venerdì 31 agosto 2012

La situazione e' drammatica ma abbiamo un filo di speranza


di Gianni Fraschetti -

Ebbene eccoci qui, in piena  spending review, che dietro questo accattivante nome in inglese il cui suono fa pensare a qualcosa di piacevole, nasconde l' ennesimo massacro sociale da parte di un Governo che ormai non sa piu' cosa fare per accontentare le pretese dell' Europa delle banche. Adesso stiamo salvando quelle spagnole ed a noi italiani questo scherzetto costera' una ventina di miliardi di euro, che qualcuno dovra' pure tirare fuori, e dunque avanti con la spending review, cui seguira' l'aumento dell' IVA, cui seguira' un inevitabile, ulteriore, crollo dei consumi. Un ulteriore passo in avanti verso la fine, Monti sa bene cosa sta facendo ed e' consapevole che in fondo al viale sul quale ha portato l' Italia non vi e' alcuna resurrezione. C'e' solo un triste certificato di morte.
L' asettica ed impersonale Europa delle banche passa anche e soprattutto attraverso la morte dei singoli Stati nazionali  e Monti e' un fedele esecutore delle direttive che ha ricevuto. Un Kapo' messo apposta per  uccidere l' Italia in fretta e bene, un mascalzone che si sta impegnando a fondo per riuscirci, accompagnato ed assistito in cio' dalla peggiore classe politica in assoluto che si sia mai vista dai tempi dell' Unita' d' Italia o forse dalla stessa fine dell' Impero romano d' Occidente.
Peggiore in tutti i sensi,  malaffare compreso. Tanto per essere chiari.
Rispetto a pochi mesi fa gli italiani hanno ormai maturato certezze definitive, due delle quali agghiaccianti nella loro evidenza e tali da levarci il sonno. La mancanza di qualsiasi prospettiva per le nuove generazioni, che non hanno nessuna ipotesi seria di percorso umano e lavorativo di fronte a loro e la mancanza di qualsiasi ipotesi di sopravvivenza futura per coloro che hanno da cinquanta anni a scendere, forse anche cinquantacinque.
Gli ultimi che se la caveranno,  male ma se la caveranno, sono forse i sessantenni che stanno vivendo nella loro viva carne le brillanti iniziative sociali della banda Monti ma che, se non sono rimasti impigliati nella rete pelagica degli esodati e se riusciranno ad evitare i filaccioni che Mortimer ed i suoi stanno disseminando,  hanno qualche chance di riuscire a sopravvivere fino al termine naturale della loro vita. Per tutti gli altri il Big Ben ha detto stop, evocando il buon Enzo Tortora con una frase che oggi ha un sapore profetico, oppure, se preferite Ascanio Celestini, sono proprio cazzi loro...ma di quelli storti ed acidi assai.
Dunque, se oggi va male, le prospettive del futuro, prossimo e remoto, sono raggelanti. Puo' solo andare peggio e ci sono inoltre tutti gli elementi per capire, in maniera compiuta, che la attuale classe politica, IN TOTO, non ha assolutamente alcuna capacita' per cambiare lo stato delle cose in meglio, visto che fino ad ora e per decine di anni non ha fatto altro che peggiorarlo fino a condurci all' attuale situazione. Se poi volessimo illuderci del contrario, e' comunque palese che vi e' quantomeno una mancanza di volonta' in questo senso. Per quale motivo infatti questi cialtroni dovrebbero mettersi a combattere duramente, rischiando l' osso del collo e non solo metaforico, quando e' palese, o almeno dovrebbe esserlo, che l' unico vero interesse che li muove e' mantenere una posizione di stallo, uno statu quo che consenta loro di continuare a lucrare una rendita di posizione infame. 
Quegli uomini, ahime',  li conosciamo tutti e  fin troppo bene e  l' atto piu' eroico del quale sono capaci e' andare a fare i sindaci di qualche grande citta' per sfilarsi dal mucchio selvaggio ed ormai imbizzarrito della politica nazionale e  raggiungere la greppia da un angolo meno frequentato. Per continuare a tenere il culo su una poltrona. Per continuare a mangiare.  Si sono sacrificati in molti in tal senso.
Dunque gli ingredienti per far tracimare lo sdegno popolare verso il punto di non ritorno, varcato il quale, di solito e se ci riescono, i governanti fuggono dai palazzi assediati in elicottero, ci sarebbero tutti.....ma non da noi. Da noi non avviene un tubo.
Da rimanere sorpresi di primo acchitto ma a pensarci bene poi, nemmeno piu' di tanto. Le cause sono principalmente due. Una endogena e l' altra esterna, di carattere internazionale. 
Gli italiani sono pesci strani, abituati ad autogovernarsi da secoli ed ammaestrati dalle contingenze a conformarsi sempre al vecchio e mai tramontato motto, Franza o Spagna purche' se magna, non hanno mai brillato per virtu' civiche, coscienza collettiva e sentimento nazionale. 
E' un popolo infatti che tale non si sente ( ci siamo inventati pure le radici celtiche ), che e' pervenuto  ad una strana unita' piu' per favorire gli altrui progetti che per un anelito di indipendenza, arrivandoci in maniera poco chiara, con una guerra civile sanguinosa (l'annessione del Sud), seguendo un percorso tortuoso e servile fin dalle prime battute, che fin da allora lasciava intuire quali fossero le forze che realmente contavano in questo paese. 
Un popolo dunque abituato a tutto, che ha visto tutto, che e' sopravvissuto a tutto e che si e' temprato alla forgia della malizia, dell' ignoranza, dell' indifferenza e dell' egoismo. Dal crollo dell' Impero romano ha avuto un solo, breve, sussulto di dignita' per un solo, breve istante. Veramente troppo poco, desolantemente poco e sappiamo tutti come e' finita, peraltro. Con un parricidio.
Fa parte della nostra storia e della nostra personalita' anche questo aspetto immondo del nostro carattere collettivo di popolo. Un popolo che fu guerriero e domino' il mondo e si e' poi ridotto ad un gregge belante, capace delle piu' ignobili efferratezze. Uccidere il padre dunque, ove per padre si intende l'uomo che potrebbe dare il via al riscatto collettivo. Cola di Rienzo, Masaniello, qualcuno dei capi briganti che guidarono la guerriglia al Sud, tutti puntualmente venduti ai piemontesi dalla loro stessa gente. La nostra storia e' piena di questi umili personaggi, venuti dal popolo e dal popolo fatti a pezzi dietro istigazione dei veri padroni di sempre. 
L' italiano ormai da secoli e' un verme, un vigliacco schifoso che punta sempre e soltanto alla salvezza personale, gli frega cazzi del resto ed un improbabile miglioramento della situazione collettiva lo lascia sempre alquanto freddo ed indifferente. 
L' egoismo e' la sua stella polare e l' unica cosa che ben comprese del fascismo fu il motto...Me ne frego...che fece proprio con devota convinzione. 
Me ne frego e Franza o Spagna purche' se magna......Ma cosa mai potevamo pretendere da un popolo che cosi' mirabilmente ha definito  le proprie ambizioni ed il proprio orizzonte ? Con simili premesse  che altro ci potevamo aspettare se non quanto ci e' capitato ?
Anche ora, mentre leggete, molti di voi stanno sorridendo sotto i baffi e mi stanno dando del cretino, ognuno pensando di possedere la propria personale  ricetta per cavarsela, di avere comunque la  conoscenza giusta, nella convinzione granitica che bastera' una parolina detta al momento opportuno ed i giochi, anche stavolta, saranno fatti. E che gli altri si fottano.
Mi dispiace deludervi cari amici ma temo che questa volta le cose stiano andando molto diversamente dal solito. Intanto vi e' da dire che a furia di fregarcene ecco poi come ci siamo ridotti ed inoltre temo che Franza e Spagna, e mettiamoci pure la Germania e tutto il resto del Circo equestre, con questi chiari di luna  abbiano altre rogne da grattare ed  altro da pensare  che dare da mangiare a noi, posto che lo abbiano mai fatto poi ma si sa, le convinzioni piu' stupide a volte sono quelle radicate piu' profondamente.
Dunque siamo soli, nella merda e con un governo, guidato da un kapo' che non sembra nemmeno umano, che pare uscito direttamente da un brutto incubo. Rendiamocene conto finalmente. Rendiamoci conto che questo ciclo economico-esistenziale e' arrivato alla fine.
Checche' ne dicano, a giorni alterni, non ci sara' risoluzione della crisi e non torneremo in ogni caso a rivedere la luce ed ogni ulteriore fascinazione della politica attuale su di noi, ivi comprese le new entry, che Dio ce ne liberi, rappresentera' solo un allungamento dell' agonia, una nuova stazione della Via Crucis che stiamo percorrendo.
Accorrere nuovamente alle urne, quando e se ci chiameranno, per dare il nostro inutile ( per noi ) voto ad una parte o all' altra che, pur cambiando il nome, rappresentano lo stesso identico potere che ci ha ridotto nelle attuali condizioni, appare totalmente demenziale.
Eppure molti italiani lo faranno, anzi, non vedono l' ora che la kermesse cominci per poi magari andare a clacksonare come pazzi nella notte, plaudendo alla vittoria della propria squadra politica del cuore e sventolando bandiere che sembrano arrivare dalla coldiretti o dalle associazioni animaliste e che rappresentano invece cio' a cui si sono ridotti i partiti. Querce, spighe, gabbiani e giu' di li',  roba da essere espulsi dal genere umano per indegnita' manifesta.e manifesta incapacita' di intendere e di volere solo a nominarli, figurarsi a votarli. Eppure lo faranno, lo so io e lo sapete anche voi.
Quanto a Grillo ed i suoi, ci costeranno probabilmente qualche altro anno di bollitura, il tempo che arrivino e diventino ESATTAMENTE come gli altri. Immagino che tutti ricordiamo bene le vicende della Lega, dalla nascita ad oggi. Dovevano spaccare il mondo nelle intenzioni e si sono ridotti a delle vere merde e francamente Bossi aveva un po' piu' di spessore rispetto ad un Grillo eterodiretto da centrali che lasciano gia' oggi molto da pensare.
Dunque siamo fritti, dira' qualcuno.
Ebbene, nonostante tutto....NO. Non siamo ancora fritti, almeno irrimediabilmente.
In un mio vecchio articolo - E' l' ora dei cuori impavidi - su Informare Overblog, ponevo l' accento sul fatto che comunque anche i signori re di denari, i padroni del creato, di errori ne hanno commessi a bizzeffe ed il bacino mediterraneo non appare piu' la loro personale vasca da bagno.
Le navi russe, iraniane e cinesi vi sono gia' entrate in pianta stabile, per chi non se ne fosse accorto.  Dunque la situazione e' fluida, certamente ha poco o nulla a che vedere con l' acqua stagnante e paludosa degli anni della guerra fredda, del mondo diviso a blocchi, del mega ricatto nucleare, dove realmente ogni ipotesi di cambiamento, anche minimale, era pura follia. Un' unico elemento ci tiene agganciati al carro internazionale e ci vincola, obbligandoci a questa discesa agli inferi.
Lo stramaledettissimo euro. Tramite l' euro abbiamo interferenze gigantesche non solo sulla nostra sovranita' ma anche nel ventaglio delle possibili opzioni percorribili. Scelte radicali in eurozona non sarebbero consentite a costo di impiegare anche mezzi estremi. A tale proposito Sarkozy, dopo una pippata di coca piu' robusta del solito fu molto chiaro durante una conferenza stampa con la Merkel. Parlo' apertamente di guerra ed era evidente che ce l' aveva con noi o meglio con lo Scaramacai di Arcore. 
Con Hollande le cose non stanno per nulla cambiando, al di la' delle pie illusioni dei soliti inguaribili imbecilli. Il direttorio franco tedesco e' piu' solido che mai e Mario Monti ha , se possibile, peggiorato di molto la nostra situazione. Ormai abbiamo battuto tutti i record negativi, da quello sulla disoccupazione a quello del costo del denaro, dalla tassazione piu' elevata del mondo al 50% di giovani disoccupati...Insomma ovunque ti giri e' un disastro, il costo della spesa, del carburante e delle tariffe ha raggiunto livelli insopportabili ed a furia di predicare il  comandamento "Non finiremo come la Grecia" e' esattamente quello che abbiamo fatto. Che hanno fatto. Con provvedimenti talmente pesanti da uccidere un toro. L'euro ci uccide e ci tiene avvinti a se, prigionieri del mantra montiano dell'indissolubilita' del vincolo che ci lega a questa Europa dei banchieri e dei mercanti ed a questa moneta che sta avvelenando la nostra societa' e le nostre vite. Il legame  attuale con l' Europa ci riporta ad una situazione simile a quella degli anni di piombo, quando la logica dei blocchi impediva ogni soluzione di ricambio, anche quelle estreme, portate eventualmente avanti da eventi traumatici temporanei che potevano sbloccare la situazione.  In questa ottica vanno lette le minacce del fu Sarkozy...Non vi illudete, non vi permetteremo mai di sganciarvi da questo treno.... e per esserne sicuri hanno messo il Professore a Kapo' del vagone Italia e per la prima volta nella storia un militare a Ministro della Difesa. Associando e rendendo complici....e ci siamo capiti.
Ma se l'  euro dovesse crollare   ( e negli ambienti finanziari che contano, dopo il vertice UE, si danno sei, massimo otto mesi di vita alla moneta unica ), sarebbe come un secondo crollo del muro di Berlino, con alcuni paesi occidentali, tra cui il nostro, nella parte dei paesi dell' Est di allora. 
Tutto lo scenario cambierebbe di colpo, non ci sarebbe piu' l' Europa, questa cazzo di stramaledetta Europa delle banche, dell' acciaio, del burro e dei dirigenti culattoni eletti da nessuno, che fanno e disfano a loro piacimento,  l' America sarebbe improvvisamente lontana e si aprirebbe una finestra di opportunita' nella quale saremmo liberi di operare qualsiasi scelta, anche le piu' radicali, anche le piu' impensabili, almeno attualmente. Il tutto in un contesto europeo ed internazionale dove ognuno sarebbe troppo impegnato a tentare di sopravvivere per occuparsi di altro. La fine dell' Euro rappresenterebbe la rottura delle catene, la lacerazione della camicia di forza che indossiamo da settanta anni. La fine dell'Euro coinciderebbe  esattamente con la liberta'. Con la nostra liberta'.
Cosa potrebbe accadere ? 
Tutto, ma veramente di  tutto, anche cio' che oggi non osiamo nemmeno ipotizzare. In Italia manca ancora un vero Leader, almeno come tutti se lo immaginano...
Un tipo alla Kennedy se vogliamo, uno che ci parli guardandoci in faccia, dritto negli occhi ma quell'uomo esiste, e' gia' tra noi. Non lo conosciamo ed anche lui non sa ancora cosa sara' chiamato a fare. Se crollasse l' Euro gli eventi lo promuoverebbero sul campo, come sempre e' avvenuto nella storia e nei grandi cambiamenti e credo che, alla fine della fiera, potrebbe contare su una forza risoluta, decisiva e disciplinata gia' presente sul territorio nazionale. Una forza che a quel punto non avrebbe piu' scuse per traccheggiare e lasciare la Nazione a dissanguarsi alla deriva. Se cio' avverra', quando avverra', sara' come uscire da un incubo, da una catacomba oscura, come da uno stato di sudditanza  indotto da psicofarmaci e portato avanti per decenni da un branco di macellai del loro stesso popolo. Ci libereremo di loro, di tutti loro e rivedremo finalmente  il sole e forse scopriremo tutti insieme, sbattendo le palpebre e piangendo di gioia, di essere esattamente quello che ci hanno sempre impedito di essere e che, soprattutto, ci siamo sempre rifiutati di essere. Un popolo.

