L’Argentina è una grande nazione. Ma prima ancora è una nazione grande. Abbiamo un vasto territorio baciato dalla fortuna naturale. Abbiamo risorse nostre, che ci consentiranno la salvaguardia della nostra autonomia e della nostra indipendenza. Ma soprattutto siamo un paese orgoglioso che ci tiene alla propria dignità. Vorrà dire che staremo fuori”.
La dignita' per le popolazioni latine (meno che per noi ) val bene una guerra e la Kirchner raccolse con queste parole il guanto della sfida.
La guerra  era quindi scoppiata e vedeva e vede schierate da una parte tutte le nazioni neoliberiste, quindi quasi tutto il mondo occidentale ed i suoi satelliti economici e dall' altra il Sudamerica in blocco con la sua impostazione socialista nazionale dell'economia e della vita stessa dei suoi cittadini. 
Questa sfida mortale tra le due Cristine, che riguarda conme ben vediamo il mondo intero,  è stata ampiamente commentata ovunque, meno che in Italia naturalmente.  
Da noi si e' saputo pure quali scelte di ristoranti avrebbe effettuato Mario Monti a New York  ed il susseguente menu' ma nemmeno una parola su questo tambureggiante scambio di colpi che ha dato il via ad una resa dei conti dal sapore epocale che ci rimanda a qualcosa rimasto in sospeso per settanta anni.
In Gran Bretagna hanno dato un risalto talmente forte alla vicenda che la BBC ha scelto di destinarle ben cinque piattaforme mediatiche diverse: televisione di stato, radio, sito on line, diretta streaming, l’intera stampa cartacea mainstream. Da noi nulla.
Ormai il conflitto si e' avviato e le prossime mosse sono abbastanza obbligate.
Il Fondo Monetario Internazionale sostiene che  l’inflazione in Argentina ha raggiunto la cifra del 30% in seguito alla irresponsabile, secondo lui,  emissione di moneta da parte del Banco de la Naciòn.  
In Argentina è stata infatti scelta  la strada degli investimenti in infrastrutture, salvaguardia del territorio idro-geologico, salario minimo garantito, credito agevolato alle imprese, protezionismo (con aliquote altissime praticate a tutte le multinazionali che in Argentina producono ma non investono il loro profitto in attività locali per favorire la occupazione)  e aumento del proprio disavanzo di bilancio al fine di potenziare istruzione pubblica, ricerca scientifica e innovazione tecnologica. 
La Kirchner ha agito  seguendo una tecnica ampiamente sperimentata in Italia negli anni '20 e '30 e nella Germania degli anni '30, quando gli istituti di emissione ( le Banche centrali ) accompagnarono i grandi programmi di opere pubbliche e di modernizzazione che furono alla base di due veri miracoli economici. E' un sistema che funziona benissimo e lo sanno tutti perfettamente ma genera benessere diffuso. Esattamente cio' che il FMI non vuole e quindi  secondo i suoi esperti questo metodo ha invece provocato un’inflazione così alta da comportare il rischio di “implosione del sistema economico” e di conseguenza il resto del mondo economico deve salvaguardarsi e quindi  prendere le distanze da un modello economico così disastroso, definito “ormai fuori controllo”.
Non e' vero un accidenti di  nulla, ovviamente ma  e' il casus belli che la Lagarde ed il mondo neoliberista andavano disperatamente cercando ed ecco quindi spiegati i cartellini giallo e rosso. 
Il governo della Repubblica Argentina,  sostiene  invece che l' inflazione è  intorno al 9%     e dichiara che i dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale non sono quelli reali ma sono stati pesantemente taroccati  perché i famosi esperti, ovvero le agenzie  di rating (sempre loro) che hanno fornito le informazioni, altri non sono che agenzie private finanziate  da J.P.Morgan, Citibank e Societè Generale, ovvero  parti in causa che vogliono destabilizzare l’intero Sud America per avere la possibilità di poterci speculare sopra. Una storia vecchia come il cucco, la solita storia disgustosa di usura internazionale.
