domenica 8 settembre 2013

In Cina esiste la professione di "pugnettista" o, se preferite..."pipparola"

Le signore che fanno il lavoro non sono infermieri o operatori sanitari sono ancora "punheteiras", una professione che è riconosciuta nella Repubblica popolare cinese. Negli Stati Uniti, ad esempio, fornire riviste pornografiche per aiutare gli uomini in servizio, sono più avanzate in Cina. Le signore riceveranno uno stipendio di circa 1200 € ed è un mestiere rischioso 4, a causa del rischio di lesioni da movimenti ripetitivi.

Certamente la creazione di questo nuovo lavoro, il tasso di disoccupazione dovrebbe diminuire e il tasso delle banche del seme del donatore aumenterebbe.
As senhoras que fazem o serviço não são enfermeiras nem profissionais de saúde, são mesmo “punheteiras”, uma profissão que é reconhecida na República Popular da China. Nos Estados Unidos por exemplo fornecem aos homens revistas pornográficas para ajudar ao serviço, na China são mais avançados. As senhoras recebem um salário de cerca de 1200€ e é uma profissão de risco 4, devido à probabilidade de lesão por movimentos repetitivos.

Por certo que criando este novo emprego, a taxa de desemprego ia diminuir e a taxa de dadores nos bancos de esperma iria aumentar.

Traduzione dal portoghese
Fonte: Jornal do estado
La foto qui sopra è reale ed è stata scattata in una banca del seme in Cina.

martedì 19 febbraio 2013

L' Eurozona e' finita....


Lars Seier Christensen, co-amministratore delegato della banca danese Saxo Bank, ritiene che il recente rally dell'euro sia solo illusorio.
Lars Seier Christensen, co-amministratore delegato della banca danese Saxo Bank, ritiene che il recente rally dell'euro sia solo illusorio.
La previsione e' di Lars Seier Christensen, co-amministratore delegato della banca danese Saxo Bank. Il recente balzo della moneta "è illusorio". Quando la Francia entrerà nel pieno della crisi,sarà finita.

ROMA (WSI)- Altro che ripresa dell'economia, come vanno dicendo, quasi pavoneggiandosi, le varie autorità europee, Mario Draghi incluso. E altro, soprattutto, che euro che riflette i fondamentali, tra l'altro a questi livelli così alti, e a fronte di una valuta, il dollaro, che rappresenta una economia, quella americana, che di certo marcia a ritmi più solidi di quella europea.

A dire le cose come stanno, è un alto funzionario del mondo delle banche, ovvero Lars Seier Christensen, co-amministratore delegato della banca danese Saxo Bank, che afferma che "the whole thing is doomed", ovvero che "tutto è spacciato", sottolineando che il recente balzo dell'euro "è illusorio e che la valuta è destinata a fallire, in quanto l'Europa non l'ha sostenuta attraverso una Unione fiscale.

"Venderei ancora di più euro a qualsiasi livello vicino a $1,40", ha detto Christensen, precisando che al momento non ha lanciato nessuna mossa speculativa contro la moneta unica europea. 

Per il funzionario, un altro evento possibile è "liberarsi di alcuni paesi che sono rovinati dall'euro, in modo particolare le economie del sud. La gente sta sottovalutando poi in modo drammatico i problemi che la Francia dovrà affrontare. (una volta che tale possibile scenario si verificasse). Quando la Francia entrerà nel pieno della crisi, sarà finita. Neanche la Germania potrà intervenire e probabilmente non lo farà" .

Christensen, da tempo critico nei confronti dell'euro, afferma che la valuta unica è stata "sostenuta in modo notevole non da ragioni economiche, ma da ragioni politiche". La verità è che "in questo momento ci troviamo in una di quelle false soluzioni che portano la gente a pensare che il problema sia contenuto o affrontato, supposizioni niente affatto vere".

Da segnalare, stando a quanto riporta Bloomberg, che l'euro è salito +8,2% negli ultimi sei mesi contro il dollaro, toccando il massimo dallo scorso 14 novembre del 2011 il primo febbraio di quest'anno. 

Fonte: Wall Street Italia

lunedì 18 febbraio 2013

Obama ha paura dei suoi stessi soldati

Marines  durante la cerimonia di insediamento di Obama
Guardate bene la foto alla vostra sinistra. I marines del picchetto d'onore che hanno partecipato alla cerimonia di insediamento di Obama hanno le armi prive dell'otturatore. Ovvero non sono assolutamente in grado di fare fuoco. E' la prima volta che accade una cosa del genere in quanto il Corpo dei Marines e' quello deputato a concorrere alla sicurezza del Presidenre degli Stati Uniti fin dalla nascita della Nazione americana  e sempre i marines impegnati nei picchetti di onore hanno avuto le armi perfettamente funzionanti ed il relativo munizionamento. Questa volta sono disarmati a riprova che Obama ormai non si fida piu' nemmeno dei suoi soldati

venerdì 15 febbraio 2013

Verso il sol dell'avvenire

Fonte: Dalla parte del torto




FALCE E CARRELLO (COOP)...BANCA E MARTELLO...
PERCORSO COMPLETO...LA NUOVA DESTRA ITALIANA.....
QUESTO QUI SOPRA È IL SOLITO PIRLA CHE CONFERMA.


DA





A





Bersani «Sono pronto a discutere – se sarà il mio turno di guidare il Paese - su come rafforzare il meccanismo di disciplina di bilancio per monitorare I bilanci nazionali.
Il centrosinistra in Italia rappresenta la stabilità della prospettiva europea. Abbiamo fatto sforzi per far entrare l’Italia in Europa e con i governi Prodi, Amato e D’Alema sforzi per rispettare gli accordi europei ed internazionali. Mi spiace però che il mondo debba vedere che un pezzo d’Italia ha qualche dubbio sull’Euro. E’ pericoloso per l’Italia. Le ricette in casa nostra le facciamo noi ma la fedeltà all’Europa è una garanzia“.

Le ricette? Sì,gli spaghetti alla carbonara !...solo questo potete fare....il padrone del ristorante sta altrove...questo crede di comandare...per il resto,a parte gli ipocriti elogi a quei  gaglioffi che ci hanno affondato nella melma dell'euro,caro fessacchiotto d'un Bersani...è quel pezzo d'Italia che ancora conserva la dignità che tu e i voltagabbana che rappresenti non avete più...camerieri eravate e tali siete rimasti.
Perchè non ci ricordi le parole dette a suo tempo contro l'euro da Napolitano,in una delle sue innumerevoli facce.....?

Stefano Fassina al Financial Times:
«Non toccheremo le riforme di Monti.Non rinegozieremo il fiscal compact o l’obbligo di pareggio di bilancio in Costituzione
 (a ottobre, aveva detto “Rottamiamo l’Agenda Monti”.)
Ora invece:Vogliamo continuare le liberalizzazioni..cercheremo un accordo con i sindacati e le imprese per congelare gli adeguamenti di stipendio. 

Questo è da ricoverare alla neuro,,,manca solo l'elogio a Reagan ...

Ai due aggiungiamo Enrico Letta,quel patetico figuro dei pizzini a Monti,membro della Trilateral,Aspen e Bilderberg....notoriamente organizzazioni a sostegno del lavoratori....

Ma andate a farvi fottere,manica di ipocriti...!!!!