martedì 28 agosto 2012

Per loro siamo solo divertenti


di Il Cavaliere Nero -
Bersani dice che lui è pronto a governare. Un giornalista gli chiede se questo non destabilizzerà i mercati. Lui risponde che "no, i mercati ci conoscono già. Abbiamo già governato in passato e io sono stato due volte ministro". il giornalista è soddisfatto. Il pubblico davanti alla televisione anche.
Nessuno ha dunque più nulla da obiettare se ad approvare il Governo di un Paese non siano chiamati i suoi cittadini, cioè gli elettori, ma "i mercati". Gli italiani potranno forse recarsi alle urne, ma solo per scegliere il candidato che "i mercati" vogliono eleggere. Altrimenti si fa come per i referendum in Europa: se vincono i no, la consultazione si ripete. All'infinito, finché i sì non prevalgano.
La gerarchia della sovranità, nel dopo Monti, si riscrive così. Al vertice di ogni Paese si trovano gli speculatori, i grossi specialisti in debiti sovrani e tutto il mercato secondario. Immediatamente sotto ad essi si muovono le élite internazionali, che occupano le principali istituzioni europee, sia politiche che finanziarie. Emanazione diretta di queste ultime sono i tecnici, i commissari incaricati di realizzare nei singoli parlamenti le decisioni assunte nei consessi privati. Poi vengono i politici vecchia maniera, ovvero il paravento costituzionale, preposti a legittimare con il loro voto scontato gli atti di indirizzo delle élite, e da esautorarsi a piacere se non obbediscono. Infine viene il popolo, cui attraverso la pantomima delle elezioni politiche si conferisce l'illusione di avere ancora una parvenza di potere, in una forma di governo ormai irrimediabilmente degenerata, che forse ha perlomeno il pregio di avere reso palesi meccanismi che prima erano meno appariscenti.
Noi non contiamo niente. Non siamo pericolosi. Siamo solo divertenti. E dei poveri illusi se pensiamo di liberarci di questa cupola attraverso il voto e l'usuale prassi democratica che semplicemente NON ESISTE, e' solo un parto della nostra fantasia ed a nulla servono gruppi, gruppettini e gruppettazzi che predicano utopie. La verita' e che siamo in un labirinto senza uscita o meglio per uscire dovremo demolire tutto, posto che ne avremo ancora la forza. Da qui se ne esce solo in maniera "virile" e prima lo comprendiamo e meglio sara'.

lunedì 27 agosto 2012

Un popolo rincoglionito e l' illusione della salvezza


di: Un povero ignorante -

Abolito di fatto l’obbligo di convertibilità fra oro e moneta,  in pratica ogni governo nazionale con il supporto della banca centrale può creare e disporre in maniera discrezionale della propria moneta per indirizzarla secondo gli usi che riconosce più urgenti, socialmente utili e prioritari.
Il problema non riguarda più la quantità di moneta a disposizione, perché virtualmente illimitata, ma la modalità con cui viene utilizzata a fini pubblici,il  che, in certe situazioni di piena occupazione e saturazione della capacità produttiva, può condurre a derive inflazionistiche interne e ad eccessiva svalutazione esterna della moneta nazionale nei confronti delle valute estere. In questo nuovo contesto, chi si ostina ancora a ripetere che “la moneta è un bene scarso”, “mancano i soldi”, “le tasse servono per ripagare i beni e servizi offerti dallo stato e a rimborsare il debito pubblico”  è un mentecatto oppure è un farabutto ed in Italia e non solo abbondano, purtroppo, entrambe queste tipologie di esseri umani.