L’Argentina, inoltre, sostiene  che il  FMI “ha lanciato un sistema di punizione” nei confronti delle nazioni dotate di una propria Banca nazionale che proibisce  ogni attività finanziaria speculativa sui derivati. In Argentina infatti gli investimenti finanziari sono consentiti solamente su titoli e aziende che producono merci reali.  L’Argentina ritiene infine che il Fondo Monetario Internazionale abbia come compito esclusivo quello di monitorare la situazione economica delle nazioni senza alcuna facolta' di  intervenire sulla qualità delle politiche economiche nazionali e locali essendo il principio dell’autodeterminazione dei popoli un valore riconosciuto dalla carta internazionale dell’Onu in data 1948. Insomma Cristina Fernandez de Kirchner ha le idee molto chiare sull'oggetto del contendere, idee che non potevano che suscitare le ire della Lagarde.
Va da se dunque che la posizione Argentina e' stata ritenuta da subito intollerabile. Sia il  FMI che la UE e la BCE che  tutto il sistema neoliberista mondiale non potevano che reputare una eresia insopportabile che uno Stato sovrano potesse disporre della propria Banca centrale, sottraendola ai privati e  battere quindi moneta intaccando la base del loro potere secolare.  Hanno dunque reagito. Duramente.
Si annuncia dunque una guerra drammatica, nello svolgimento e nell'esito finale,  che riguarda tutti, con la stessa Italia in prima fila. Una guerra che altro non e', in fondo, che la logica prosecuzione della seconda guerra mondiale, fondata sugli stessi presupposti per i quali fu fatta la seconda guerra mondiale ed il cui risultato e' molto meno scontato di quanto potrebbe superficialmente apparire considerando i pesi specifici in gioco.
Christine Lagarde fa la guappa a Washington perché si sente sicura di tre passaggi che dovrebbero portarla alla vittoria, consentendole di sventolare il famoso cartellino rosso in faccia alla odiata rivale: il 7 ottobre a Caracas (elezioni politiche in Venezuela,  dove Lagarde & C fanno un tifo sfegatato per Capriles, nella convinzione che vinca ); il 6 novembre in Usa (elezioni politiche presidenziali, con Romney dato vincente dai signori del denaro) ed infine il 15 novembre, data in cui la troika consegnerà il proprio rapporto sulla condizione comatosa della Grecia.
A quel punto la nazione ellenica verrà  spinta fuori dall’euro, buttata fuori letteralmente a calci in culo e con grande meraviglia,  invece del contagio non accadrà un bel cavolo di nulla  a riprova che l’euro funziona in ogni condizione di stress, mentre  la Grecia sprofonderà nella tragedia, confermando che  fuori dall'Euro non e' possibile la vita e l’Europa, sorretta dal petrolio scontato del Venezuela, sorretta da Wall Street (che nei dieci giorni successivi alla vittoria di Romney sarà andata alle stelle con enormi guadagni di banche, usurai e speculatori) delle peggiori razze) finalmente si potrà assestare su un terreno piu' solido. Questo è ciò che pensa la Lagarde. Scacco matto in tre mosse.
Cosa puo' opporre la Cristina Kirchner a tale delirio ? In effetti ci sono due precedenti che lasciano ben sperare.
Quando nel 2004 l’Argentina comincia a rimboccarsi le maniche,  tra i tanti  arrivano anche gli agronomi dalla Germania che si avvedono immediatamente  che i limoni argentini sono eccellenti.  L' Argentina dispone di un territorio immenso ed il governo promuove un sistema di cooperative agricole, impegnando circa 150.000 ettari da destinare ad agrumeto. Alla fine del 2009 i limoni argentini  vanno al mercato internazionale. La frutta risulta  ottima e seconda, per qualità, soltanto ai limoni italiani  con il vantaggio che ha un prezzo di mercato inferiore del 212% ai limoni dei piu' agguerriti concorrenti. 
I più grossi consumatori di limoni in Europa sono tedeschi e britannici.  Ai tedeschi servono per condire una loro insalata e i krauti di cui sono ghiotti e agli inglesi servono per spruzzare il loro piatto unico quotidiano, un disgustoso  cartoccio composto da  pesci e patate fritte. Alla fine arriva anche la Coca Cola, il cui amministratore delegato vola a Buenos Aires e firma un accordo commerciale della durata di 25 anni per avere i limoni  che occorrono per confezionare 22 delle  30 bibite  prodotte dalla sua Compagnia.
