martedì 19 febbraio 2013

L' Eurozona e' finita....


Lars Seier Christensen, co-amministratore delegato della banca danese Saxo Bank, ritiene che il recente rally dell'euro sia solo illusorio.
Lars Seier Christensen, co-amministratore delegato della banca danese Saxo Bank, ritiene che il recente rally dell'euro sia solo illusorio.
La previsione e' di Lars Seier Christensen, co-amministratore delegato della banca danese Saxo Bank. Il recente balzo della moneta "è illusorio". Quando la Francia entrerà nel pieno della crisi,sarà finita.

ROMA (WSI)- Altro che ripresa dell'economia, come vanno dicendo, quasi pavoneggiandosi, le varie autorità europee, Mario Draghi incluso. E altro, soprattutto, che euro che riflette i fondamentali, tra l'altro a questi livelli così alti, e a fronte di una valuta, il dollaro, che rappresenta una economia, quella americana, che di certo marcia a ritmi più solidi di quella europea.

A dire le cose come stanno, è un alto funzionario del mondo delle banche, ovvero Lars Seier Christensen, co-amministratore delegato della banca danese Saxo Bank, che afferma che "the whole thing is doomed", ovvero che "tutto è spacciato", sottolineando che il recente balzo dell'euro "è illusorio e che la valuta è destinata a fallire, in quanto l'Europa non l'ha sostenuta attraverso una Unione fiscale.

"Venderei ancora di più euro a qualsiasi livello vicino a $1,40", ha detto Christensen, precisando che al momento non ha lanciato nessuna mossa speculativa contro la moneta unica europea. 

Per il funzionario, un altro evento possibile è "liberarsi di alcuni paesi che sono rovinati dall'euro, in modo particolare le economie del sud. La gente sta sottovalutando poi in modo drammatico i problemi che la Francia dovrà affrontare. (una volta che tale possibile scenario si verificasse). Quando la Francia entrerà nel pieno della crisi, sarà finita. Neanche la Germania potrà intervenire e probabilmente non lo farà" .

Christensen, da tempo critico nei confronti dell'euro, afferma che la valuta unica è stata "sostenuta in modo notevole non da ragioni economiche, ma da ragioni politiche". La verità è che "in questo momento ci troviamo in una di quelle false soluzioni che portano la gente a pensare che il problema sia contenuto o affrontato, supposizioni niente affatto vere".

Da segnalare, stando a quanto riporta Bloomberg, che l'euro è salito +8,2% negli ultimi sei mesi contro il dollaro, toccando il massimo dallo scorso 14 novembre del 2011 il primo febbraio di quest'anno. 

Fonte: Wall Street Italia

lunedì 18 febbraio 2013

Obama ha paura dei suoi stessi soldati

Marines  durante la cerimonia di insediamento di Obama
Guardate bene la foto alla vostra sinistra. I marines del picchetto d'onore che hanno partecipato alla cerimonia di insediamento di Obama hanno le armi prive dell'otturatore. Ovvero non sono assolutamente in grado di fare fuoco. E' la prima volta che accade una cosa del genere in quanto il Corpo dei Marines e' quello deputato a concorrere alla sicurezza del Presidenre degli Stati Uniti fin dalla nascita della Nazione americana  e sempre i marines impegnati nei picchetti di onore hanno avuto le armi perfettamente funzionanti ed il relativo munizionamento. Questa volta sono disarmati a riprova che Obama ormai non si fida piu' nemmeno dei suoi soldati

venerdì 15 febbraio 2013

Verso il sol dell'avvenire

Fonte: Dalla parte del torto




FALCE E CARRELLO (COOP)...BANCA E MARTELLO...
PERCORSO COMPLETO...LA NUOVA DESTRA ITALIANA.....
QUESTO QUI SOPRA È IL SOLITO PIRLA CHE CONFERMA.


DA





A





Bersani «Sono pronto a discutere – se sarà il mio turno di guidare il Paese - su come rafforzare il meccanismo di disciplina di bilancio per monitorare I bilanci nazionali.
Il centrosinistra in Italia rappresenta la stabilità della prospettiva europea. Abbiamo fatto sforzi per far entrare l’Italia in Europa e con i governi Prodi, Amato e D’Alema sforzi per rispettare gli accordi europei ed internazionali. Mi spiace però che il mondo debba vedere che un pezzo d’Italia ha qualche dubbio sull’Euro. E’ pericoloso per l’Italia. Le ricette in casa nostra le facciamo noi ma la fedeltà all’Europa è una garanzia“.