Guarda caso, sempre a partire dal 1971 in poi, una volta che l'umanità aveva conquistato questo diritto fondamentale di utilizzare senza limitazione la moneta per il suo benessere e il miglioramento delle forme di convivenza civile, una folta schiera di farabutti, ciarlatani, mentecatti al soldo di grandi banche, lobby e multinazionali, ha cominciato una violenta campagna di propaganda per dimostrare che la moneta lasciata in mano allo Stato ci avrebbe rovinati tutti, a causa dell'aumento spropositato del debito pubblico e dell'inflazione, ed era quindi necessario affidarla a banche centrali private, autonome e indipendenti. Con la connivenza di classi politiche meritevoli  di un plotone di esecuzione, cosi' e' stato fatto con il brillantissimo risultato di essere stati veramente rovinati e senza possibilita' di appello,  aumentando a dismisura e ad ondate pressoché regolari e cicliche il debito pubblico verso soggetti privati.
In pratica le banche centrali private hanno sostenuto  in modo illimitato soltanto le banche commerciali private con il pretesto della stabilità finanziaria ed hanno indotto  i governi a perseguire una ferrea disciplina di pareggio di bilancio (mes,fiscal compact), per mettere appunto un argine ai due mali del secolo (secondo loro): il debito pubblico e l’inflazione.
In realtà lo scopo delle èlite finanziarie è da secoli quello di evitare gli effetti redistributivi del reddito e convogliare le risorse in poche mani, ma la gente  crede a questa palla e vota puntualmente alle elezioni tutti i politici (di destra, sinistra, centro. La differenza serve solo a rafforzare l’efficacia dell’inganno ed a fornire l'illusione di una parvenza di democrazia ) che foraggiati dai banchieri promettono di abbattere sia il debito pubblico che l’inflazione dilaniando i nostri risparmi ed il nostro reddito con l’aumento della pressione fiscale a livelli assolutamente insostenibili.
I cialtroni ci assicurano che, una volta risolti i due mali del secolo, vivremo tutti felici e contenti e magicamente occupati, peccato che i dati confermano l'esatto contrario, perché nella storia del mondo tutti i paesi che hanno praticato rigorose politiche di risanamento dei conti pubblici e un controllo capillare dell'inflazione, hanno sempre attraversato profondi periodi di disoccupazione cronica e recessione economica.
Siamo dunque alla sindrome di Stoccolma allo stato puro, purissimo. Tutti noi siamo come sotto psicofarmaci, ormai del tutto debilitati ed innamorati e abbagliati dal fascino perverso dei nostri carnefici e d'altronde, se uno riesce a convincerti che rubando i tuoi risparmi, riducendo i salari, cancellando i diritti e le tutele sindacali, eliminando tutti i servizi pubblici essenziali, riuscirai a vivere meglio, significa che hai seri problemi psichici da risolvere e prima di dedicarti allo studio dell’economia, dovresti fare una bella indagine del tuo inconscio: meglio leggere Freud e Jung che ripassare Keynes o Minsky. 

giovedì 23 agosto 2012

Con Musumeci si alza il vento della Destra, il vento della riscossa

di Gianni Fraschetti -


tutte le volte che sento il nome di Nello Musumeci scatta nella mia testa un fenomeno strano, una associazione di idee automatica e mi viene istintivo associare il suo nome con un aggettivo desueto, di altri tempi e comunque ben difficilmente coniugabile di solito con la figura di un politico: galantuomo.
Pazzesco eh ? Definire un politico galantuomo di questi tempi puo' apparire addirittura irriverente, se non offensivo, nei confronti di milioni di italiani che non riescono piu' a condurre una vita dignitosa, stanno lentamente  scivolando nell'indigenza piu' totale ed alla fine e' proprio alla politica ed a questa classe politica che li ha condotti fino a qui che devono tale stato.
Ma Nello Musumeci e' un galantuomo. E' un politico ed e' un galantuomo e si puo' essere con lui o contro di lui, lo si puo' osannare o combattere aspramente ma tutti, amici ed avversari, non possono non riconoscerne lo spessore umano e l' integrita' morale e quella coerenza e quello spirito di servizio che hanno sempre motivato la sua azione politica e le sue scelte, a volte molto difficili e sofferte. 
Un galantuomo di altri tempi dunque, una figura quasi risorgimentale anche nell' aspetto e nell' eloquio fluente, affascinante, colto che richiama in continuazione a tutto dio' che c'e' di positivo e di nobile nella vita di un essere umano, a sentimenti che forse sono sopiti nell'animo degli italiani ma che non possono essere spariti definitivamente.
E non sono parole vuote le sue, perche' l' uomo  pratica con cartesiano rigore cio' che predica e se gli piace affermare e ribadire che nella vita  ".... non bisogna  fare solo cio' che ci conviene ma soprattutto cio' che e' giusto,,,", poi attua concretamente  questo precetto ed abbandona un partito di potere, dove avrebbe potuto rimanere nella sua cuccia, al caldo e ben protetto dal gelo della notte, per affrontare le incognite e le insidie che da sempre sono le fedeli compagne degli uomini che restano fedeli  a se stessi ed alle proprie idee. Agli uomini che vogliono rimanere tali anche nelle condizioni piu' difficili e non intendono precipitare nelle categorie determinate con cruda e feroce efficacia da Sciascia ne "Il giorno della civetta". E sappiamo bene quanti di costoro purtroppo calcano la scena politica italiana, sempre piu' simile ad uno scadente varieta' di infimo ordine.
Uomo dunque, e gia' basterebbe per definirlo, galantuomo aggiungo io, desideroso di riconoscergli sul campo un attributo antico, che una volta qualificava i migliori.
Si sa che i simili vanno con i simili e Nello Musumeci ha avuto la sorte di incontrare lungo il cammino persone che gli assomigliavano e che condividevano con lui il gusto della sfida, il  piacere sottile della  coerenza nel rimanere intelligentemente fedeli alla propria storia ed alle proprie radici, uomini  che non avevano avuto timore, come lui, di prendere la propria vita e rimetterla pesantemente in gioco, fin dalle fondamenta, esponendosi a sfide da far tremare i polsi. Uomini che credevano e che non hanno mai smesso di farlo, perche' se non avremo delle verita' in cui credere e per le quali batterci nulla sara' mai possibile. Nel ricordare queste persone e' impossibile non menzionare Francesco Storace, col quale la destra italiana ha un debito di riconoscenza che non potra' essere estinto. Anche lui  ha dimostrato con i fatti che nella vita si deve fare quel che e' giusto, non quel che conviene, che e' poi l' esatto contrario del primo comandamento dell'UDC, praticato con disarmante assiduita' da Pierferdinando Casini e dai suoi sodali e che e' poi il motivo per il quale noi con loro ci stiamo cosi' male.
Tutti noi vogliamo vincere finalmente, Storace vuole vincere e gli altri hanno poi seguito perche' hanno capito che  siamo in presenza di un miracolo, come nel '94.
Il segnale che arriva dalla Sicilia e' chiaro, addirittura nitido. Il centrodestra ormai e' sulla linea del Piave, non puo' arretrare ancora e la Destra si rivela  determinante ed insostituibile nel preparare la riscossa. Non a caso Nello Musumeci e' un uomo sul quale non e' possibile, neanche volendo, equivocare sulle origini e sul percorso politico tanto e' chiaro in ogni suo passaggio. I siciliani oggi e gli italiani domani meritano qualcosa in piu' dei soliti tristi personaggi perennemente in cerca di autore. Con Nello Musumeci si torna a fare chiarezza perche' vivaddio, votando per lui, i siciliani sapranno perfettamente per chi votano. E di questi tempi non e' cosa da poco.


lunedì 20 agosto 2012

Ma almeno avete capito per chi lavorano le tre zoccole ?


C'e' da rimanere sconvolti a leggere i titoli primi, cubitali in prima pagina di quella sorta di abominio giornalistico che è Repubblica. Poco da meno sono gli altri giornali da toilette come La Stampa, che offre anche lei un’ampia carrellata di proteste da tutto il mondo, il Fatto, il Corriere, il Giornale, Libero di Belpietro e televisioni di ogni tipo. Tutti con lo stesso titolo o similare,  tutti con le stesse foto. Foraggiati, pardon, consigliati dalla stessa entità ? E la ciliegina sulla torta del... “Nadia la vuole Playboy”...dove la mettiamo ? All' idea della troietta in pose sensuali mi sono veramente emozionato ed ho trattenuto una lacrima di commozione. Io la proporrei per un premio Nobel  che so… della dissacrazione delle religioni come quello che fu dato a Dario Fo.. o aveva un’altra motivazione ? Non ricordo ma abbinata a Fo la puttanella la vedo molto bene...anche con la Rame fa molto pendent a dire il vero.
Importante !
Nadia  nella foto esibisce sfacciatamente al mondo la sua appartenenza ad Otpor  con il pugno chiuso e tanto di maglietta.Per chi ha la memoria corta o lo ignora,  Optor è quell’organizzazione creata per sovvertire i governi democratici sostenuta da George Soros, con Freedom House e Open Society Institute e Soros è quel simpatico speculatore che promuove per conto della CIA e dei Rotschild le Rivoluzioni Colorate o Colpi di Stato morbidi. Lo strumento operativo di Soros e' Otpor e ci piace rammentare  che Optor è riuscita a provocare il rovesciamento del legittimo  governo,  in Serbia, in Georgia, con l’imposizione del sionista guerrafondaio Mikhail Saakashvili, in Ucraina, in Kirghisia, in Egitto ed ha tentato anche in Russia, in Iran ed in Venezuela....In Arabia Saudita, Qatar ed in quegli altri paradisi della democrazia cari agli USA no, non si sono fatti nemmeno vedere. 
In Italia si fece conoscere come Movimento Viola contro Berlusconi. In America è il movimento Occupy Wall Street e più generalmente conosciuto ora come Occupy. 
Il sionista Soros di origini ungheresi è noto da noi per aver fatto collassare la Lira nel 1994, dopo avere devastato con la complicita' di quel farabutto di Ciampi le nostre riserve valutarie, per poi comperare per quattro soldi, per se e per i suoi mandanti, una bella fetta del notro patrimonio mobiliare in borsa. Lavora per i Rotschild, per la Corona inglese ed a tempo perso per la CIA ed è il sostenitore delle droghe libere. Come per la guerra dell’Oppio in Cina per capirci, ricordate ? Probabilmente ha cospicui interessi anche nel ramo.  Vi sembra che io stia esagerando? A me no...
Ora sta speculando sull’euro  e sul suo capo pende un mandato di cattura internazionale del Governo Russo perche' c'ha provato anche col rublo ma e' dovuto scappare a gambe levate e se si avvicina da quelle parti finisce alla Lubianka. E l’idolo di Repubblica e tutto il Gruppo l’Espresso. E qui se avete capito il cerchio si chiude.
Io credo che gli organizzatori di questi eventi mediatici pensino che il popolo sia più che idiota,  rimbecillito fino all’osso ed irrecuperabile, vista la disinvolta arroganza con cui queste identità globaliste e criminali si fanno riconoscere nel dare la linea a noialtri poveri imbecilli.
Ma qui  siamo un pochino attenti a queste cose.   E tuttavia nessun altro per ora ne parla… che squallore! 