Fonte: Dalla parte del torto

mercoledì 13 febbraio 2013

14 Febbraio 1945: apocalisse su Dresda


Il 13 febbraio del 1945 la città tedesca di Dresda, situata nella parte orientale del Paese fu investita dal più intenso e mortale bombardamento della storia della II Guerra Mondiale. A Dresda, città situata in una regione agricola senza importanti aziende industriali, e noto centro culturale ricco di storia e importanti manufatti architettonici (era nota anche come la “Firenze tedesca”), si erano rifugiati molti civili sfollati dalle regioni ricche d’impianti militari e martellati dall’aviazione anglo-americana.
La decisione della distruzione della città  fu  di Churchill che voleva dare a Stalin una prova della forza militare occidentale e, al contempo colpire la popolazione civile tedesca per minare il morale delle truppe del Reich.
L’attacco fu violento e devastante e lascio' la città in preda ad un incendio di proporzioni gigantesche: la tempesta di fuoco che gli strateghi della RAF avevano pianificato.
La prima bomba cadde alle ore 22.09. 
La tempesta di fuoco è provocata da molte centinaia di piccoli incendi che ne formano uno enorme. Esso risucchia al suo interno enormi masse d’aria provocando una specie di tornado di fuoco. Il vento infiammato travolge e porta verso il centro dell’incendio tutto quello che trova sulla sua strada. Nei rifugi la gente muore soffocata perché l’ossigeno viene sottratto dal fuoco o si liquefa per il calore.
Dopo il primo attacco ci fu una pausa di tre ore. I sopravvissuti uscirono dai rifugi e si concentrarono in un grande parco cittadino dove furono raggiunti dalla seconda ondata di bombe. Anche in questo caso le bombe incendiarie fecero il lavoro criminale per il quale erano state inventate e lanciate. Un lenzuolo di fuoco arse vivi tutti quelli che si trovano nel parco
L’ultimo attacco fu portato dall’aviazione USA che mitragliò senza pietà gli scampati che cercavano di allontarsi da quell’inferno
Il bilancio delle vittime non fu possibile stabilirlo con certezza, probabilmente oltre 200 mila morti (forse il doppio che a Hiroshima) tenendo conto che moltissimi erano gli sfollati non registrati e quelli che erano arrivati da pochi giorni fuggendo di fronte all’avanzata dell’Armata Rossa.

martedì 12 febbraio 2013

Eni, Finmeccanica e magistratura, sempre e comunque contro la Nazione

di Gianni Fraschetti

Poche e sentite parole. Non ho grande amore per Orsi, l'A.d. di Finmeccanica ed ancora meno per Scaroni, l'A.d. dell' Eni ma amo il mio Paese e vibro ( come direbbe un cialtrone di nostra conoscenza ) di indignazione per quanto sta avvenendo in questi giorni ed in queste ore. Come tutti ormai dovremmo avere capito, dopo un anno di Governo Monti, il nostro apparato industriale si sta lentamente dissolvendo sotto la spinta di una crisi che appare ogni giorno di piu' irreversibile. La piccola e media industria e' in agonia, la Fiat ha ringraziato, salutato e si e' fatta a stelle e strisce ma  due multinazionali italiane rimanevano pienamente  operative sul mercato mondiale, nei settori della Energia e degli armamenti. Due grossi gruppi che da sempre, storicamente, hanno rappresentato una eccellenza assoluta nel loro settore ed  un osso assai difficile da sgranocchiare per la concorrenza internazionale. In special mondo franco-americana. Ma....quod non facerunt barbari facerunt barberini.  I soliti  Pubblici Ministeri , quelli deputati alle operazioni  speciali, sui quali Cossiga, che non aveva peli sulla lingua, aveva rilasciato dichiarazioni di fuoco, ci hanno pensato loro a sgombrare il campo ed a favorire quindi le multinazionali francesi e statunitensi. Scaroni e' indagato e la Saipem (una controllata ENI) ha bruciato un terzo del suo valore in Borsa mentre Orsi e' finito proprio in galera, per tangenti internazionali.  Una accusa che assomiglia tanto al concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Roba evanescente ma micidiale.  Ma che bravi ! Ma che senso dello Stato ! Ma  quale percezione dell'interesse nazionale e del proprio dovere ! Sicuramente la giustizia ha le sue regole ci si dira' ed il rispetto delle regole vale piu' dell'interesse nazionale, si potrebbe anche aggiungere. La stessa corrente di pensiero che vorrebbe i servizi segreti omologati agli equipaggi delle volanti. Ammesso e per nulla concesso che debba essere effettivamente cosi e comunque non conosciamo al mondo altre nazioni che si tirano, come Tafazzi,  ricorrenti e dolorose  martellate sui coglioni in nome del pensiero unico e per giunta debole, ci piacerebbe tanto sapere per quale motivo si decide di usare la mannaia, laddove, se non altre considerazioni, almeno un  briciolo di buon senso suggerirebbe invece di andarci con i piedi di piombo e nella massima discrezione e laddove bisognava usare la mannaia, senza la minima esitazione,  si usa invece il guanto di velluto. E si accarezza, nel verso del pelo  e si sparge cloroformio e si fa melina,  mentre l'inquilino (ancora per poco ) del Quirinale ci delizia con esternazioni a raffica sulla necessita' di mantenere un profilo ancora piu' basso sulla vicenda. E la stampa infame obbedisce e sto parlando di MPS tanto per essere chiari. Due evidenti pesi e due distinte  misure dunque. Ed e' doverosa una precisazione da parte mia. Io non amo Berlusconi e non l'ho mai amato. Lo trovo veramente un imbonitore da sagra paesana, un venditore televisivo di Rolex falsi e delle peggiori patacche, il degno rappresentante dell'era del cattivo gusto nella quale siamo immersi, ma cio' premesso, non posso fare a meno di constatare, con grande rammarico ed una punta di acidita' allo stomaco, che il suo giudizio sulla magistratura non e' assolutamente infondato e se avesse evitato di inquinarlo con storie di bassa lega, con le Olgettine e le nipoti di Mubarak,  avrebbe ora un peso politico ben diverso. Un peso dal quale non si potrebbe prescindere nel valutare freddamente quanto sta avvenendo e trarne le inevitabili conclusioni. La magistratura e' ormai solo ed unicamente uno strumento autoreferenziale che e'  da tempo deragliato dai binari di una condotta  giusta. Quella di un potere indipendente che e' esclusivamente  al servizio della Nazione. Non e' piu' cosi'. Da tempo. Ormai si arriva addirittura  a  servire  interessi stranieri, almeno con una parte qualificata di soggetti che puntualmente, dopo avere prodotto il massimo danno, transitano poi in politica. Cosi' non puo' andare avanti,  non si puo' permettere a questa gente di distruggere impunemente gli ultimi frammenti di eccellenza dell'industria italiana. Gli dovrebbe essere impedito se il tutto avesse una sua logica di pesi e contrappesi  nella quale l'unico vero interesse di tutti, alfine, fosse poi l'Italia. Ma evidentemente cosi' non e', almeno da parte di una frazione qualificata di ermellini che pero' non trovano opposizione degna di tale nome nel loro ambiente e che ti ritrovi dunque, sempre e comunque, contro la Nazione.