Le ricette? Sì,gli spaghetti alla carbonara !...solo questo potete fare....il padrone del ristorante sta altrove...questo crede di comandare...per il resto,a parte gli ipocriti elogi a quei  gaglioffi che ci hanno affondato nella melma dell'euro,caro fessacchiotto d'un Bersani...è quel pezzo d'Italia che ancora conserva la dignità che tu e i voltagabbana che rappresenti non avete più...camerieri eravate e tali siete rimasti.
Perchè non ci ricordi le parole dette a suo tempo contro l'euro da Napolitano,in una delle sue innumerevoli facce.....?

Stefano Fassina al Financial Times:
«Non toccheremo le riforme di Monti.Non rinegozieremo il fiscal compact o l’obbligo di pareggio di bilancio in Costituzione
 (a ottobre, aveva detto “Rottamiamo l’Agenda Monti”.)
Ora invece:Vogliamo continuare le liberalizzazioni..cercheremo un accordo con i sindacati e le imprese per congelare gli adeguamenti di stipendio. 

Questo è da ricoverare alla neuro,,,manca solo l'elogio a Reagan ...

Ai due aggiungiamo Enrico Letta,quel patetico figuro dei pizzini a Monti,membro della Trilateral,Aspen e Bilderberg....notoriamente organizzazioni a sostegno del lavoratori....

Ma andate a farvi fottere,manica di ipocriti...!!!!

Fonte: Dalla parte del torto

mercoledì 13 febbraio 2013

14 Febbraio 1945: apocalisse su Dresda


Il 13 febbraio del 1945 la città tedesca di Dresda, situata nella parte orientale del Paese fu investita dal più intenso e mortale bombardamento della storia della II Guerra Mondiale. A Dresda, città situata in una regione agricola senza importanti aziende industriali, e noto centro culturale ricco di storia e importanti manufatti architettonici (era nota anche come la “Firenze tedesca”), si erano rifugiati molti civili sfollati dalle regioni ricche d’impianti militari e martellati dall’aviazione anglo-americana.
La decisione della distruzione della città  fu  di Churchill che voleva dare a Stalin una prova della forza militare occidentale e, al contempo colpire la popolazione civile tedesca per minare il morale delle truppe del Reich.
L’attacco fu violento e devastante e lascio' la città in preda ad un incendio di proporzioni gigantesche: la tempesta di fuoco che gli strateghi della RAF avevano pianificato.
La prima bomba cadde alle ore 22.09. 
La tempesta di fuoco è provocata da molte centinaia di piccoli incendi che ne formano uno enorme. Esso risucchia al suo interno enormi masse d’aria provocando una specie di tornado di fuoco. Il vento infiammato travolge e porta verso il centro dell’incendio tutto quello che trova sulla sua strada. Nei rifugi la gente muore soffocata perché l’ossigeno viene sottratto dal fuoco o si liquefa per il calore.
Dopo il primo attacco ci fu una pausa di tre ore. I sopravvissuti uscirono dai rifugi e si concentrarono in un grande parco cittadino dove furono raggiunti dalla seconda ondata di bombe. Anche in questo caso le bombe incendiarie fecero il lavoro criminale per il quale erano state inventate e lanciate. Un lenzuolo di fuoco arse vivi tutti quelli che si trovano nel parco
L’ultimo attacco fu portato dall’aviazione USA che mitragliò senza pietà gli scampati che cercavano di allontarsi da quell’inferno
Il bilancio delle vittime non fu possibile stabilirlo con certezza, probabilmente oltre 200 mila morti (forse il doppio che a Hiroshima) tenendo conto che moltissimi erano gli sfollati non registrati e quelli che erano arrivati da pochi giorni fuggendo di fronte all’avanzata dell’Armata Rossa.