sabato 18 agosto 2012

La Santa madre Russia e' l' ultimo bastione della civilta'

NON FRANTUMATECI LE PALLE CON QUELLE TRE ZOCCOLE DELLE PUSSY RIOT

Anche queste tre puttane vengono deliberatamente strumentalizzate dal potere finanziario occidentale per demonizzare la Russia ed uno dei pochi uomini al mondo che osa sfidarlo, Vladimir Putin.
Questa Russia, che oggi sembra quasi riprendere in mano l’eredità di Bisanzio ergendosi a scudo contro le derive sia culturali che militari dell’Occidente post-cristiano, è la stessa che, fino a solo qualche decennio fa, rappresentava “l’impero ateo” per eccellenza e che, ancor più di recente, sotto il regime dell’alcolizzato e filoccidentale Eltsin, sembrava destinata ad un’irrimediabile tracollo e alla totale dissoluzione sociale e politica.Quello che è accaduto in Russia negli ultimi anni è, pertanto, un evento straordinario, una vera “resurrezione” che, per essere compresa, dev’essere giudicata non con le nostre categorie politiche, culturali e morali occidentali, ma a partire dalla Russia stessa, dalla sua cultura e dai suoi valori.Ma la mossa realmente rivoluzionaria di Putin è stata quella di capire che la resurrezione di un popolo, ancor prima che economica, dev’essere morale e spirituale. Ed è da questo presupposto che nasce l’alleanza del governo russo con le “religioni tradizionali russe” ovvero, in primis, con quella Chiesa Ortodossa senza la quale è impossibile anche solo parlare di un’anima russa.Molti Cattolici (soprattutto laici) vedono oggi nella Russia, se non un bastione, almeno un inatteso “spiraglio” di luce in un mondo anticristiano e ostile. Alcuni, in chiave escatologica, ricordano le parole della Madonna di Fatima: “la Russia si convertirà e il mondo conoscerà un periodo di pace”; vedendo nella rinascita spirituale del popolo eurasiatico un frutto di quella “consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria” che, a dispetto degli scrupoli umani e delle paure della Gerarchia, sarebbe comunque avvenuta – non si sa bene in quale forma – negli anni ’80…Ma qualcuno va oltre e sull’onda di un certo apocalittismo “fatimita” vede, nella presunta viltà dimostrata da una parte delle gerarchia cattolica, l’impedimento a che anche la seconda parte della promessa, ovvero l’auspicio della pace, si realizzi. La conversione della Russia, infatti, non sembra affatto essere la premessa di una pace mondiale ma, al contrario, il segno del radicalizzarsi di uno scontro che vede da una parte l’Occidente post-cristiano e massonico fautore di un Nuovo Ordine Mondiale fronteggiarsi con una Russia identitaria che, semplicemente, non accetta questo progetto (…)Uno scenario da Armagheddon che prende forma nel silenzio afoso delle nostre giornate estive, trascorse a parlare di Belen, dell’ultima “uscita” di Casini o di Vendola…e della performance di tre stupide puttanelle che non si sono nemmeno rese conto del gioco tanto piu' grande di loro nel quale erano finite. 

venerdì 17 agosto 2012

Deutschland uber palles

Non so se avete notato,ma in pratica pare che in questa unione europea di usurai l'unico parlamento e istituzioni che contano sono quelle tedesche.E così Draghi deve sentire la Buba,la Merkel il suo parlamento,e tutti noi la decisione della Corte Costituzionale.
Mi chiedo che ci stanno a fare i Parlamenti e le istituzioni degli altri Stati (del nostro la domanda é inutile
,essendo impresentabile pure a Ulan Bator),ma soprattutto quello europeo,che pare impegnato solo a misurar zucchini e a servire ogni lobby multinazionale che bussi alla porta,anche a scapito dei popoli. Un merdoso ed inutile ( politicamente ) ufficio commerciale popolato da una massa di costosi deputati che non contano veramente un cazzo. .
Quindi il solo parlamento che conta é il Bundestag, lì veramente si decide tutto. Ma a ben pensare, giuridicamente dovrebbe  valere quello irlandese,olandese, invece, non si sa bene in base a quali poteri conferiti il Reich decide per tutti.  Basta un suo niet e tutti devono adeguarsi e sottomettersi  al suo servizio,per la sua prosperità e gloria.
Ma non ci siamo ancora rotti i coglioni di servire in tavola ? E se non ce li siamo ancora rotti, quando pensate che sia politicamente corretto romperseli ?
Dio ci scampi da fantomatiche unioni politiche che molti vorrebbero!

martedì 14 agosto 2012

Caput Mundi, il mio libro


di Gianni Fraschetti -

Spero che mi consentirete per una volta di fare pubblicita' al mio libro e che mi scuserete per questo titolo sfacciato ma e' la verita', a quanto pare. In parecchi hanno gia'  letto Caput Mundi  ed il giudizio fino ad ora e' unanime, e' qualcosa di molto, molto speciale. Il libro nasce da  una idea che ho maturato per molto tempo  prima di  metterlo su carta ( si fa per dire ....) e quando cio' e' avvenuto sono state le pagine piu' veloci che abbia mai scritto. E' andato giu' di getto, 550 pagine, senza un intoppo narrativo, come se fosse gia' stampato a lettere di fuoco dentro il mio cervello. Intanto che cerco un editore che abbia il coraggio o se mi consentite le palle, per pubblicarlo ho deciso di uscire con l' edizione in e-book e di sottoporlo al giudizio dei lettori. Ho bisogno di sapere come viene recepito e valutato anche perche' sto scrivendo il secondo volume della trilogia ed e' importante per me capire il corretto angolo di approccio.
Qui di seguito troverete la mia prefazione introduttiva, che non c'e' nella edizione e-book. Credo che vi siano riflessioni interessanti, che potranno stimolare la necessaria curiosita' ad acquistare e leggere il libro. Per farlo non dovrete fare altro che battere Caput Mundi Gianni Fraschetti su Google e dopo non avrete che l' imbarazzo della scelta per trovare la libreria informatica che lo vende. E' stato distribuito molto bene dal mio editore che e' bravo ma ...ahime'...non stampa.
Auguro a tutti buona lettura, sia delle righe che seguono, sia del libro se deciderete di acquistarlo.
                                                             