domenica 3 febbraio 2013

La guerra delle Cristine: l'Argentina guida la rivolta dei popoli

di Gianni Fraschetti

Da qualche giorno circola una enorme eccitazione sull’Argentina e sul suo immediato destino economico. Andrà in default di nuovo? E’ vero che sta per saltare il sistema?   Ma perché in Italia se la prendono tanto per il debito  acceso da un lontano paese sudamericano.  Una nazione che non fa  nemmeno parte dell’euro  A questo bisogna aggiungere l’enorme diffusione in Italia, sia sulla stampa ufficiale di regime che sui siti on line, delle notizie sulle manifestazioni popolari contro il governo in carica, descrivendo l’Argentina come un paese che sta di nuovo sull’orlo del collasso  economico. Ricorderete il post nel quale raccontavo una storia definita  “la guerra tra le due Cristine”, annunciando lo scontro di fine novembre che avrebbe raggiunto la sua punta massima a metà dicembre, visto che il Fondo Monetario Internazionale aveva dato al paese sudamericano la scadenza del 17 dicembre come ultima data per mettersi in linea con i parametri richiesti dai creditori istituzionali. E negli ultimi giorni, all’improvviso, dovunque si è parlato dell’Argentina da cui il motivo di questo nuovo  post. Tutta questa agitazione  sui problemi economici dell’Argentina e' ’ il risultato di una bulimia ossessiva, fortemente voluta dai bocconiani, nell’ intento di imporre alla gente l’obbligo di parlare continuamente e costantemente di economia e di monete e di teorie, cercando di sottrarre il dibattito  al confronto tra due interpretazioni del mondo, del mercato, dell’economia e della società che sono opposte e antagoniste da oltre un secolo e che sono gia' costate due guerre mondiali. In Argentina è accaduto qualcosa  di molto grosso. E sta accadendo proprio in queste ore. Ma non riguarda il debito, i soldi, i  provvedimenti di ragioneria economica e di contabilità fiscale. Riguarda l’economia  e proviene dal mondo della politica nella sua forma più pura e migliore. E sta avendo un impatto poderoso non soltanto in tutto il Sudamerica, ma anche e soprattutto in Usa dove, non appena è arrivata la notizia, i repubblicani si sono subito scontrati con Obama e hanno interrotto la trattativa sulle manovre economiche rimandando il prossimo incontro di qualche giorno. Ma di tutto ciò, in Italia neppure una parola, neppure un rigo, neppure un accenno, che io sappia. Si tratta dell’approvazione di una Legge che  definisce “illegale e immorale” qualunque forma di speculazione finanziaria sui mercati internazionali basata sui derivati; abolisce la possibilità tecnica delle speculazioni finanziarie in borsa perché sottrae a tutte le banche, a tutte le istituzioni finanziarie operanti nel territorio nazionale, la propria autonomia sul mercato. Dal 30 novembre del 2012, il parlamento e il governo argentino si riappropriano della propria economia che individua “legalmente” nella finanza “il braccio operativo dell’economia di cui deve essere subalterna” e impone alla finanza di essere sottoposta al totale controllo dello stato centrale in ogni sua attività. Così titolava La Naciòn, il più importante quotidiano argentino nel dare la notizia che in Italia non mi pare sia stata né diffusa né diramata. LA CAMARA DE SENADORES CONVIRTIO EN LEY LA REFORMA DE LA REGULACION DEL MERCADO DE CAPITALES Estado con más poder para proteger el ahorro Da oggi lo Stato si fa garante presso i cittadini, di cautelare i risparmi personali ma si fa soprattutto garante del fatto che le imprese, le società, le industrie, le finanziarie internazionali operanti in Argentina intervengano in borsa e sui mercati dei capitali “con l’unico ed esclusivo intento di trarre profitto da un’attività che però deve avere immediatamente, come riflesso economico, l’apertura di crediti agevolati alle medie e piccole imprese, l’allargamento degli investimenti in industrie nazionali e l’assunzione di nuovo personale per andare all’attacco della disoccupazione giovanile che il governo considera la priorità assoluta in campo politico, economico, sociale”. Questo è avvenuto. Per la prima volta in questo nuovo millennio, dopo la sconfitta di Italia e Germania nella Seconda guerra mondiale,  una nazione occidentale si assume l'onere enorme e la responsabilità politica  di imbavagliare la finanza, di metterle le briglia sul collo e di fondare il principio, basato sull’applicazione dello Stato di Diritto, che identifica nello stato l’arbitro e il garante dell’economia. L'Argentina sfida, dopo settanta anni dalla caduta dei fascismi europei, i padroni del mondo e dichiara che il vero padrone della finanza, almeno da loro e presto in tutto il Sudamerica,  non è più il “mercato libero” (l’idea di Zingales, Giannino, Monti, Passera, Draghi, ecc.) bensì il governatore della Banca centrale  argentina insieme al ministro dell’economia, dell’industria e dello sviluppo. “O la finanza capisce che i soldi servono per sviluppare l’economia allargando il mercato del lavoro, gli investimenti, dando credito alle imprese a interesse minimo e abbattendo la disoccupazione, oppure possono anche andare a investire in Europa, in Italia e in Spagna, se è questo che vogliono. Là li accoglieranno a braccia aperte”. Così ha seccamente dichiarato la Presidente Cristina Fernandez-Kirchner, nel commentare la più grande vittoria politica ottenuta da un governo sudamericano nel combattere il neo-colonialismo dei colossi della finanza al servizio dell’oligarchia planetaria del privilegio. Chi vuole investire nella finanza speculativa lo fa attraverso “banche speciali” che dovranno esporre un avvertimento alla clientela, nel quale si specifica che non esiste nessuna garanzia internazionale su quell’investimento. Le banche correnti devono occuparsi di investire i soldi dei correntisti nell’economia reale, quella delle merci, e non quella della carta straccia; lo Stato garantisce ogni tipo di risparmio e ogni forma di investimento, purchè si riferisca all’economia reale. La borsa di Buenos Aires (e questa è un’altra bella notizia) ha reagito molto bene; anche quella brasiliana, che si appresta in brevissimo tempo a varare identica legge, grazie alla quale vengono aboliti i principi basilari dell’idea liberista che sta strozzando il pianeta, ovvero  l’egemonia della finanza sul mercato. Di tutto ciò, in Italia non si è parlato. Ma non basta, c’è dell’altro.  in Argentina si sono svolti convegni, manifestazioni e discussioni relativi a un’altra legge che e' andata in votazione e che riguarda il secondo pilastro della democrazia e della ripresa economica: la legge sul conflitto di interesse e una nuova legiferazione nel campo della libertà di stampa, dell’informazione e delle comunicazioni. Verranno prese misure specifiche per impedire che possano essere eletti in parlamento soggetti politici legati al mondo dell’informazione, e soprattutto viene impedito a società finanziarie, banche d’affari private e grossi colossi finanziari internazionali di poter aggirare l’ostacolo diventando editori. Chi si occupa di informazione lo fa costituendosi come “editore puro” attraverso il rischio di una impresa privata. Il tutto per impedire che la finanza, in maniera subdola (come avviene in Italia ad es.) usi il proprio gigantesco potere per esercitare pressioni sull’opinione pubblica al fine di salvaguardare interessi finanziari e non il diritto alla libertà dell’informazione. Anche su questo punto, nessuna notizia in merito. Sono entrambi due pericolosissimi precedenti. E’ la dimostrazione che esistono strade diverse percorribili, opposte a quelle volute dalla BCE e da questa europa della finanza. In un articolo apparso sul settimanale Pagina ½, la pubblicazione più radicale e colta diffusa in Argentin viene dato  un esempio di quel giornalismo che in Italia non esiste più.  Esso infatti dà la notizia sulla legge della divisione tra banche d’affari e banche speculative senza nessun commento, senza fornire nessuna opinione, raccontando in che cosa consiste la Legge, come funziona, come si è svolta la votazione, i nomi degli attori e delle fazioni in campo. Sono modalità completamente diverse da quelle seguite in Italia dove la disinformazione lobbista si e' ormai sostituita alla spiegazione dei fatti reali e oggettivi; e così i lettori, spaesati e confusi, finiscono per non essere mai messi al corrente su ciò che accade in verità, perché vengono spinti a seguire tesi  preconfezionate che finiscono tutte nello stesso modo: non c’è alternativa, non si può fare diversamente. Non è vero. Non è così. Non esiste nessun campo dell’attività umana in cui non esistano alternative. E’ una diabolica idea quella di presentare soluzioni come se fossero le uniche a disposizione. Per ritornare in Europa l’Italia è scivolata nel consueto imbuto popolato da pecore mediatiche al pascolo, seguendo le vicende di  MPS (la più antica banca italiana) e di Alessandro Profumo, già presidente di Unicredit e attualmente presidente di MPS. Mentre  Profumo era stato infatti  identificato come un evasore che non rispetta la Legge, Mario Monti, a nome del governo italiano, si era presentato da Mario Draghi chiedendo il consenso a “sforare” dai dispositivi sanciti dal Fiscal Compact per far avere –sempre allo stesso Profumo- un nuovo gettito di 3.9 miliardi di euro provenienti dalle casse dello stato italiano, dopo i 24 che ha già ricevuto negli ultimi cinque anni. Essendo il titolo della banca considerato in borsa “spazzatura”   neppure per Draghi era ammissibile  una cosa del genere. Rischiosissima. Infatti, i greci –giustamente dal loro punto di vista- hanno immediatamente protestato pretendendo una proroga del loro debito. E’ andata a finire come ben sappiamo. Nonostante tutto  MPS avrà i suoi soldi da investire in nuovi derivati speculativi a rischio sempre più alto, l’unica possibilità rimasta di poter mettere un buco alla voragine di una banca tecnicamente già fallita da un pezzo. Qui in Italia ci portano via i soldi per darli a banchieri evasori che gestiscono banche già fallite, mentre in Argentina c’è chi ha messo legalmente il bavaglio alle banche, le ha ammanettate e le ha sottoposte a una rigida, attenta regolamentazione sotto la custodia, tutela e attenzione della classe politica al governo in rappresentanza delle istituzioni collettive. Una bella differenza. La guerra, quindi, prosegue. Ed è sempre la stessa, quella tra oligarchi della finanza e i loro oppositori. Da noi, ci fanno credere che il problema sia se vince Berlusconi o se vince Bersani.  Se a questo punto c’è qualcuno che pensa possa essere così, allora vuol dire che ce li meritiamo tutti. Questa è la loro forza. C’è ancora qualcuno che dà loro credito. Non lamentiamoci, dunque, se le banche non lo danno a noi, il credito. Perché mai dovrebbero? 