martedì 12 febbraio 2013

Eni, Finmeccanica e magistratura, sempre e comunque contro la Nazione

di Gianni Fraschetti

Poche e sentite parole. Non ho grande amore per Orsi, l'A.d. di Finmeccanica ed ancora meno per Scaroni, l'A.d. dell' Eni ma amo il mio Paese e vibro ( come direbbe un cialtrone di nostra conoscenza ) di indignazione per quanto sta avvenendo in questi giorni ed in queste ore. Come tutti ormai dovremmo avere capito, dopo un anno di Governo Monti, il nostro apparato industriale si sta lentamente dissolvendo sotto la spinta di una crisi che appare ogni giorno di piu' irreversibile. La piccola e media industria e' in agonia, la Fiat ha ringraziato, salutato e si e' fatta a stelle e strisce ma  due multinazionali italiane rimanevano pienamente  operative sul mercato mondiale, nei settori della Energia e degli armamenti. Due grossi gruppi che da sempre, storicamente, hanno rappresentato una eccellenza assoluta nel loro settore ed  un osso assai difficile da sgranocchiare per la concorrenza internazionale. In special mondo franco-americana. Ma....quod non facerunt barbari facerunt barberini.  I soliti  Pubblici Ministeri , quelli deputati alle operazioni  speciali, sui quali Cossiga, che non aveva peli sulla lingua, aveva rilasciato dichiarazioni di fuoco, ci hanno pensato loro a sgombrare il campo ed a favorire quindi le multinazionali francesi e statunitensi. Scaroni e' indagato e la Saipem (una controllata ENI) ha bruciato un terzo del suo valore in Borsa mentre Orsi e' finito proprio in galera, per tangenti internazionali.  Una accusa che assomiglia tanto al concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Roba evanescente ma micidiale.  Ma che bravi ! Ma che senso dello Stato ! Ma  quale percezione dell'interesse nazionale e del proprio dovere ! Sicuramente la giustizia ha le sue regole ci si dira' ed il rispetto delle regole vale piu' dell'interesse nazionale, si potrebbe anche aggiungere. La stessa corrente di pensiero che vorrebbe i servizi segreti omologati agli equipaggi delle volanti. Ammesso e per nulla concesso che debba essere effettivamente cosi e comunque non conosciamo al mondo altre nazioni che si tirano, come Tafazzi,  ricorrenti e dolorose  martellate sui coglioni in nome del pensiero unico e per giunta debole, ci piacerebbe tanto sapere per quale motivo si decide di usare la mannaia, laddove, se non altre considerazioni, almeno un  briciolo di buon senso suggerirebbe invece di andarci con i piedi di piombo e nella massima discrezione e laddove bisognava usare la mannaia, senza la minima esitazione,  si usa invece il guanto di velluto. E si accarezza, nel verso del pelo  e si sparge cloroformio e si fa melina,  mentre l'inquilino (ancora per poco ) del Quirinale ci delizia con esternazioni a raffica sulla necessita' di mantenere un profilo ancora piu' basso sulla vicenda. E la stampa infame obbedisce e sto parlando di MPS tanto per essere chiari. Due evidenti pesi e due distinte  misure dunque. Ed e' doverosa una precisazione da parte mia. Io non amo Berlusconi e non l'ho mai amato. Lo trovo veramente un imbonitore da sagra paesana, un venditore televisivo di Rolex falsi e delle peggiori patacche, il degno rappresentante dell'era del cattivo gusto nella quale siamo immersi, ma cio' premesso, non posso fare a meno di constatare, con grande rammarico ed una punta di acidita' allo stomaco, che il suo giudizio sulla magistratura non e' assolutamente infondato e se avesse evitato di inquinarlo con storie di bassa lega, con le Olgettine e le nipoti di Mubarak,  avrebbe ora un peso politico ben diverso. Un peso dal quale non si potrebbe prescindere nel valutare freddamente quanto sta avvenendo e trarne le inevitabili conclusioni. La magistratura e' ormai solo ed unicamente uno strumento autoreferenziale che e'  da tempo deragliato dai binari di una condotta  giusta. Quella di un potere indipendente che e' esclusivamente  al servizio della Nazione. Non e' piu' cosi'. Da tempo. Ormai si arriva addirittura  a  servire  interessi stranieri, almeno con una parte qualificata di soggetti che puntualmente, dopo avere prodotto il massimo danno, transitano poi in politica. Cosi' non puo' andare avanti,  non si puo' permettere a questa gente di distruggere impunemente gli ultimi frammenti di eccellenza dell'industria italiana. Gli dovrebbe essere impedito se il tutto avesse una sua logica di pesi e contrappesi  nella quale l'unico vero interesse di tutti, alfine, fosse poi l'Italia. Ma evidentemente cosi' non e', almeno da parte di una frazione qualificata di ermellini che pero' non trovano opposizione degna di tale nome nel loro ambiente e che ti ritrovi dunque, sempre e comunque, contro la Nazione.