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Questo romanzo si colloca a meta’ strada tra una ucronia e la fantasy pura. Non e’ ucronico poiche’ non si avvale di uno specifico punto di divergenza per creare una storia alternativa e non e’ fantasy perche’ tratta di personaggi realmente vissuti. E’ un tentativo di dare vita e forma ad una lettura di eventi realmente accaduti meno convenzionale e conforme a quanto ci racconta la storiografia ufficiale. Tranne il meccanismo che viene utilizzato per trasferire nel tempo Ferrari ed i suoi uomini che si basa comunque su una possibile futura evoluzione di studi sull’ argomento,  tutte le armi, le tecnologie ed i mezzi utilizzati e descritti nel libro dalle parti in conflitto, sono reali, esistenti e purtroppo per  l’ umanita’, perfettamente funzionanti.
Scopo del romanzo non e’, ovviamente, dimostrare che se un simile evento si verificasse i viaggiatori avrebbero buon gioco a dominare i campi di battaglia della II GM, molto probabilmente il solo Cavour ed una Squadriglia di F35 sarebbero sufficienti a vincere quella guerra e non ci vuole molta fantasia a capirlo, ma e’ quello di dare una lettura di quel conflitto che cerchi di mettere a fuoco la complessita’ della storia nel suo insieme, quanto episodi apparentemente lontani nel tempo possano avere influito sulla nostra vita odierna e lanciare, in modo atipico, un grido di allarme su quello che potrebbe essere il futuro del pianeta e della nostra razza.
Questo romanzo ha la pretesa di trattare la condizione umana nella sua globalita’ e non intende rappresentare una acritica difesa a posteriori di una delle parti in causa. Ferrari ed i suoi uomini tentano di operare, mio tramite, le scelte moralmente ed eticamente giuste nella difficile situazione che si trovano ad affrontare. Si schierano a difesa del proprio paese pur criticando aspramente quanto ritengono profondamente ingiusto e non si limitano ad accettare passivamente l’ esistente ma si battono, realmente, per dare vita ad un nuovo mondo e vera dignita’ al singolo essere umano.
Talune figure storiche risultano assai diverse da come sono state descritte nelle biografie ufficiali ma non vi sono state forzature in tal senso. Mi sono limitato ad attingere a fonti di pubblico dominio ma di scarsa pubblicizzazione per fornire contorni meglio definiti e reali contenuti a personaggi che tanto hanno pesato nella vita di tutti.
Se vi e’ un ampio uso della fantasia nello sviluppare la complessa dinamica del romanzo, che non viene comunque mai spinta ai confini della realta’            nell’ ipotizzare quanto sarebbe potuto accadere, non ho utilizzato licenze letterarie o ipotesi puramente astratte ma solo fatti, appurati e documentati, per quanto riguarda i numerosi riferimenti storici.
Ad esempio, il Primo Ministro polacco Beck fu realmente istigato a non accettare una soluzione di compromesso per risolvere la questione del corridoio di Danzica e fu successivamente spinto a respingere l’ ultimatum tedesco. Dopo di cio’ la Polonia fu completamente abbandonata e quando venne invasa non ricevette alcun tipo di aiuto, sotto nessuna forma. I polacchi furono traditi e successivamente abbandonati dagli angloamericani nelle calde braccia di Stalin ed oltre cinquanta anni di schiavitu’ furono la ricompensa per avere creduto alle parole di Roosevelt ed essersi battuti per cinque lunghi anni. Non furono lasciati soli pero’, altre decine di milioni di europei pagarono con                     l’ asservimento all URSS il debito contratto dagli angloamericani e questo la dice gia’ lunga sul reale significato della “crociata per la liberta’” intrapresa da questi ultimi.
La vicenda della bomba atomica e’ fin troppo nota per parlarne, salvo sottolineare che se pure accettassimo come moralmente giustificabile               l’ utilizzo di un’ arma nucleare per porre termine al conflitto ed evitare una sanguinosa invasione delle isole del Giappone, ne venne poi lanciata una seconda, il giorno dopo, senza nemmeno dare ai giapponesi, dopo la prima, il tempo materiale di arrendersi. Il che pone parecchi dubbi su quali fossero le  finalita’ occulte di quei bombardamenti.
Sicuramente un palese e totale disprezzo per le vite umane delle popolazioni civili da parte dei vincitori rappresenta un elemento costante nelle loro azioni. Atomiche a parte,  il moral bombing fu la chiara ed evidente espressione di una filosofia che intendeva levarsi fisicamente di torno la Germania per almeno un secolo e di un disegno politico di totale assoggettamento economico che ci avrebbe poi condotto nella situazione odierna. Hitler fu per loro una vera manna dal cielo, alcuni sostengono che fu finanziato e sostenuto dai Rotschild, io non so se sia vero, e’ certo che alla fine, a conti fatti, fu assolutamente congeniale ai progetti di distruzione e di dominio americani. Il piano Morghentau fu realmente concepito e parzialmente applicato, provocando la morte, per fame, di centinaia di migliaia di cittadini tedeschi. Fu sospeso per pura convenienza, quando le mutate condizioni politiche in Europa consigliarono un atteggiamento diverso e molto piu’ prudente nei confronti della Germania. Il ponte aereo per rifornire Berlino e la visita di Kennedy con il suo famoso discorso non furono altro che il tentativo di arruffianarsi un popolo che tornava in prima linea contro le orde provenienti da Est. Nulla era poi cosi’ cambiato sotto il cielo,  tranne un piu’ sofisticato modo di ucciderci.
Le espulsioni di massa trovarono sistematica applicazione proprio alla fine di quel conflitto, per divenire poi la famigerata “pulizia etnica” protagonista degli anni a venire. Territori tedeschi ed italiani vennero bonificati dalle popolazioni residenti e ripopolati di nuova linfa,  con una interminabile sequela di flussi migratori incrociati tra chi riusciva a salvare la vita ed a fuggire via e chi arrivava, prendendo possesso delle case e dei beni dei vinti.
Sul Baltico, in Alsazia, nei Sudeti avvennero vere ecatombi, sistematicamente taciute, durante l’ attuazione di questi progetti e di proporzioni tali da indurre  Konrad Adenauer, primo Cancelliere tedesco del dopoguerra e fin troppo amico delle potenze vincitrici per poter essere sospettato di avere esagerato, ad affermare che in quella fase  “ sono morti, spacciati, sei milioni di tedeschi “. La triste vicenda degli istriani e dei dalmati e’ qui a ricordare cio’ che avvenne da noi e si preferi’ passare sotto silenzio e dimenticare, presi come eravamo dalla ricerca dei nuovi equilibri sui quali avrebbe poggiato la nuova Italia.
Dei vinti tutti hanno detto di tutto. Fatti e misfatti,  verita’ e menzogne, delitti ripugnanti contro i singoli, contro intere etnie e contro l’ umanita’ in generale ed atroci colpe costruite in laboratorio per aggiungere orrore all’ orrore, se mai ce ne fosse stato bisogno. I vinti non hanno segreti, dei vincitori invece  si sa molto poco. Non esiste una storia dei vincitori, legata da un filo logico che assembli in maniera coerente ed obiettiva gli eventi fornendo un quadro realistico di quanto realmente avvenne e soprattutto del perche’ avvenne.
Esiste solo una versione ufficiale della storia, la “ crociata per la liberta’ “ appunto, centrata su punti di forza consolidati nel tempo e dati per definitivamente acquisiti, dove il bene ed il male sono nettamente divisi e dove i buoni sono moralmente legittimati ad utilizzare ogni mezzo, senza limite alcuno, fino allo steminio, per prevalere sui cattivi. Una morale a senso unico ed una sistematica applicazione del metodo dei due pesi e delle due misure che ha minimizzato ed ampiamente giustificato il possibile e l’ impossibile, Hiroshima, Nagasaki, Amburgo, Stoccarda, Colonia, Dresda e tutte le numerose ecatombi che hanno scandito ed accompagnato la marcia trionfale della liberta’, in Europa ed in Asia.
Tale versione ufficiale ha assunto da subito i connotati del dogma e come tale inconfutabile senza cadere nell’ eresia, ovvero non puo’ essere messa minimamente in discussione senza incorrere nel trattamento riservato agli eretici.
Spero vivamente che un romanzo di fantasia posse passare tra le maglie di questo tipo di censura che, francamente, a distanza di quasi settanta anni dagli eventi, appare ormai assolutamente anacronistica ma il libro tratta anche di altro e se la guerra e’ lontana da noi settanta anni, le elite che dominano i destini del mondo sono invece e purtroppo di stretta attualita’.
L’ Ingegner Icke non e’ un personaggio di fantasia. Esiste ed opera esattamente con le stravaganti modalita’ descritte nel libro. E’ in possesso di una tale mole di informazioni che non possono che provenire dalla fonte stessa e rivelandole le discredita e le rende spazzatura mischiandole a sue personali teorie su rettili provenienti da un’ altra dimensione. Icke non e’ un povero pazzo, riceve cospicui finanziamenti per portare avanti questo tipo di lavoro e vive una vita serena e priva di preoccupazioni economiche ed anche di altra natura, il che risulta abbastanza singolare per un personaggio che ha rivelato episodi e trame sconcertanti, che riguardano parecchia gente, arrivando a coinvolgere Presidenti degli Stati Uniti, Segretari di Stato e Consiglieri per la sicurezza nazionale, compreso quell’ Henry Kissinger al quale, tra le tante cose, addebita anche il ruolo di mandante nella uccisione di Aldo Moro, fornendo riferimenti puntuali, compresa la deposizione di Corrado Guerzoni, segretario particolare del politico assassinato, alle autorita’ competenti.
Eppure Icke, ben lungi dall’ essere un animale braccato dai servizi segreti di mezzo mondo come sarebbe logico ipotizzare, riesce a sparare a pallettoni su tutto e tutti, producendo una mole di libri impressionante, a ricevere finanziamenti per questo ed a vivere una vita spensierata, senza che nessuno gli chieda il benche’ minimo conto delle sue affermazioni. Julian Assange, per il quale non nutro alcuna simpatia, sta passando guai parecchio seri per molto ma proprio molto meno.
Vi e’ poi la questione ambientale, il problema di un pianeta che l’ uomo sta conducendo alla dissoluzione, violando sistematicamente ogni legge che regola la vita in tutte le sue forme. Anche in questo caso i riferimenti del romanzo sono assolutamente reali e comprovabili e molto probabilmente le cose stanno addirittura peggio. Il Presidente si limita a tirare le somme di cio’ che tutti sanno negli ambienti che contano e decidono ma che nessuno, anche gli ecologisti piu’ impegnati, dice in maniera organica e comprensibile. La domanda e’, che fine faremo ? La risposta e’ purtroppo il motivo che offre lo spunto per avviare la nostra vicenda.
Resta la figura di Mussolini, al quale il romanzo offre un postumo palcoscenico per cercare di spiegarsi e farci finalmente comprendere cosa realmente volesse fare con la rivoluzione fascista. Mussolini parla molto in questo libro, spiega, si arrampica sugli specchi per giustificare l’ ingiustificabile, enuncia cio’ che fece e cio’ che non riusci’ a fare, quella che poi fu la realta’ e quelli che furono i suoi desideri e tali rimasero.
Non ho inventato nulla, mi sono limitato a leggere, criticamente e con attenzione quanto e’ disponibile su di lui e vi assicuro che non e’ poco quel che si trova.
In taluni passaggi mi sono limitato a copiare pedissequamente quanto aveva detto o scritto, in altri ho tentato di esplicitare un suo pensiero che appariva trasparente, in nessun caso, mai, ho sovrapposto il mio pensiero e le mie convinzioni alle sue. Fu certamente un personaggio complesso sul quale la storia ha probabilmente sospeso il giudizio, che non e’  certamente inappellabile, senza se e senza ma, come la storiografia italiana pretenderebbe e tenta di accreditare dalla fine della guerra. Parafrasando, e’ stato frettolosamente giudicato e condannato in primo grado ma vi sono buoni motivi per ritenere che il processo di appello riservera’ molte sorprese e che il definitivo giudizio di Cassazione consegnera’ definitivamente alla storia un Mussolini ben diverso da quello che e’ stato raccontato fino ad ora.
Commise molti errori, fu sicuramente vittima del personaggio che interpreto’ e fu il piu’ italiano tra gli italiani nei suoi evidenti difetti. Retorica, pressapochismo, approssimazione, una costante idea da monarca supportata da una povera borsa da frate cappuccino.
Fu comunque  abile giocatore al tavolo verde del destino, per molti anni incanto’ il mondo intero con i suoi bluffes e se lo paragoniamo con la compagnia di guitti che da settanta anni calca il proscenio della politica italiana, non ho timore ad affermare che fu un gigante con molte luci ma, ahime’, anche con troppe ombre che inevitabilmente decretarono la sua fine. Qualcuno si chiedera’ allora per quale motivo diviene nel romanzo un protagonista positivo, la risposta e’ semplice e la dico senza troppi giri di parole. Sono convinto che Mussolini, nella sua sgangherata italianita’, amo’ profondamente il suo paese e cerco’ sempre e comunque di operare per il bene del popolo italiano. Non ci riusci’, lo porto’ invece al disastro e fini’ appeso per i piedi ma non credo che si possa andare orgogliosi di questo. Espio’ con la sua morte i difetti congeniti degli italiani che sono ancora tutti li’, in bella mostra, e certamente pago’ colpe che non furono esclusivamente sue.
Pago’ le colpe di una casta politica, militare, economica ed intellettuale che prima lo aveva osannato e poi ne aveva fatto il capro espiatorio, spingendolo verso il baratro e pago’ quelle di un  popolo intero, congenitamente vigliacco ed incapace di affrontare con dignita’ la sconfitta in una guerra alla quale era stato costretto dagli eventi.
In questo libro ho voluto esplorare cosa sarebbe potuto avvenire se,            nell’ ambito di un conflitto che aveva schieramenti obbligati, con buona pace dei fautori di una impossibile neutralita’ o di un nostro impegno a fianco degli Alleati, Mussolini avesse potuto realmente condurre quella guerra autonoma che desiderava, supportato in cio’ da uno Stato Maggiore degno di questo nome.
Che la guerra non si potesse vincere e’ comunque una leggenda metropolitana che ha preso piede e si e’ radicata dopo la sconfitta, per giustificare fin troppi comportamenti disinvolti da parte di personaggi che avevano ben altri doveri da assolvere che liberare l’ Italia dal Fascismo.
A posteriori, col cadavere del nominato tiranno ancora caldo che turbava il riposo di molte persone, si e’ celebrato pertanto un rito di autoassoluzione collettiva, un tana libera tutti come a moscacieca, che ha trovato la sua fonte di ispirazione e legittimita’ nella supposta, conclamata impossibilita’ di vincere quella guerra, che in troppi, invece, avevano scientemente voluto perdere e che a tale scopo si vendettero l’ anima.
Questi malati di interessata anglofilia hanno evidentemente e furbescamente dimenticato, nel momento in cui fecero quanto fecero, il principio cardine del popolo britannico da loro tanto amato. Giusto o sbagliato e’ il mio paese. Per gli anglosassoni rappresenta un limite invalicabile per i popoli latini e per noi in particolare un confine morale incerto e labile. Un punto di vista direbbe qualche moderno acculturato.