lunedì 21 gennaio 2013

Beppe Grillo e CasaPound: un sentimento trasversale


Beppe Grillo e CasaPound. Un incontro fortuito. Un risultato, per gli amanti dei titoloni, “stupefacente”. O forse no? L’occasione per i situazionisti e nipoti di Ezra c’era tutta. E infatti, all’addiaccio assieme in attesa di poter presentare i simboli elettorali, la domanda gli è arrivata: «Grillo, i ragazzi di CasaPound vogliono sapere se sei antifascista». E il comico: «Questo è un problema che non mi compete». A suo modo quest’ultimo ha pronunciato una novità, una pillola dal principio attivo culturalmente rivoluzionario. Che per i militanti di Cpi significa un punto a loro favore.
Questo in quanto l’ingresso – sicuro e massiccio secondo i sondaggi – in Parlamento di una forza come il Movimento 5 Stelle che, a detta del suo leader e animatore, rigetta la formuletta rassicurante dell’antifascismo in luogo della contrapposizione al “montismo” («Meglio voi di CasaPound che Monti…» ha sentenziato) è uno scarto rispetto ai codici ampollosi della Prima e anche della Seconda Repubblica. Non solo. Se si vuole è la conferma, in questi mesi di exploit (non sempre accompagnati da conferme né da risultati brillanti), di un percorso fuori le categorie che si è manifestato anche di fronte a una domanda chiara, netta da parte degli occupanti di via Napoleone III.
In tanti – commentatori, blogger, cacciatori di “mostri” – sono rimasti stupiti, sconvolti da questa apertura di credito nei confronti di Cpi. Perché è un fatto che Grillo, così, ha spostato il problema dallo schema statico della politica (“stai di qua o di là?”) all’individuazione dinamica delle priorità politiche. Emergenze che si chiamano, oggi, banca sotto il controllo dello Stato, microcredito, sostegno alle aziende, reddito di cittadinanza. Temi rispetto ai quali le forze politiche maggiori, che dicono di voler agire in discontinuità con il rigorismo dei tecnici, devono ancora dimostrare cosa intendono fare.
Proprio su alcuni di questi punti, in particolare, gli aderenti di CasaPound sostengono di avere le idee chiare. Lo stesso rivendica Grillo. Ma se si va vedere, ad esempio, l’assonanza in termini di economia e politica monetaria non si può non osservare come sia proprio il comico genovese a dover pagare tributo ai primi. Del resto non è un mistero come Grillo stesso sia stato avvistato – diversi anni fa – ad alcuni seminari del compianto Giacinto Auriti, interprete e divulgatore delle intuizioni poundiane, proprio sul tema del signoraggio e della sovranità monetaria.
E che dire, poi, dell’argomento dell’indipendenza energetica  o di quello del contrasto alla delocalizzazione? Tutte tematiche che, negli ambienti non conformi italiani ma anche nella tradizione politica di una destra innovatrice e realista, sono stati e continuano a essere punti strategici. Per non parlare, poi, di una vena antipartitica che si registra nelle intemerate di Grillo e di un certo gusto per la dissacrazione dei “santuari” ingessati di alcune istituzioni: richiami, nemmeno troppo velati, alla guasconeria vitalistica che ha caratterizzato la prima stagione del fascismo italiano.
Tutto questo è sufficiente per poter parlare di una convergenza tra CasaPound e Grillo? Non è questo il punto.  È lo stesso vicepresidente di CasaPound e candidato alle Regionali del Lazio, Simone Di Stefano, a smontare la semplificazione giornalistica: «Nessuna alleanza, semplicemente buon senso nell’interesse della nazione. Dovrebbe far riflettere innanzitutto gli elettori il fatto che il Movimento 5 Stelle, come tutte le forze che, pur partendo dai presupposti più diversi, vogliono liberare l’Italia dalla morsa asfittica che la sta soffocando, indichi in Monti e nei suoi vecchi e nuovi complici la vera forza da combattere». “Umani” contro tecnici, insomma. È qui che, forse, sta nascendo qualcosa. Un sentimento trasversale. Finalmente.


Terrorismo dal volto umano: la storia degli squadroni della morte degli Stai Uniti