Dopo poco si passa alla soia. E  la Cina stipula un contratto commerciale della durata di 50 anni acquistando il 92% della produzione argentina  di soia (decine di migliaia di ettari coltivati sempre dai tedeschi) e 10 milioni di vacche per la carne. L'allevamento di  bovini  e' una  tradizione nazionale e gli animali vengono tirati su  nelle sterminate praterie, la pampa,  macellati, congelati e messi su giganteschi aerei frigoriferi che portano a Pechino, quotidianamente, il quantitativo di carne previsto dal contratto.
Anche i giapponesi partecipano alla festa e  si prendono la produzione di acqua dei ghiacciai  del polo sud per un totale di 20 milioni di ettolitri al mese per 50 anni. Tutto ciò porta ad un aumento del pil argentino dell’ordine di un +5% all’anno ed unitamente alla  riconquistata sovranita' monetaria rappresentera' il trampolino di lancio della loro miracolosa ripresa che pare avere tempi ed indicatori economici  del tutto simili a quelli della Germania nazionalsocialista della fine degli anni '30, che era in condizioni molto simili a quelle dell'Argentina dopo la cura neoliberista.
Vi e' un particolare da tenere ben presente, da tedeschi ed inglesi l' Argentina si fa pagare in euro, dai cinesi  in dollari e bpt italiani (ne hanno in cassaforte per 22 miliardi di Euro) e dai giapponesi in dollari e bpt tedeschi.  
Era ovvio che una situazione del genere non poteva durare ed infatti, nel 2010,  questo quadro idilliaco comincia ad avere i primi seri problemi. Gli USA e l'Unione Europea decidono di aggredire le economie Sudamericane. Non possono infatti tollerare che un intero continente adotti un sistema economico che fa letteralmente a cazzotti con la dottrina  neoliberista, reputano inoltre molto pericoloso che una nazione come l'Argentina, governata da un "regime" giustizialista, e quindi fascista, ottenga simili risultati. Qualcuno potrebbe essere indotto ad imitarli.
Devono quindi muoversi. La Gran Bretagna , e come ti sbagli, e' la prima a colpire. E’ addirittura il primo atto di governo di David Cameron che improvvisamente scopre, ma guarda un po',  che i limoni argentini  non rispettano i parametri sanitari internazionali.
E' una vera porcata ma di quelle che hanno il potere di  fare danni grossi. Cameron  si rivolge immediatamente all’Unione Europea ed quello splendore di maschio, a quel pezzo d'uomo  di Van Rompuy   che immediatamente chiede una forte penalizzazione per l’Argentina al fine di  chiuderle la possibilita' di esportare. E' un tentativo di strangolamento economico in piena regola, di quelli che di solito portano all'asfissia della vittima o ad una guerra. Una tecnica collaudata.
Per un mese l’Argentina vede le streghe, finche', con fervida fantasia latina, si fanno venire in mente un’ottima idea.
La Presidenta in persona  scrive una lettera di fuoco al Presidente della Coca Cola e  gli spiega che dal giorno dopo non vedranno più neppure un limone. Un solo fottuto limone.  Ed ovviamente non si ferma qui ma facendo leva sulla denuncia dell’Unione Europea, quella di Van Rompuy, si appella all’OMS chiedendo che vengano ritirate in tutto il continente europeo le 22 bibite che contengono limoni argentini, “perché prive dei dispositivi di salvaguardia sanitaria previsti dalle convenzioni europee vigenti. Visto che l’Europa sostiene che i nostri limoni non vanno bene, si deduce che non possono andare bene neppure bibite composte con i nostri limoni”.
Per la multinazionale di Atlanta si tratta di uno scherzetto di circa 25 miliardi di euro, una cifra per la quale gli americani avrebbero impiccato Van Rompuy e tutta la banda di culattoni  della UE  ai pali piu' alti di Bruxelles e dintorni, dopo avergli strappato le palle a morsi. Naturalmente.