La memoria collettiva non e’ purtroppo la somma delle singole memorie individuali che vengono fuse per definire una storia condivisa ma e’ l’ immagine di se stesso che un paese decide di darsi e molti storici alla fine non sono altro che una sorta di addetti stampa al servizio di tale progetto che vedeva quale prima ed inderogabile esigenza quella di rendere vera ed assolutamente credibile la panzana della nostra incapacita’ a far la guerra. Il soldato italiano, quello stesso soldato che aveva versato valorosamente il proprio sangue dal Corno d’ Africa ai deserti nord africani, dai Balcani alle steppe russe, divenne cosi’ quel pittoresco personaggio, mammone e pavido, vigliacco, cialtrone ed infingardo  talvolta ai limiti del grottesco, cosi’ ben rappresentato da Alberto Sordi in tanti suoi film magistrali nella loro spietata crudelta’ verso noi stessi.
Si sono frettolosamente trasferiti nel dimenticatoio anni di sacrifici sanguinosi di milioni di uomini per andare a ricercare e molte volte ad inventare di sanapianta una storia alternativa che potesse giustificare quanto di osceno accadde durante quella guerra. Ne abbiamo lette di tutti i colori, dal fenomeno partigiano in Sardegna e Basilicata alla mistificazione di quanto realmente avvenne alla Magliana ed a Porta S. Paolo a Roma. Omettere, aggiungere e distorcere parve l’ unica strada da seguire per liberarci di un passato ingombrante, il tutto senza avere fatto realmente i conti con cio’ che fummo e cio’ che siamo, convinti che sarebbe bastata una patina di scadente vernice a coprire le nostre magagne, vere o supposte che fossero, con le quali continuiamo ostinatamente a non voler fare i conti.
L’ opera di costruzione di questa memoria collettiva artefatta, di questa immagine disgustosa di noi stessi che da soli ci siamo voluti dare e’ arrivata a capovolgere anche i piu’ elementari valori nel tentativo di dare un minimo di dignita’ a comportamenti che non hanno trovato asilo e cittadinanza in nessun altro paese al mondo. In un bellissimo film di Gabriele Salvatores, Mediterraneo, il regista fa dire ad uno dei suoi personaggi ..” c’e’ stato l’ 8 Settembre, i nemici sono diventati amici e gli amici sono diventati nemici...c’e’ molto fermento...tante opportunita’ di fare denaro “. In questa frase c’ e’ veramente tutta la nostra miseria morale, e’ la rilettura in chiave moderna del “ Franza o Spagna purche’ se magna “ e se un uomo come Salvatores, certamente non sospettabile di simpatie nostalgiche, dipinge in questo modo uno dei momenti piu’ cruciali della nostra storia vuol dire che un certo tipo di favole hanno definitivamente fatto il loro tempo e sarebbe forse ora che noi si faccia realmente i conti con il nostro passato. Guardandolo in faccia,  perche’ probabilmente abbiamo molto meno da vergognarci di quanto ci hanno fatto credere.
I piu’ attivi in quest’ opera di inquinamento della memoria sono stati personaggi che squittivano felici di essere e proclamarsi fascisti tra i fascisti durante il ventennio. L’ elenco e’ infinito ma qualche nome vale la pena di farlo, dal premio Nobel Dario Fo, paracadutista della R.S.I., impegnato ripetutamente in operazioni contro le bande partigiane  a Giorgio Bocca, firmatario di quel Manifesto della Razza che rappresento’ l’ “avanguardia culturale” di quell’ obbrobrio inaudito che furono le Leggi razziali. Bocca fu uno di quelli che le invoco’ e scusate se e’ poco. Cito loro due ma l’ elenco e’ desolantemente lungo, i piu’ sono morti ed umana pieta’ mi obbliga a non turbare il loro sonno eterno. Ho buoni motivi per credere che ci sta gia’ pensando il Padreterno.
Nell’ epoca dellì Euro, dei baciamano, dei signorsi’, dell’ “ Europa che ce lo chiede “ e della sovranita’ estremamente limitata, per non dire inesistente, appare forse difficile comprenderlo ma l’ Italia degli anni ’30 era una nazione rispettabile e rispettata, sul serio. La stessa guerra di Etiopia, portata ad esempio della tracotanza fascista e contrabbandata successivamente come una crudele passeggiata militare ai danni di una povera banda di straccioni, di indigeni indifesi, fu viceversa una dimostrazione di efficienza che l’ Italia forni’ al mondo intero.
Tutti gli esperti militari dell’ epoca ritenevano che la vastita’ e la asprezza del territorio, la mancanza di reti viarie, la lunghezza delle linee di rifornimento, il carattere fiero e bellicoso delle tribu’ etiopi fossero ostacoli insormontabili e prevedevano una campagna lunga e difficile che si sarebbe conclusa con una inevitabile sconfitta. I precedenti, in Africa e dintorni, non mancavano certo, a cominciare da Adua per finire con le terribili bastonate rifilate dagli Zulu ai Reggimenti della sempre piu’ graziosa Maesta’ britannica. All’ epoca non si conosceva la guerra asimmetrica ma le sue regole funzionavano anche allora perfettamente, eccome se funzionavano.
L’ Italia chiuse la partita in sei mesi, lasciando tutti con la bocca aperta. Per fare un adeguato paragone si pensi a come sono andate le cose in Viet Nam e come stanno andando in Afghanistan, dove eserciti moderni, dotati di tecnologie straordinarie che marcano un divario ben piu’ consistente di quello che vi era tra italiani ed etiopi, furono sonoramente sconfitti o si trovano impantanati da un decennio in una situazione senza via d’ uscita.  Si fa un gran parlare inoltre della aggressione all’ unico paese africano aderente alla Societa’ delle Nazioni e dell’ uso di gas da parte italiana. Bisognerebbe anche ricordare che l’ organismo internazionale si era preso tra i suoi membri un paese dove vigeva la schiavitu’, ovvero dove esseri umani possedevano altri esseri umani, che i gas erano di largo e diffuso utilizzo all’ epoca da parte di tutti e che gli italiani ne fecero uso dopo diversi episodi raccapriccianti di torture e mutilazioni ai danni di nostri militari caduti in mano etiope.
Non fu cavalleresco da arte nostra ? Forse ma certamente non meno dell’ utilizzo massiccio del napalm e degli esfolianti a base di diossina che hanno arrostito ed avvelenato decine di migliaia di vietnamiti, del fosforo bianco utilizzato a Falluja, in Irak,  e delle bombe termobariche in Afghanistan i cui effetti sono un piccolo gradino al di sotto di un’ arma nucleare tattica.
Dunque l’ Italia era rispettata ed a ragione. Aveva una propria politica estera ed era poco incline a prostrarsi alle altrui volonta’, possedeva la quinta Marina del mondo e la prima del Mediterraneo, i nostri aerei erano quelli tecnologicamente piu’ avanzati e le crociere atlantiche di Balbo avevano dissolto l’ illusione della irraggiungibilita’ del continente nord americano.
Il  “fuciletto” ’91, portato sistematicamente ad esempio della nostra grossolana impreparazione era molto simile e probabilmente anche superiore a quelli che equipaggiavano i coevi soldati inglesi, tedeschi, francesi ed americani.
Quando entrammo in guerra eravamo impreparati esattamente come tutti gli altri. Manco’ altro e qualcosa venne aggiunto. Mancarono le idee chiare, la volonta’, la decisione ed un quadro strategico preciso. Manco’ da parte del sistema industriale una partecipazione corale allo sforzo bellico e prevalse la volonta’ di liberarsi dei fondi di magazzino. Potevamo tranquillamente produrre di molto meglio ma non lo facemmo e Mussolini sconto’ in quel momento tutti i compromessi che avevano portato il Fascismo a farsi regime, il non avere rinnovato gli alti gradi delle Forze Armate e l’ avere permesso ad una casta di parassiti di continuare ad arricchirsi sulla pelle del popolo italiano. Le solite vecchie, care storie delle quali peraltro siamo prigionieri ancora oggi, per cui si capisce bene di cosa sto parlando.  Si aggiunse a tutto cio’ l’ opera infaticabile di taluni personaggi che si prodigarono in tutti i modi per perdere la guerra. La grave colpa di Mussolini fu non avere modificato la composizione di tali addendi la cui somma fini’ inevitabilmente  col fornire il terribile risultato che conosciamo ma la sconfitta non era affatto annunciata ne’ inevitabile al momento della entrata in guerra, fu il prodotto della sommatoria di vizi italiani, tra i quali purtroppo vi e’ anche una certa tendenza al tradimento. Prima del 25 Luglio nessun pannicello caldo, pietosamente steso a posteriori, puo’ attenuare le gravissime responsabilita’ di quanti collaborarono attivamente col nemico provocando la morte di migliaia di loro compatrioti. L’ Articolo 16 del Trattato di Pace da noi firmato e’, purtroppo, assai chiaro a tale proposito e parla di immunita’ fin da Giugno del 1940 ed il fenomeno fu talmente sfacciato e rivoltante che nel dopoguerra, per cercare di fornire una versione alternativa dei fatti e sopire le polemiche, venne svelato il presunto mistero di Ultra. Anche se molto ci sarebbe da dire basta solo osservare che la decrittazione non e’ una traduzione simultanea come i piu’ sono stati indotti a credere. Porta via molto tempo e non sempre ha successo, pertanto talvolta risulta utile ed altre, molte, interviene troppo tardi per modificare l’ andamento degli eventi.
Ultra non era una macchina ma con questo termine gli angloamericani designavano tutte le informazioni crittoanalitiche di alto livello. Ultra secret, appunto. Indubbiamente gli inglesi riuscirono a violare a fondo parecchie delle cifratrici di flusso utilizzate dai tedeschi tra le quali la famosa Enigma ma e’ altrettanto indubbio che lo sfacciato tentativo di spacciare il volgare tradimento per una capacita’ crittografica al limite del divinatorio ha avuto il solo scopo di fornire un postumo e patetico alibi  a parecchi personaggi che avrebbero dovuto spiegare fin troppe cose.   
Infine Teutoburgo, Macrino ed  i romani. A taluni sara’ apparsa una forzatura mettere insieme Legioni romane ed incrociatori lanciamissili ma non e’ cosi’. La storia va letta tutta insieme ed interpretata poi nel suo complesso. La nostra condizione odierna e’ il risultato della concatenazione di eventi che si sono succeduti nel corso dei secoli, generando una sequenza di cause ed effetti in un contesto di infinite possibili alternative.
In questa mutevole rete stradale dove hanno viaggiato i fatti  e le vicende personali e collettive degli esseri umani, vi sono pero’ degli incroci, dei punti sensibili, ove la deviazione dal tragitto non si e’ limitata ad un allungamento del percorso ma si e’ tramutata in un radicale capovolgimento dell’ indirizzo storico che l’ umanita aveva intrapreso.
Credo che la storia, nella sua complessita’, abbia comunque una naturale tendenza a rendere le cose semplici. Una grande civilta’ ad Occidente, quella romana ed un’ altra ad Oriente, la Cina. Questa era la direzione che il mondo stava percorrendo finche’ non si giunse al fatale incrocio di Teutoburgo. Theodor Mommsen, premio Nobel nel 1902 per la letteratura con la sua opera Romische Geschichte ( Storia romana ), identifico’ quella battaglia come punto di svolta della storia mondiale.
In quel preciso istante le umane vicende presero un’ altra direzione, completamente diversa da quella precedente, diametralmente opposta. Dopo Teutoburgo vi fu la frammentazione dei popoli, la diversificazione esasperata e le migrazioni disperate. Roma rinuncio’ ad espandersi in Europa e dovette col tempo abbandonare molti territori che aveva civilizzato, tra i quali la stessa Inghilterra che fu invasa dai sassoni. Il lebensraum, lo spazio vitale di triste memoria ed il VolksGeist, lo spirito del popolo e quindi le basi stesse del nazionalismo germanico, nascono proprio in questa fase nell’ animo del popolo tedesco.
Si andava verso una grande europa romanizzata e ci si ritrovo’ invece con la totale disgregazione portata dal medioevo e dal sistema feudale. Non concordo con quanti tentano di rivalutare  tale periodo, fu la fine del sogno di un effettivo amalgama dei popoli europei e ad eccezione della breve parentesi di Carlo Magno che dimostro’ unicamente l’ impossibilta’ per chiunque altro che non fossero i romani di portare a termine quanto da loro  iniziato, in definitiva rappresento’ il vero crepuscolo della civilta’ occidentale e l’ inizio dei microcosmi e degli egoismi locali. Una visione comunitaria esclusivamente tribale ebbe il sopravvento, il civis romanus sum, massima espressione della dignita’ del singolo individuo, venne sostituito dai vassalli e dai servi della gleba, tutte le prospettive della razza umana cambiarono radicalmente, il pensiero politico di ampio respiro, illuminato e profondo nello spazio e nel tempo, venne sostituito dalla visione del campanile che non riusciva a spingersi oltre il giardino della propria casa e l’ ideale del tutti insieme venne soppiantato dal tutti contro tutti.
I romani avevano  dato risposte a quesiti che continuano ancora oggi a non trovare adeguate soluzioni. La tanto invocata societa’ multietnica, multirazziale e multiconfessionale, la chimera dei nostri tempi difficili, era da loro praticata con successo  e costituiva parte essenziale di un sistema sociale che sanciva con chiarezza diritti e doveri all’ interno di un  cosmopolitismo che rifuggiva da ogni tipo di razzismo biologico. Il principio di nazione che cerca la sua identita’ nella purezza del sangue ed in deliranti forzature etniche nasce e si sviluppa proprio con la fine di Roma innescando una serie di traumi che perdurano ancora oggi, in un circolo vizioso che pare non avere fine.
Che la faccenda possa piacere o meno l’ unita’ d’ Italia la fecero i romani e le popolazioni del Sud andarono a colonizzare il Nord mano mano che le tribu’ barbare che lo abitavano si sottomettevano a Roma, con buona pace di coloro che inseguono inesistenti radici celtiche chissa’ per quale motivo poi ma tant’e’, qualsiasi elemento porti ad un ulteriore disgregazione del poco che ormai condividiamo pare essere sempre il benvenuto.
Nel sangue dei Veneti, dei Lombardi e dei Piemontesi e’ presente piu’ Puglia e Calabria di quanto non si creda e cio’ da almeno duemila anni. Gli italici divennero popolo con Roma e tale rimasero per oltre ottocento anni, le successive, cicliche invasioni della Penisola non modificarono che marginalmente tale elemento e molti italici erano biondi con gli occhi chiari ben prima degli Svevi e dei Normanni. Fummo il risultato della societa’ multietnica romana ma fummo popolo e se l’ Italia non divenne poi quella espressione geografica tanto cara a Metternich lo si deve a quell’ imprinting originario che genero’ e consolido’ nei secoli un senso di comune appartenenza ed un comune denominatore cui piu’ di mezza Europa e’  peraltro tributaria.
Dopo Teutoburgo la storia tento’ piu’ volte, senza successo, di ricomporre quella frattura lacerante creatasi nel percorso che stava percorrendo ed i cui nefasti risultati sono sotto gli occhi di tutti. L’ ho fatto io, arbitrariamente, in questo romanzo, riportando il centro dell’ azione a Roma, che non a caso venne chiamata Caput Mundi. L’ ho fatto utilizzando l’unico snodo nel quale la storia avrebbe, forse, potuto riprendere la direzione che aveva forzatamente abbandonato.