di Michel Chossudovsky  -Tradotto da Curzio Bettio 
Le radici storiche della guerra segreta USA-NATO contro la Siria
Il reclutamento degli squadroni della morte fa parte di una ben consolidata agenda militar-spionistica degli Stati Uniti. Degli Stati Uniti, esiste una storia lunga e macabra, di finanziamenti clandestini e di sostegno di brigate del terrore e di omicidi mirati, risalente alla guerra del Vietnam.
Squadre della morte in El Salvador
Nel momento in cui le forze governative della Siria continuano a contrastare l’auto-proclamatosi “Libero Esercito Siriano” (FSA), le radici storiche della guerra segreta dell’Occidente contro la Siria, che ha prodotto come risultato atrocità senza pari, devono essere pienamente portate alla luce.
Fin dall’inizio del marzo 2011, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno sostenuto la formazione di squadroni della morte e l’incursione di brigate terroristiche in un’impresa attentamente pianificata.
Il reclutamento e l’addestramento di brigate del terrore, sia in Iraq che in Siria, sono stati improntati sull’“Opzione Salvador”, un “modello terrorista” per uccisioni di massa da parte di squadroni della morte sponsorizzati dagli Stati Uniti nell’America Centrale.
La sua prima applicazione ha visto la luce in El Salvador, nel periodo di maggior successo della resistenza salvadoregna contro la dittatura militare, con la produzione conseguente di circa 75.000 decessi.
La formazione di squadroni della morte in Siria si fonda sulla storia e l’esperienza delle brigate terroristiche sponsorizzate dagli Stati Uniti in Iraq, secondo il programma di “contro-insurrezione” del Pentagono.
L’istituzione di squadroni della morte in Iraq
negroponte3Squadroni della morte sponsorizzati dagli USA sono stati reclutati in Iraq a partire dal 2004-2005 in un’iniziativa lanciata sotto la guida dell’ambasciatore statunitense John Negroponte, inviato a Baghdad dal Dipartimento di Stato nel giugno 2004.
Negroponte era “l’uomo giusto per il lavoro”.
Come ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras dal 1981 al 1985, Negroponte aveva svolto un ruolo fondamentale nel sostenere e supervisionare i Contras del Nicaragua di base in Honduras, nonché nel sovrintendere alle attività degli squadroni della morte dell’esercito honduregno.
“Sotto il governo del generale Gustavo Alvarez Martinez, l’amministrazione militare dell’Honduras era una stretta alleata dell’amministrazione Reagan e responsabile della “scomparsa” di decine e decine di oppositori politici attraverso il modo classico degli squadroni della morte.”
Nel gennaio 2005, il Pentagono, confermava che questo era oggetto di valutazione:
La formazione di squadre di azione terroristica di combattenti Curdi e Sciiti per prendere di mira i leader rivoltosi della Resistenza irachena, come risorsa strategica, è stata presa a prestito dalla lotta degli Stati Uniti di 20 anni fa contro i guerriglieri di sinistra nell’America Centrale”.
Sulle linee della cosiddetta “Opzione El Salvador”, elementi armati iracheni e statunitensi sarebbero stati inviati ad assassinare o rapire leader rivoltosi, anche raggiungendoli in Siria, dove alcuni di costoro pensavano di trovarsi al sicuro. …
Queste squadre di azione avrebbero sollevato notevoli perplessità, e probabilmente per questo sono state tenute segrete.
L’esperienza dei cosiddetti “squadroni della morte” nell’America Centrale rimane ancora per molti una ferita aperta e ha contribuito a macchiare di disonore l’immagine degli Stati Uniti nella regione.
In buona sostanza, l’amministrazione Reagan finanziava e addestrava gruppi di forze nazionaliste per neutralizzare i leader ribelli salvadoregni e i loro simpatizzanti…
In quel periodo, dal 1981 al 1985, John Negroponte, l’ambasciatore usamericano a Baghdad, svolgeva un ruolo di primo piano come ambasciatore in Honduras.
Gli squadroni della morte erano una caratteristica brutale della politica latino-americana del tempo. Nei primi anni ‘80, l’amministrazione del Presidente Reagan finanziava, e contribuiva alla loro formazione, i Contras del Nicaragua con le loro basi in Honduras, con l’obiettivo di spodestare il regime sandinista del Nicaragua.
I Contras venivano equipaggiati con il denaro proveniente da vendite illegali di armi dagli Stati Uniti verso l’Iran, uno scandalo che avrebbe potuto rovesciare il signor Reagan.
L’essenza della proposta del Pentagono in Iraq, … era di seguire questo modello …
Non era chiaro se l’obiettivo principale di queste missioni in Iraq sarebbe stato quello di assassinare i ribelli o di rapirli, per poi interrogarli sotto tortura. Probabilmente, ogni missione in territorio siriano doveva essere effettuata da forze speciali statunitensi.
Nemmeno era chiaro chi avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di un tale programma – il Pentagono o la CIA, Central Intelligence Agency. Tali operazioni segrete venivano tradizionalmente gestite dalla CIA, che doveva assicurare come un alibi all’amministrazione al potere l’estraneità delle decisioni, fornendo ai funzionari e ai dirigenti degli Stati Uniti la possibilità di negare la conoscenza delle operazioni stesse.
(El Salvador-style ‘death squads’ to be deployed by US against Iraq militants – Times Online, January 10, 2005 – “Squadroni della morte” sul modello El Salvador vengono messi in campo dagli Stati Uniti contro militanti iracheni – Times on-line, 10 gennaio 2005)
Mentre l’obiettivo dichiarato della “Opzione Salvador in Iraq” era di “neutralizzare la ribellione”, in pratica le brigate terroristiche sponsorizzate dagli USA venivano coinvolte in uccisioni sistematiche di civili, al fine di fomentare la violenza settaria fra le fazioni.
A loro volta, la CIA e il servizio britannico MI6 facevano da supervisori delle unità “Al Qaeda in Iraq” impiegate in omicidi mirati direttamente contro la popolazione sciita.
Significativamente, gli squadroni della morte venivano integrati da “consiglieri” sotto copertura appartenenti alle Forze Speciali degli Stati Uniti.
fordrobert3Robert Stephen Ford , successivamente nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Siria, faceva parte della squadra di Negroponte a Baghdad nel 2004-2005.
Nel gennaio 2004, era stato inviato come rappresentante degli Stati Uniti presso la città sciita di Najaf, la roccaforte dell’esercito del Mahdi, con cui prendeva contatti preliminari. [Muqtada al-Sadr, politico e religioso iracheno, leader del Movimento Sadrista, nel giugno del 2003 fondava una milizia, denominata Esercito del Mahdi, per combattere le forze di occupazione in Iraq.]
Nel gennaio 2005, Robert S. Ford veniva nominato rappresentante diplomatico Consigliere per gli Affari Politici presso l’ambasciata degli Stati Uniti sotto la guida dell’ambasciatore John Negroponte.
Egli non solo era membro del team più esclusivo, era anche collaboratore stretto di Negroponte nell’impostare l’“Opzione Salvador”. A Najaf, aveva gettato alcune delle basi di questa operazione, prima del suo trasferimento a Baghdad.
A John Negroponte e Robert Stephen Ford veniva affidato il compito del reclutamento degli squadroni della morte iracheni.
Mentre Negroponte coordinava l’operazione dal suo ufficio presso l’ambasciata degli Stati Uniti, Robert S. Ford, che parlava correntemente sia l’arabo che il turco, veniva incaricato di stabilire contatti strategici con gruppi di miliziani sciiti e curdi all’esterno della “Zona Verde”.
[La Zona Verde è il nome più comune che prende la zona internazionale di Baghdad. Si tratta di all’incirca di 10 chilometri quadrati al centro di Baghdad, centro dell’autorità provvisoria della coalizione e centro della presenza internazionale in città. Subito all’esterno di questa zona ve ne è un’altra chiamata Zona Rossa con riferimento a tutto il perimetro rimanente della città di Baghdad, ma anche a tutte quelle aree non protette al di fuori del sito militare.]
Due altri funzionari d’ambasciata, Henry Ensher (vice di Ford) e un funzionario più giovane della sezione politica, Jeffrey Beals, svolgevano un ruolo importante nella squadra nel “trattare con un settore di Iracheni, compresi gli estremisti”. (Vedi The New Yorker, 26 marzo 2007).
