di Gianni Fraschetti
Poche e sentite parole. Non ho grande amore per Orsi, l'A.d. di Finmeccanica ed ancora meno per Scaroni, l'A.d. dell' Eni ma amo il mio Paese e vibro ( come direbbe un cialtrone di nostra conoscenza ) di indignazione per quanto sta avvenendo in questi giorni ed in queste ore. Come tutti ormai dovremmo avere capito, dopo un anno di Governo Monti, il nostro apparato industriale si sta lentamente dissolvendo sotto la spinta di una crisi che appare ogni giorno di piu' irreversibile. La piccola e media industria e' in agonia, la Fiat ha ringraziato, salutato e si e' fatta a stelle e strisce ma due multinazionali italiane rimanevano pienamente operative sul mercato mondiale, nei settori della Energia e degli armamenti. Due grossi gruppi che da sempre, storicamente, hanno rappresentato una eccellenza assoluta nel loro settore ed un osso assai difficile da sgranocchiare per la concorrenza internazionale. In special mondo franco-americana. Ma....quod non facerunt barbari facerunt barberini. I soliti Pubblici Ministeri , quelli deputati alle operazioni speciali, sui quali Cossiga, che non aveva peli sulla lingua, aveva rilasciato dichiarazioni di fuoco, ci hanno pensato loro a sgombrare il campo ed a favorire quindi le multinazionali francesi e statunitensi. Scaroni e' indagato e la Saipem (una controllata ENI) ha bruciato un terzo del suo valore in Borsa mentre Orsi e' finito proprio in galera, per tangenti internazionali. Una accusa che assomiglia tanto al concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Roba evanescente ma micidiale. Ma che bravi ! Ma che senso dello Stato ! Ma quale percezione dell'interesse nazionale e del proprio dovere ! Sicuramente la giustizia ha le sue regole ci si dira' ed il rispetto delle regole vale piu' dell'interesse nazionale, si potrebbe anche aggiungere. La stessa corrente di pensiero che vorrebbe i servizi segreti omologati agli equipaggi delle volanti. Ammesso e per nulla concesso che debba essere effettivamente cosi e comunque non conosciamo al mondo altre nazioni che si tirano, come Tafazzi, ricorrenti e dolorose martellate sui coglioni in nome del pensiero unico e per giunta debole, ci piacerebbe tanto sapere per quale motivo si decide di usare la mannaia, laddove, se non altre considerazioni, almeno un briciolo di buon senso suggerirebbe invece di andarci con i piedi di piombo e nella massima discrezione e laddove bisognava usare la mannaia, senza la minima esitazione, si usa invece il guanto di velluto. E si accarezza, nel verso del pelo e si sparge cloroformio e si fa melina, mentre l'inquilino (ancora per poco ) del Quirinale ci delizia con esternazioni a raffica sulla necessita' di mantenere un profilo ancora piu' basso sulla vicenda. E la stampa infame obbedisce e sto parlando di MPS tanto per essere chiari. Due evidenti pesi e due distinte misure dunque. Ed e' doverosa una precisazione da parte mia. Io non amo Berlusconi e non l'ho mai amato. Lo trovo veramente un imbonitore da sagra paesana, un venditore televisivo di Rolex falsi e delle peggiori patacche, il degno rappresentante dell'era del cattivo gusto nella quale siamo immersi, ma cio' premesso, non posso fare a meno di constatare, con grande rammarico ed una punta di acidita' allo stomaco, che il suo giudizio sulla magistratura non e' assolutamente infondato e se avesse evitato di inquinarlo con storie di bassa lega, con le Olgettine e le nipoti di Mubarak, avrebbe ora un peso politico ben diverso. Un peso dal quale non si potrebbe prescindere nel valutare freddamente quanto sta avvenendo e trarne le inevitabili conclusioni. La magistratura e' ormai solo ed unicamente uno strumento autoreferenziale che e' da tempo deragliato dai binari di una condotta giusta. Quella di un potere indipendente che e' esclusivamente al servizio della Nazione. Non e' piu' cosi'. Da tempo. Ormai si arriva addirittura a servire interessi stranieri, almeno con una parte qualificata di soggetti che puntualmente, dopo avere prodotto il massimo danno, transitano poi in politica. Cosi' non puo' andare avanti, non si puo' permettere a questa gente di distruggere impunemente gli ultimi frammenti di eccellenza dell'industria italiana. Gli dovrebbe essere impedito se il tutto avesse una sua logica di pesi e contrappesi nella quale l'unico vero interesse di tutti, alfine, fosse poi l'Italia. Ma evidentemente cosi' non e', almeno da parte di una frazione qualificata di ermellini che pero' non trovano opposizione degna di tale nome nel loro ambiente e che ti ritrovi dunque, sempre e comunque, contro la Nazione.

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