Gianni Fraschetti

venerdì 10 agosto 2012

UE: i tedeschi al referendum e noi a moriammazzati


Crescono in Germania le probabilità che per risolvere la crisi dell'euro si debba arrivare alla fine a un referendum sull'Ue. Lo scrive lo Spiegel, secondo il quale "sembra che il governo tedesco si stia preparando alla tenuta di un referendum popolare sull'Ue", in particolare dopo le ultime dichiarazioni del capogruppo liberale, Rainer Bruederle.

"Si potrebbe arrivare a un punto nel quale diventi necessario un referendum popolare sull'Europa", ha spiegato l'esponente liberale in un'intervista al quotidiano Hamburger Abendblatt, aggiungendo che sarà la sentenza delle Corte Costituzionale di Karlsruhe del 12 settembre relativa alla costituzionalità del fondo salva-stati Esm a stabilire "in quali punti si sono raggiunti i limiti della Costituzione".

Bruederle ha affermato che l'ulteriore sviluppo della crisi in corso permetterà di verificare in che misura gli Stati dell'Ue saranno chiamati a rinunciare alla propria sovranità. Nel giugno scorso era stato il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble (Cdu), ad esprimere la convinzione che in conseguenza della crisi ai tedeschi debba essere chiesto non a lungo termine di decidere su una nuova Costituzione.

Nell'esprimere la sua preferenza per una condivisione europea del debito, il presidente del partito socialdemocratico, Sigmar Gabriel, ha precisato che prima sia però necessario elaborare una modifica della Costituzione tedesca, da sottoporre poi a referendum popolare. Pessimista sull'evoluzione della crisi greca continua invece a dichiararsi Bruederle, secondo il quale è "preoccupante la forte tendenza a portare i capitali fuori dal Paese, in particolare da parte delle classi agiate greche".

Il vice cancelliere e ministro dell'Economia, Philipp Roesler, ha ribadito che "solo chi si attiene alle regole, esercita una disciplina di bilancio ed attua sforzi di riforme può contare sulla nostra solidarietà. L'Europa e l'euro hanno il loro prezzo, ma anche il loro valore". Il vice cancelliere liberale ha sottolineato che le aziende tedesche hanno tratto profitto dalla moneta unica, "per questo dobbiamo fare in modo che l'euro si conquisti nuova fiducia", poiché "solo in questo modo l'Europa rimane forte".