Un altro individuo chiave nel team di Negroponte era James Franklin Jeffrey, ambasciatore degli Stati Uniti in Albania (2002-2004). Nel 2010, Jeffrey veniva nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq (2010-2012).
Inoltre, Negroponte introduceva nella sua squadra uno dei suoi ex collaboratori, il colonnello James Steele (a riposo), durante il suo periodo d’oro in Honduras:
“Per la messa a punto dell’“Opzione Salvador”, Negroponte si avvaleva dell’assistenza di un suo collega dei tempi d’oro in America Centrale durante gli anni ‘80, il Col. a riposo James Steele.
ScanSteele, il cui titolo a Baghdad era Consigliere per le forze di sicurezza irachene, curava la selezione e la formazione dei membri dell’Organizzazione Badr e dell’Esercito del Mahdi, le due più importanti formazioni di miliziani sciiti in Iraq, allo scopo di prendere di mira la dirigenza e le reti di informazioni di supporto in primo luogo della Resistenza sunnita.
Che questo fosse programmato o no, questi squadroni della morte immediatamente sfuggivano ad ogni controllo, per diventare la principale causa di morte in Iraq.
Intenzionalmente o no, un numero rilevante di corpi torturati e mutilati, che saltavano fuori per le strade di Baghdad ogni giorno, era opera degli squadroni della morte, un prodotto dell’iniziativa di John Negroponte. Ed è questa la violenza settaria, sostenuta segretamente dagli USA, che in gran parte ha portato al disastro infernale, che è l’Iraq di oggi.”
(Dahr Jamail, Managing Escalation: Negroponte and Bush’s New Iraq Team, Antiwar.com, Gestire l’escalation: la squadra per il nuovo Iraq di Negroponte e Bush; 7 gennaio 2007)
Secondo il deputato democratico Dennis Kucinich, membro della Camera dei Rappresentanti, il colonnello Steele era il responsabile dell’attuazione di un piano in El Salvador per cui decine di migliaia di Salvadoregni erano “scomparsi” o erano stati assassinati, tra cui l’arcivescovo Oscar Romero e quattro suore statunitensi.
Dopo la sua nomina a Baghdad, il colonnello Steele veniva assegnato ad una unità contro-insurrezionale conosciuta come “Reparto di Polizia Speciale” alle dipendenze del Ministero degli Interni iracheno (vedere ACN, Havana, 14 giugno 2006)
I rapporti confermano che “l’esercito degli Stati Uniti consegnava molti prigionieri alla Brigata Wolf, il temuto 2° battaglione delle unità speciali del Ministero degli Interni”, e questo avveniva sotto la supervisione del colonnello Steele:
“Militari usamericani, consiglieri statunitensi, stavano in disparte e non facevano nulla, mentre membri della Brigata Wolf picchiavano e torturavano i prigionieri. I commandos del Ministero degli Interni avevano occupato la biblioteca pubblica a Samarra, e la avevano trasformata in un centro di detenzione. Un’intervista condotta da Maass del New York Times nel 2005 nella prigione improvvisata, accompagnato dal consigliere militare statunitense della Brigata Wolf , Colonnello James Steele, veniva interrotta dalle urla terribili di un prigioniero provenienti dall’esterno.
Steele in precedenza era stato impiegato come consigliere per aiutare a schiacciare una rivolta in El Salvador.”(Ibid)
Un altro personaggio di spicco che ha giocato un ruolo nel programma di contro-insurrezione in Iraq è stato l’ex capo della polizia di New York Bernie Kerik [nella foto: Bernie Kerik alla scuola di polizia di Baghdad scortato da guardie del corpo], nel 2007 incriminato da un tribunale federale sotto l’accusa di 16 gravissimi reati.
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All’inizio dell’occupazione dell’Iraq nel 2003, Kerik era stato nominato dall’amministrazione Bush per sovrintendere all’organizzazione e all’addestramento delle forze di polizia irachene.
Durante il breve periodo di servizio in cui nel 2003 assumeva la carica di “ministro ad interim degli Interni”, Bernie Kerik operava per l’organizzazione di unità terroristiche all’interno delle forze di polizia irachene: “Inviato in Iraq con l’incarico di risistemare le forze di sicurezza irachene, Kerik si auto-nominava ministro degli Interni ad interim dell’Iraq. Consiglieri di polizia britannici lo definivano il “Terminator di Baghdad” (Salon, 9 dicembre 2004)
Sotto la guida di Negroponte come ambasciatore degli Stati Uniti a Baghdad, si era scatenata un’ondata di uccisioni di civili e di omicidi mirati, sotto copertura. Ingegneri, medici, scienziati e intellettuali furono presi di mira.
Lo scrittore ed analista geopolitico Max Fuller ha documentato in dettaglio le atrocità commesse sulla scia del programma contro-insurrezionale sponsorizzato dagli Stati Uniti:
“La comparsa di squadroni della morte diventava assolutamente evidente nel maggio di quest’anno [2005], … decine di corpi venivano ritrovati gettati alla rinfusa … in aree deserte attorno a Baghdad. Tutte le vittime erano ammanettate, bendate e colpite alla testa, e molte di loro portavano anche i segni di essere state brutalmente torturate …
Le prove erano così convincenti che l’Associazione degli Accademici Musulmani (AMS), una delle principali organizzazioni sunnite, rilasciava dichiarazioni pubbliche in cui venivano accusate le forze di sicurezza aggregate presso il Ministero degli Interni e la Brigata Badr, l’ex ala armata del Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica in Iraq (SCIRI), di stare dietro agli omicidi. Inoltre si accusava anche il Ministero degli Interni di gestire un terrorismo di Stato.” (Financial Times).
I commandos della Polizia e la Brigata Wolf agivano sotto la supervisione del programma statunitense contro-insurrezionale presso il Ministero degli Interni iracheno:
“I commandos della Polizia venivano formati attraverso le sperimentate istruzioni e la supervisione di esperti veterani usamericani, combattenti anti-insurrezionali, e fin dall’inizio conducevano operazioni congiunte con unità di forze speciali degli Stati Uniti, di elite e strettamente segrete.” (ReutersNational Review Online).
… Una figura chiave nello sviluppo dei commandos Speciali di Polizia era James Steele, un ex operativo delle forze speciali dell’esercito degli Stati Uniti, che si era fatto le ossa in Vietnam prima di passare a dirigere la missione militare USA in El Salvador nel pieno della guerra civile di quel paese. …
Un altro collaboratore statunitense era quello Steven Casteel che, come consigliere più anziano degli Stati Uniti presso il Ministero degli Interni iracheno, liquidava le accuse gravi e ben circostanziate delle raccapriccianti violazioni dei diritti umani come “voci e insinuazioni”.
Come Steele, Casteel aveva acquisito una notevole esperienza nell’America Latina, nel suo caso partecipando alla caccia al capo cartello della cocaina Pablo Escobar nelle Guerre alla droga in Colombia degli anni ‘90 …
Il curriculum di Casteel è significativo, perché questo tipo di ruolo di appoggio alla raccolta di informazioni e alla produzione di elenchi di morte è caratteristico del coinvolgimento degli Stati Uniti nei programmi anti-insurrezionali, e costituisce il filo conduttore in quelle che potrebbero sembrare orge casuali, senza alcun collegamento, di ammazzamenti.
Tali genocidi centralmente pianificati sono pienamente coerenti con ciò che sta avvenendo oggi in Iraq [2005] … Essi sono inoltre in linea diretta con quanto poco noi sappiamo dei commandos Speciali di Polizia, che sono stati ritagliati su misura per “fornire al Ministero dell’Interno forze speciali con particolari capacità di attacco”. (US Department of Defense).
In piena sintonia con tale ruolo, il quartier generale dei commandos di Polizia è diventato il fulcro di un comando a livello nazionale, un centro di controllo, di comunicazioni, di operazioni informatiche e di intelligence, per gentile concessione degli Stati Uniti. (Max Fuller, op. cit.)
Questo lavoro impostato dalle fondamenta da Negroponte nel 2005 veniva pienamente realizzato sotto il suo successore, l’ambasciatore Zalmay Khalilzad.