Nel frattempo inizia anche  un braccio di ferro tra le due Cristine durato venti mesi ma il Presidente della Coca Cola ha fin troppo chiaro  da che parte deve stare e questa volta e' la Lagarde a vedere i sorci verdi, insieme a Van Rompuy ed a tutti i complici di questa poco edificante storiella che non solo ha avuto un lieto fine ma ha anche una sua morale.
Possiamo infatti supporre che se la Cristine francese sventolera' il cartellino rosso in faccia alla sua omonima sudamericana, immediatamente dopo l’Argentina  fara' a pezzi il contratto con la Coca Cola, dirà ai cinesi di prepararsi ad una dieta povera di carne e di soia; lascera' i giapponesi senz'acqua e dirà ai tedeschi che non avranno più il petrolio con lo sconto. Immaginiamo che tutta questa gente, parecchio ma parecchio incazzata, chiedera' conto alla Lagarde della sua brillante iniziativa, un genere al quale peratro non era nemmeno  tanto nuova.
Aveva infatti minacciato gia' una volta la Kirchner di sanzioni e isolamento se non cambiava politica economica. In quell’occasione la Presidenta rispose: “Preferisco avere un’inflazione altissima e spropositata se so che la disoccupazione dal 34% è scesa al 3,5%; che la povertà è diminuita del 55%; che il pil viaggia di un +8% annuo; che la produttività industriale è aumentata del 300%; che c’è lavoro in Argentina, c’è mercato per tutti, e il mio popolo è molto ma molto più felice di prima, piuttosto che avere un’inflazione del 3% come in Italia, dove c’è depressione, disperazione, avvilimento e l’esistenza delle persone non conta più. E questa è un’affermazione politica. Di principio e sostanziale. Non lo ha ancora capito?”
Questa e' dunque la fase finale di uno scontro iniziato settanta anni fa. Parafrasando Mussolini e' una lotta titanica tra due secoli e due idee,  due visioni del mondo e due modi di concepire l'uomo e la vita. L'economia c'entra, e' ovvio che c'entra ma fino ad un certo punto pero', anche se  pare che ne' la Direttrice del FMI, ne' noi italiani lo abbiamo capito. Ormai assuefatti a vivere di spread e di indici azionari probabilmente abbiamo perduto anche il senso stesso della vita, il fine ultimo della creazione. Ci siamo smarriti.
Dall'altra parte dell'Oceano, dove vivono milioni di nostri connazionali, hanno invece raccolto e custodito un seme, quel seme che in Europa non riusci' a germogliare, stroncato dal gelo e dalla furia selvaggia di una guerra totale e senza quartiere. Qualcosa mi dice che questa volta  le cose andranno diversamente e che la pianta nata da quel seme potra' 'finalmente germogliare e dare i suoi frutti. 
Frutti di giustizia sociale, di lavoro, di benessere diffuso e di quella felicita' cui fa riferimento la Kirchner nel discorso qui sopra. Una felicita' cui hanno diritto perche' si sono battuti duramente per riconquistare la loro liberta' e la loro sovranita' nazionale. Meritano di essere felici.
Quanto a noi e' lecito supporre che alla vigilia di Natale ci troveremo 22 miliardi di Euro di Btp in circolazione. Brutto affare ma sopportabile finche' non scadono e sicuramente nulla in confronto ai guai che passeranno Telecom ed Enel, sempre se sopravviveranno, sono infatti aziende che difficilmente potranno rimanere in vita una volta espulse dal  mercato sudamericano. Ovviamente, a seguire,  Intesa S Paolo, BPM e Mediobanca perderanno almeno il 40% del valore in Borsa.
Sono proprio curioso di sapere quali frescacce si inventera' in quel momento Mario cazzola. Forse adottera' la tecnica maro', non parliamone proprio e facciamo finta di niente, oppure ne approfittera' per massacrarci con nuove tasse. Dovra' stare attento pero', perche' anche se sono convinto che "la ripresa e' dentro ognuno di noi" restera' difficilmente superabile, con una situazione come quella che ho appena descritto dovra' superare se stesso per fregarci ancora, oppure prendere in seria considerazione la fuga in elicottero. Come il predecessore della Kirchner, l'ultimo presidente neoliberista argentino. Fuggito come un ladro, non prima pero' di avere fatto sparare sul suo popolo.

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