Nel frattempo il ministro dell'Economia bavarese, il liberale Martin Zell, ha chiesto a italiani e spagnoli di mettere mano ai loro soldi per risolvere la crisi in cui versano i rispettivi Paesi, in cui il volume dei patrimoni privati è superiore di quattro volte al debito dello Stato. "C'è un considerevole potenziale nei Paesi indebitati ad attivarsi a casa loro, prima di chiedere soldi ai tedeschi", ha spiegato Zell in un'intervista alla Passauer Neue Presse, perché "con titoli forzosi rimborsabili per i propri cittadini questi Paesi potrebbero risolvere la loro crisi del debito". E' necessario, ha ribadito Zell, "tirare in ballo prima i propri cittadini per il risanamento del Paese", poiché il ricorso al fondo salva-Stati "altro non è se non un prestito obbligazionario forzato per i contribuenti tedeschi".
Fonte:MilanoFinanza
Appare sempre piu' umiliante la condizione del popolo italiano nel consesso europeo. Imprigionati in una tecnocrazia algida ed incapace, magistralmente incarnata da Mario Monti e dai suoi Ministri, schiacciati dall' insopportabile peso di una classe politica ignobile, senza dubbio la peggiore del dopoguerra, sempre piu' poveri e senza una vera prospettiva, gli italiani appaiono ogni giorno di piu' rassegnati al destino di negri d'Europa e se trovate l' espressione irriguardosa per i negri possiamo dire tranquillamente schiavi senza timore di smentite. A noi non e' data nemmeno la speranza di poterci esprimere sul nostro futuro, decidono Monti, Passera e la Fornero e dopo di loro o meglio, insieme a loro, si apprestano a farlo Bersani, Casini, Alfano, Vendola e Berlusconi.....Siamo proprio messi bene.
GF

martedì 7 agosto 2012

A Destra c'e' solo il coraggioso Storace



di Gianni Fraschetti -

Tra meno di un anno, se il diavolo non ci mette la coda e la Madonna ci aiuta, si dovrebbe votare....ed io immagino gia' il dilemma di un sacco di gente come me. Gente di destra, ormai da tempo senza  fissa dimora, quando si trovera' di fronte a quella dannata scheda nella solitudine della cabina elettorale, perche' ragazzi, parliamoci chiaro, siamo in una condizione tale da rimpiangere il vecchio MSI di Rauti, quello del tre e rotti per cento. Allora c'erano mille giustificazioni, prima fra tutte quella, non da poco, che in periodi di vacche grasse e succulente nessuno vuole avere a che fare con partiti rompicoglioni, che stanno sempre li' a battere il tasto sui valori e le virtu'.
L' Italia democristiana e del pentapartito, l' Italia del compromesso strisciante, degli Scalfaro e dei Martinazzoli, dei Gava e degli Altissimo, di D'Alema e Veltroni giovani promesse del PCI, l' Italia da bere e da mangiare, da mungere e da spolpare, l' Italia della Giulia Mozzoni Crespi e dei Perrone, l' Italia degli anni di piombo, dell' "uccidere un fascista non e' reato"  e della chiave inglese per passare alla pratica applicazione di questo santo precetto, era in fondo un' Italia florida e popputa, gaudente, scollacciata e ridanciana, immersa a tutti i livelli nell' effimero e non sentiva affatto il bisogno di una destra bacchettona e moralista che alla fine le  rompeva spietatamente il cazzo e le ricordava ogni due per tre che la pacchia sarebbe finita prima o poi  e che sarebbero stati cazzi acidi per tutti dopo, per dirla alla Ascanio Celestini.
Non c'era proprio lo spazio politico dove insinuarsi allora ma oggi, porca miseria, se mai vi sono praterie sconfinate dove lanciarsi al galoppo ed  e' mai esistita una situazione favorevole a raccogliere  il  vento di una certa destra ( non certo quella liberale e liberista ) e'  proprio quella che stiamo vivendo.
L' Italia da bere e da mangiare ce la siamo abbondantemente  tracannata e sgargarozzata, pure a buffo, almeno cosi' dicono.  Adesso resta solo il conto da pagare, un bel conto a dire il vero,  al sig. Monti  ed al suo garbato entourage, che hanno rilevato l' osteria qui e gestiscono e riscuotono in nome e per conto dei nostri sconosciuti benefattori che si dice  abbiano finanziato gli inverecondi bagordi dei felici anni che furono.
Dunque le condizioni sono quanto di piu' favorevole si potesse immaginare e magari quella destra potrebbe anche spiegare che il nostro debito pubblico ha iniziato a correre in quel modo da quando e' avvenuto il divorzio tra la Banca d' Italia, che e' divenuta privata e lo Stato italiano che si e' trovato cosi' obbligato a farsi prestare i soldi a caro prezzo sui mercati finanziari anche per comprarsi le sigarette.
Veramente una gran brutta storia, uno Stato che sta sempre li' dagli strozzini, con l' aria dimessa ed il cappello in mano, ma pare che succeda sempre se si privatizza il prestatore di ultima istanza, ovvero la banca centrale. Si perde la ability to pay, cioe' si diventa finanziariamente poco credibili...forse non glielo avevano spiegato bene ai politici dell' epoca, o forse lo sapevano e non gliene e' fregato un cazzo, come a quelli che hanno votato il MES, il Fiscal compact ed il pareggio di bilancio in Costituzione. Tre perle di rara fattura che avranno il potere di rovinare il futuro di parecchie generazioni di italiani. Roba da pazzi pensare come un parlamentare sano di mente possa votare roba del genere ma io credo che non leggono nemmeno i provvedimenti esattamente come quando,  con successivi e ripetuti decreti, si e' ceduta la sovranita' economica nazionale ai privati ed a istituzioni estere, BCE, esenti da ogni controllo  democratico e persino giudiziario. E questo e' un fatto, pure brutto a pensarci bene e vorrei tanto sapere chi ha delegato i nominati a cedere la NOSTRA sovranita' ma e' chiaro che chi ha il controllo della moneta e del credito controlla anche i politici. Insomma, viviamo in un' epoca strana, dove la costituzione viene messa sotto i piedi ma lo capisce anche un bambino che chi ha il potere di fissare il tasso di interesse, di dare e togliere liquidita' al mercato e quindi di dare e togliere forza all' economia e di far saltare i bilanci delle aziende e degli stessi Stati, ha anche la forza di ricattare parlamenti e governi e di pulirsi accuratamente il culo con la nostra costituzione ( che comunque tutto questo gioellino non era se siamo a questo punto senza che sia scattato in automatico alcun contrappeso )
La destra oggi avrebbe potuto spiegare tutto questo ed anche molto altro ed avrebbe potuto costituire una speranza per quei milioni di famiglie che non arrivano piu'  a fine mese ma in questi anni cosi' straordinari, animati da continui colpi di scena e' avvenuto pure un gioco di prestigio strabiliante. Destra e Sinistra sono sparite, lasciando il posto a due cose strane che non si c apisce bene che roba sono ed al sempreverde Casini che occupa il centro del ring con la baldanza democristiana dei vecchi tempi, promettendo veri sfracelli quanto a confusione politica ed a promesse di consociativismo. Insomma un vero troiaio.
Oggi una vera destra, con idee chiare e senza timori reverenziali, avrebbe dato del filo da torcere a chiunque, come in francia, in Grecia e nel resto d' Europa, ma i furbacchioni lo sapevano che funziona cosi' e l' hanno neutralizzata prima.
A  destra solo un soggetto aveva ben compreso dove si stava andando a parare con tutte quelle pippe sul PPE                 ( veramente intrigante l' assonanza fonetica tra pippe e PPE ) e la casa comune dei moderati del cazzo.
E mica solo quella, ben altro stava bollendo in pentola...ma lasciamo perdere, per ora.
Dicevamo, solo un soggetto capi' e fece coraggiosamente quanto era in suo potere per costruire una casa che potesse accogliere quelli che ormai sono i milioni di profughi di una vera "catastrofe antropologica" come l' ha definita con la solita intelligente ed irriverente arguzia il mio amico Angelo Mellone.
Quell' uomo e' Francesco Storace che comprese tutto con buon anticipo e con coraggio leonino  abbandono' un porto piu' che sicuro, ove poteva lucrare una cospicua rendita di posizione, per affrontare il mare aperto ed in tempesta per tentare di dar vita ad un  nuovo partito, che se avesse fatto male i conti, sarebbe stato la sua bara politica.
Una impresa leggendaria, ai limiti del possibile come ci rammenta la storia della destra italiana fin dalla notte dei tempi. L' ambiente e' sempre stato parecchio inquieto ma fuori dall' MSI e dintorni e quindi di AN, le possibilita' di sopravvivenza dignitosa erano pari a quelle di un sottotenente nella Prima Guerra mondiale. Una manciata di minuti.
Purtroppo e' andata peggio di quanto lo stesso Storace immaginasse e credo anche si augurasse...
Sicuramente voleva che piovesse, magari forte, magari desiderava pure un bel temporale, di quelli seri...ma cazzo, qui e' venuto giu' il diluvio universale. Le schegge della dispora sono ovunque ed  a destra, comprendendo anche il PDL, sono rimasti un citofono, una paio di sedie rotte, il tanga di qualche ministra,  milioni di profughi sbandati ed impauriti e questo piccolo schnautzer creato e condotto da Storace che, nella confusione generale del si salvi chi puo', sta andando coraggiosamente a prendere posizione per fronteggiare gli eventi.
In questa allegoria c'e' tutto il dramma e l' epos della destra italiana, mai come questa volta a rischio di estinzione. Dara' battaglia, io lo so. Conosco l' uomo e conosco bene quell' ambiente, dunque daranno battaglia ma quella battaglia, che lo si  voglia o meno, che ci piaccia o meno, sara' anche e necessariamente  la battaglia di tutto il popolo italiano ed allora che si fa ? Li lasciamo da soli ?  Forse e' ora di metterci il sacco in spalla e di avviarci verso la casa che Storace ha costruito prevedendo cio' che abbiamo sotto gli occhi. La casa della Destra e' quella ormai e per fortuna che ne abbiamo una, c'e' ancora qualche mese, cerchiamo di utilizzarlo per essere pronti al meglio.....