domenica 3 febbraio 2013

La guerra delle Cristine: l'Argentina guida la rivolta dei popoli

di Gianni Fraschetti

Da qualche giorno circola una enorme eccitazione sull’Argentina e sul suo immediato destino economico. Andrà in default di nuovo? E’ vero che sta per saltare il sistema?   Ma perché in Italia se la prendono tanto per il debito  acceso da un lontano paese sudamericano.  Una nazione che non fa  nemmeno parte dell’euro  A questo bisogna aggiungere l’enorme diffusione in Italia, sia sulla stampa ufficiale di regime che sui siti on line, delle notizie sulle manifestazioni popolari contro il governo in carica, descrivendo l’Argentina come un paese che sta di nuovo sull’orlo del collasso  economico. Ricorderete il post nel quale raccontavo una storia definita  “la guerra tra le due Cristine”, annunciando lo scontro di fine novembre che avrebbe raggiunto la sua punta massima a metà dicembre, visto che il Fondo Monetario Internazionale aveva dato al paese sudamericano la scadenza del 17 dicembre come ultima data per mettersi in linea con i parametri richiesti dai creditori istituzionali. E negli ultimi giorni, all’improvviso, dovunque si è parlato dell’Argentina da cui il motivo di questo nuovo  post. Tutta questa agitazione  sui problemi economici dell’Argentina e' ’ il risultato di una bulimia ossessiva, fortemente voluta dai bocconiani, nell’ intento di imporre alla gente l’obbligo di parlare continuamente e costantemente di economia e di monete e di teorie, cercando di sottrarre il dibattito  al confronto tra due interpretazioni del mondo, del mercato, dell’economia e della società che sono opposte e antagoniste da oltre un secolo e che sono gia' costate due guerre mondiali. In Argentina è accaduto qualcosa  di molto grosso. E sta accadendo proprio in queste ore. Ma non riguarda il debito, i soldi, i  provvedimenti di ragioneria economica e di contabilità fiscale. Riguarda l’economia  e proviene dal mondo della politica nella sua forma più pura e migliore. E sta avendo un impatto poderoso non soltanto in tutto il Sudamerica, ma anche e soprattutto in Usa dove, non appena è arrivata la notizia, i repubblicani si sono subito scontrati con Obama e hanno interrotto la trattativa sulle manovre economiche rimandando il prossimo incontro di qualche giorno. Ma di tutto ciò, in Italia neppure una parola, neppure un rigo, neppure un accenno, che io sappia. Si tratta dell’approvazione di una Legge che  definisce “illegale e immorale” qualunque forma di speculazione finanziaria sui mercati internazionali basata sui derivati; abolisce la possibilità tecnica delle speculazioni finanziarie in borsa perché sottrae a tutte le banche, a tutte le istituzioni finanziarie operanti nel territorio nazionale, la propria autonomia sul mercato. Dal 30 novembre del 2012, il parlamento e il governo argentino si riappropriano della propria economia che individua “legalmente” nella finanza “il braccio operativo dell’economia di cui deve essere subalterna” e impone alla finanza di essere sottoposta al totale controllo dello stato centrale in ogni sua attività. Così titolava La Naciòn, il più importante quotidiano argentino nel dare la notizia che in Italia non mi pare sia stata né diffusa né diramata. LA CAMARA DE SENADORES CONVIRTIO EN LEY LA REFORMA DE LA REGULACION DEL MERCADO DE CAPITALES Estado con más poder para proteger el ahorro Da oggi lo Stato si fa garante presso i cittadini, di cautelare i risparmi personali ma si fa soprattutto garante del fatto che le imprese, le società, le industrie, le finanziarie internazionali operanti in Argentina intervengano in borsa e sui mercati dei capitali “con l’unico ed esclusivo intento di trarre profitto da un’attività che però deve avere immediatamente, come riflesso economico, l’apertura di crediti agevolati alle medie e piccole imprese, l’allargamento degli investimenti in industrie nazionali e l’assunzione di nuovo personale per andare all’attacco della disoccupazione giovanile che il governo considera la priorità assoluta in campo politico, economico, sociale”. Questo è avvenuto. Per la prima volta in questo nuovo millennio, dopo la sconfitta di Italia e Germania nella Seconda guerra mondiale,  una nazione occidentale si assume l'onere enorme e la responsabilità politica  di imbavagliare la finanza, di metterle le briglia sul collo e di fondare il principio, basato sull’applicazione dello Stato di Diritto, che identifica nello stato l’arbitro e il garante dell’economia. L'Argentina sfida, dopo settanta anni dalla caduta dei fascismi europei, i padroni del mondo e dichiara che il vero padrone della finanza, almeno da loro e presto in tutto il Sudamerica,  non è più il “mercato