Robert Stephen Ford garantiva la continuità del progetto, prima di venire nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Algeria nel 2006, così come al suo ritorno a Baghdad come vice Capo Missione nel 2008.
Operazione “Syrian Contras”: “Imparare la lezione dall’esperienza irachena!”
La macabra versione irachena dell’“Opzione Salvador” sotto la guida dell’ambasciatore John Negroponte è servita come “modello di comportamento” per la creazione dei Contras del “Libero Esercito Siriano”.  Senza dubbio, Robert Stephen Ford è stato coinvolto nella realizzazione del progetto per la formazione dei Contras siriani, considerata la sua riassegnazione a Baghdad nel 2008, come vice Capo Missione. L’obiettivo in Siria consisteva nel creare divisioni tra fazioni, tra Sunniti, Alawiti, Sciiti, Curdi, Drusi e Cristiani. Mentre il contesto in Siria è completamente diverso da quello in Iraq, esistono analogie sorprendenti per quanto riguarda le procedure con cui sono stati condotti omicidi e atrocità.
Un articolo pubblicato da Der Spiegel riguardante le atrocità commesse nella città siriana di Homs conferma un processo settario per organizzare omicidi di massa ed esecuzioni extragiudiziali paragonabili a quelli condotti dagli squadroni della morte in Iraq, con il pieno appoggio degli Stati Uniti. Gli abitanti di Homs sono stati regolarmente classificati come “prigionieri” (Sciiti, Alawiti) e “traditori”. I “traditori” sono quei civili Sunniti, all’interno dell’area urbana occupata dai ribelli, che esprimono il loro dissenso o la loro opposizione alle regole del terrore del Libero Esercito Siriano (FSA):
““Dalla scorsa estate [2011], abbiamo giustiziato poco meno di 150 uomini, che rappresentano circa il 20 per cento dei nostri prigionieri”, afferma Abu Rami…Ma i carnefici di Homs sono stati più impegnati con i traditori all’interno delle loro stesse fila che con i prigionieri di guerra. “Se catturiamo un Sunnita che fa la spia, o se un cittadino tradisce la rivoluzione, noi facciamo in fretta”, sottolinea il combattente. Secondo Abu Rami, la “brigata della sepoltura” di Hussein ha messo a morte tra i 200 e 250 traditori dall’inizio dell’insurrezione.”
(Der Spiegel, 30 marzo 2012)
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L’ambasciatore Robert Stephen Ford ad Hama (Siria Centrale) all’inizio del luglio 2011
Il progetto ha richiesto un programma iniziale di reclutamento e di addestramento di mercenari.
Le squadre della morte, che comprendono unità salafite di Libanesi e Giordani, sono entrate in Siria attraverso il confine meridionale con la Giordania, a metà marzo 2011.
Gran parte dell’operazione era già in atto prima dell’arrivo di Robert Stephen Ford a Damasco nel mese di gennaio 2011. La nomina di Ford come ambasciatore in Siria veniva annunciata all’inizio del 2010. Le relazioni diplomatiche erano state interrotte nel 2005, dopo l’assassinio di Rafick Hariri, che Washington imputava alla Siria. Ford arrivava a Damasco appena due mesi prima dell’inizio della rivolta.
Il Libero Esercito Siriano (FSA)
syriafree-army1-e1357355444924Washington e i suoi alleati hanno replicato in Siria le caratteristiche essenziali dell’“Opzione Salvador per l’ Iraq”, il che ha consentito la creazione del Libero Esercito Siriano (FSA) e delle sue varie fazioni terroristiche, tra cui Al Qaeda affiliata alla brigata Al Nusra, (la brigata salafita più nota e più osannata, composta da Siriani e stranieri jihadisti, che hanno già operato in Iraq e Afghanistan).
Mentre nel giugno 2011 veniva annunciata la creazione del Libero Esercito Siriano, il reclutamento e la formazione di mercenari stranieri erano stati avviati in un periodo ben precedente.
Per molti aspetti, il Libero Esercito Siriano è una cortina fumogena.
È stato sostenuto dai media occidentali che questo Esercito rappresenta in buona sostanza e per certo un’entità militare formatasi come risultato di diserzioni di massa delle forze governative. Tuttavia, il numero di disertori non è stato né significativo, né sufficiente per costituire una struttura militare coerente con le funzioni di comando e di controllo.
Il Libero Esercito Siriano non è una struttura militare professionale, piuttosto si tratta di una rete a maglie larghe di distinte brigate terroristiche, che a loro volta sono costituite da numerose cellule paramilitari che operano in diverse parti del paese. Ciascuna di queste organizzazioni terroristiche opera indipendentemente.
Il Libero Esercito Siriano non esercita effettivamente funzioni di comando e di controllo, nemmeno funge da collegamento fra queste diverse entità paramilitari. Queste ultime sono controllate da agenti delle forze speciali e di intelligence, supportati dagli Stati Uniti e dalla NATO ed incorporati nei ranghi di determinate formazioni terroristiche.
Questi elementi di forze speciali, altamente addestrati, molti di loro sono dipendenti di compagnie private di sicurezza, sul terreno sono regolarmente in contatto con unità di comando militari e di intelligence degli USA-NATO e alleati.
Queste forze speciali incorporate sono anche coinvolte, senza dubbio, negli attentati dinamitardi attentamente pianificati contro edifici governativi, strutture militari, ecc.
Gli squadroni della morte sono costituiti da mercenari reclutati ed addestrati dagli Stati Uniti, dalla NATO e dai loro alleati del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico (GCC).
Essi stanno sotto la direzione di forze speciali alleate (tra cui forze speciali dello Special Air Service britannico e dei paracadutisti francesi), e di società private di sicurezza sotto contratto della NATO e del Pentagono.
A questo proposito, rapporti confermano l’arresto da parte del governo siriano dai 200 ai 300 dipendenti di compagnie private di sicurezza , integrati nelle schiere dei rivoltosi.
La Brigata Jabhat Al Nusra
La Brigata Al Nusra – che si dice essere affiliata ad Al Qaeda – è descritta come il più efficace gruppo di “opposizione” di ribelli combattenti, responsabile di molti degli eclatanti attacchi dinamitardi.
Raffigurata come un nemico degli Stati Uniti (nella lista del Dipartimento di Stato delle organizzazioni terroristiche), le operazioni di Al Nusra portano tutti i tratti distintivi della formazione paramilitare addestrata dagli Stati Uniti alle tattiche terroristiche.
Le atrocità commesse contro i civili da parte di Al Nusra sono simili a quelle realizzate dagli squadroni della morte sponsorizzati in Iraq dagli Stati Uniti.
Queste le espressioni del leader di Al Nusra Abu Adnan ad Aleppo:
“Tra i suoi componenti, Jabhat al-Nusra conta su Siriani veterani della guerra in Iraq, uomini che sul fronte della lotta in Siria portano competenze – in particolare la fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati (IED).”
Come in Iraq, sono state attivamente promosse la violenza tra fazioni e la pulizia etnica.
In Siria, le comunità alawite, sciite e cristiane sono divenute il bersaglio degli squadroni della morte sponsorizzati dagli USA-NATO. Le comunità alawita e cristiana sono gli obiettivi principali del programma di omicidi mirati.
Questo viene confermato dall’Agenzia di stampa del Vaticano:
“I Cristiani di Aleppo sono vittime di morte e distruzione a causa dei combattimenti che da mesi stanno martoriando la città. I quartieri cristiani, negli ultimi tempi, sono stati colpiti dalle forze ribelli che combattono contro l’esercito regolare, e questo ha provocato un esodo di civili.
Alcuni gruppi dell’opposizione più rigida, inclusi anche gruppi jiahadisti, sparano sulle case e gli edifici dei Cristiani, per costringere gli occupanti a fuggire e poi prenderne possesso [pulizia etnica]
(Agenzia Fides. Vatican News, 19 ottobre 2012)
“I militanti salafiti sunniti – dice il Vescovo – continuano a commettere crimini contro i civili, o a reclutare combattenti con la forza. Gli estremisti fanatici Sunniti stanno combattendo una guerra santa mossi da arroganza, in particolare contro gli Alawiti. Quando i terroristi cercano di controllare l’identità religiosa di un sospetto, gli chiedono di citare le genealogie risalenti fino a Mosè. E gli chiedono di recitare preghiere che gli Alawiti hanno rimosso. Gli Alawiti non hanno alcuna possibilità di uscirne vivi.”(PA) (Agenzia Fides, 4 giugno 2012)
I rapporti confermano l’affluenza in Siria di squadroni della morte salafiti ed affiliati ad Al Qaeda, nonché di brigate sotto gli auspici dei Fratelli Musulmani, fin dall’inizio della rivolta nel marzo 2011.
Inoltre, secondo fonti dell’intelligence israeliana, questo è stato avviato e promosso dalla NATO e dall’Alto Comando Turco, e fa ricordare l’arruolamento di Mujahideen per impegnarli nella jihad (guerra santa) della CIA all’apogeo della guerra sovietico-afghana:
“È in atto una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani nei paesi del Medio Oriente e nel mondo musulmano, e portarli a combattere a fianco dei ribelli siriani. L’esercito turco avrebbe ospitato questi volontari, li avrebbe addestrati e avrebbe assicurato il loro passaggio in Siria.”
(DEBKAfile, “la NATO fornisce ai ribelli armi anti-carro”, 14 agosto 2011)
Le Compagnie private di sicurezza e il reclutamento di mercenari
Secondo informazioni ben documentate, nel reclutamento e nell’addestramento dei mercenari sono coinvolte compagnie private di sicurezza straniere, che operano negli Stati del Golfo.
Anche se non destinate al reclutamento di mercenari specificamente diretti contro la Siria, la documentazione sottolinea la creazione di campi di addestramento nel Qatar e negli Emirati Arabi Uniti (UAE).
124952Nella città militare di Zayed (Emirati Arabi Uniti), “sta formandosi un esercito segreto” , gestito da Xe Services, ex Blackwater. [La Blackwater Worldwide, già conosciuta come Blackwater USA e Xe Services LLC, dal dicembre 2011, come Academi, è una compagnia militare privata fondata nel 1997.]
L’accordo con gli Emirati Arabi Uniti per stabilire un campo militare per la formazione di mercenari è stato firmato nel luglio 2010, nove mesi prima dello scatenarsi delle guerre in Libia e in Siria.
Secondo recenti sviluppi, società di sicurezza sotto contratto con la NATO e il Pentagono sono impegnate nell’addestramento di squadroni della morte di “oppositori” sull’uso di armi chimiche:
“Gli Stati Uniti e alcuni loro alleati europei stanno utilizzando contractor di difesa per addestrare ribelli siriani su come proteggere scorte di armi chimiche in Siria, – questo hanno riferito alla CNN Sunday un alto ufficiale degli Stati Uniti e diversi autorevoli diplomatici.”
(CNN Report, 9 dicembre 2012)
I nomi delle società interessate non sono stati rivelati.
In gran segreto, al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
Robert Stephen Ford  ha fatto parte di un gruppo ristretto inserito nella squadra del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che curava il reclutamento e la formazione di brigate terroristiche, in collaborazione con Derek Chollet e Frederic C. Hof, un ex socio in affari di Richard Armitage, che ricopriva l’incarico di “coordinatore speciale per la Siria” degli USA.
Derek Chollet è stato recentemente nominato alla carica di sottosegretario alla Difesa per gli Affari della Sicurezza Internazionale (ISA).
Questa squadra operava sotto la guida dell’(ex) sottosegretario di Stato per gli Affari nel Vicino Oriente, Jeffrey Feltman.
Il gruppo di Feltman era in stretto collegamento con il processo di reclutamento e di addestramento di mercenari provenienti dalla Turchia, Qatar, Arabia Saudita e Libia (per …gentile concessione del regime post-Gheddafi, che ha spedito un gruppo di 600 combattenti islamici libici (LIFG) in Siria, via Turchia, nei mesi successivi al crollo del settembre 2011 del governo di Gheddafi).
Il sottosegretario di Stato Feltman era in contatto anche con il ministro degli Esteri saudita, principe Saud al-Faisal, e con il ministro degli Esteri del Qatar, sceicco Hamad bin Jassim.
Era anche a capo di un ufficio situato a Doha (capitale del Qatar) per un “coordinamento della sicurezza speciale” rispetto alla questione della Siria, che comprendeva rappresentanti di agenzie di intelligence occidentali, dei Paesi del Golfo e anche un rappresentante della Libia.
Faceva parte di questo gruppo il principe Bandar bin Sultan, un membro importante e controverso dei servizi di spionaggio dell’Arabia Saudita. (Vedi Press Tv, 12 maggio 2012).
FeltmanNel giugno 2012, Jeffrey Feltman (nell’immagine) veniva nominato Sottosegretario generale per gli Affari politici dell’ONU, una posizione strategica che, in pratica, consiste nel fissare l’agenda delle Nazioni Unite (per conto di Washington) in merito alle questioni relative alla “Risoluzione dei Conflitti” nei diversi “punti geopolitici caldi” di tutto il mondo (tra cui Somalia, Libano, Libia, Siria, Yemen e Mali).
Per amara ironia, i paesi oggetto della “Risoluzione dei Conflitti” sono proprio quelli che sono il bersaglio delle operazioni segrete degli Stati Uniti!
In collaborazione con il Dipartimento di Stato USA, la NATO ed i loro manutengoli dei Paesi del Golfo di Doha e Riyadh, Feltman è l’uomo di Washington che sta alle spalle dell’inviato speciale dell’ONU, Lakhdar Brami, per una “Proposta di Pace” in Siria
Nel frattempo, mentre aderiscono a questa iniziativa di pace delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti e la NATO hanno accelerato il processo di reclutamento e di addestramento di mercenari, in risposta alle gravi perdite subite in Siria dalle forze ribelli di “opposizione”..
Gli Stati Uniti hanno proposto che la “fine del gioco” in Siria non coincida con un cambio di regime, ma con la distruzione della Siria come Stato Nazione.
Il dispiegamento di squadroni della morte di “oppositori”, con il mandato di uccidere civili fa parte di questa impresa criminale.
Il terrorismo dal “Volto Umano” è sorretto dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Le atrocità commesse dagli squadroni della morte USA-NATO sono con troppa superficialità addossate al governo della Siria.   L’“obiettivo indicibile” di Washington consiste nella disgregazione della Siria come nazione sovrana – secondo linee di separazione etniche e religiose – in varie, distinte e politicamente “indipendenti” entità.
Note e riferimenti:
“Squadroni della morte” modello El Salvador da schierarsi contro militanti in Iraq da parte degli Stati Uniti ; Nota editoriale di Global Research
Questo articolo, pubblicato su The Times all’inizio del 2005, rende nota la strategia di Washington di squadroni della morte in Iraq, sponsorizzati dagli USA. Con John Negroponte, ora al timone degli apparati di intelligence degli Stati Uniti, questa strategia è ora …
IRAQ: migliaia sono gli ammazzati dagli squadroni della morte governativi
Faik Bakir, direttore dell’obitorio di Baghdad, ha lasciato l’Iraq temendo per la sua vita dopo aver segnalato che più di 7000 persone sono state uccise dagli squadroni della morte del ministero degli Interni iracheno negli ultimi mesi…
“L’Opzione Salvador per la Siria”: squadroni della morte sponsorizzati dagli USA-NATO incorporano “Forze di opposizione”
Modellata sulle operazioni segrete degli Stati Uniti in America Centrale, l’“Opzione Salvador per l’Iraq” del Pentagono, avviata nel 2004, è stata posta in atto sotto la guida dell’Ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq John Negroponte (2004-2005) …
7.000 Sunniti uccisi dagli squadroni della morte
Sì, questo è ciò che Faik Bakir, direttore dell’obitorio di Baghdad, ha dichiarato al quotidiano The Guardian. Settemila Sunniti sono stati uccisi dagli squadroni della morte programmati, finanziati, gestiti, e completamente incorporati nel ministero dell’Interno iracheno…
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Tratto da: Terrorismo dal “Volto Umano”: la storia degli squadroni della morte degli Stati Uniti. Squadroni della morte in Iraq e in Siria | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2013/01/20/terrorismo-dal-volto-umano-la-storia-degli-squadroni-della-morte-degli-stati-uniti-squadroni-della-morte-in-iraq-e-in-siria/#ixzz2IYnvx5EO
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!