libero” (l’idea di Zingales, Giannino, Monti, Passera, Draghi, ecc.) bensì il governatore della Banca centrale  argentina insieme al ministro dell’economia, dell’industria e dello sviluppo. “O la finanza capisce che i soldi servono per sviluppare l’economia allargando il mercato del lavoro, gli investimenti, dando credito alle imprese a interesse minimo e abbattendo la disoccupazione, oppure possono anche andare a investire in Europa, in Italia e in Spagna, se è questo che vogliono. Là li accoglieranno a braccia aperte”. Così ha seccamente dichiarato la Presidente Cristina Fernandez-Kirchner, nel commentare la più grande vittoria politica ottenuta da un governo sudamericano nel combattere il neo-colonialismo dei colossi della finanza al servizio dell’oligarchia planetaria del privilegio. Chi vuole investire nella finanza speculativa lo fa attraverso “banche speciali” che dovranno esporre un avvertimento alla clientela, nel quale si specifica che non esiste nessuna garanzia internazionale su quell’investimento. Le banche correnti devono occuparsi di investire i soldi dei correntisti nell’economia reale, quella delle merci, e non quella della carta straccia; lo Stato garantisce ogni tipo di risparmio e ogni forma di investimento, purchè si riferisca all’economia reale. La borsa di Buenos Aires (e questa è un’altra bella notizia) ha reagito molto bene; anche quella brasiliana, che si appresta in brevissimo tempo a varare identica legge, grazie alla quale vengono aboliti i principi basilari dell’idea liberista che sta strozzando il pianeta, ovvero  l’egemonia della finanza sul mercato. Di tutto ciò, in Italia non si è parlato. Ma non basta, c’è dell’altro.  in Argentina si sono svolti convegni, manifestazioni e discussioni relativi a un’altra legge che e' andata in votazione e che riguarda il secondo pilastro della democrazia e della ripresa economica: la legge sul conflitto di interesse e una nuova legiferazione nel campo della libertà di stampa, dell’informazione e delle comunicazioni. Verranno prese misure specifiche per impedire che possano essere eletti in parlamento soggetti politici legati al mondo dell’informazione, e soprattutto viene impedito a società finanziarie, banche d’affari private e grossi colossi finanziari internazionali di poter aggirare l’ostacolo diventando editori. Chi si occupa di informazione lo fa costituendosi come “editore puro” attraverso il rischio di una impresa privata. Il tutto per impedire che la finanza, in maniera subdola (come avviene in Italia ad es.) usi il proprio gigantesco potere per esercitare pressioni sull’opinione pubblica al fine di salvaguardare interessi finanziari e non il diritto alla libertà dell’informazione. Anche su questo punto, nessuna notizia in merito. Sono entrambi due pericolosissimi precedenti. E’ la dimostrazione che esistono strade diverse percorribili, opposte a quelle volute dalla BCE e da questa europa della finanza. In un articolo apparso sul settimanale Pagina ½, la pubblicazione più radicale e colta diffusa in Argentin viene dato  un esempio di quel giornalismo che in Italia non esiste più.  Esso infatti dà la notizia sulla legge della divisione tra banche d’affari e banche speculative senza nessun commento, senza fornire nessuna opinione, raccontando in che cosa consiste la Legge, come funziona, come si è svolta la votazione, i nomi degli attori e delle fazioni in campo. Sono modalità completamente diverse da quelle seguite in Italia dove la disinformazione lobbista si e' ormai sostituita alla spiegazione dei fatti reali e oggettivi; e così i lettori, spaesati e confusi, finiscono per non essere mai messi al corrente su ciò che accade in verità, perché vengono spinti a seguire tesi  preconfezionate che finiscono tutte nello stesso modo: non c’è alternativa, non si può fare diversamente. Non è vero. Non è così. Non esiste nessun campo dell’attività umana in cui non esistano alternative. E’ una diabolica idea quella di presentare soluzioni come se fossero le uniche a disposizione. Per ritornare in Europa l’Italia è scivolata nel consueto imbuto popolato da pecore mediatiche al pascolo, seguendo le vicende di  MPS (la più antica banca italiana) e di Alessandro Profumo, già presidente di Unicredit e attualmente presidente di MPS. Mentre  Profumo era stato infatti  identificato come un evasore che non rispetta la Legge, Mario Monti, a nome del governo italiano, si era presentato da Mario Draghi chiedendo il consenso a “sforare” dai dispositivi sanciti dal Fiscal Compact per far avere –sempre allo stesso Profumo- un nuovo gettito di 3.9 miliardi di euro provenienti dalle casse dello stato italiano, dopo i 24 che ha già ricevuto negli ultimi cinque anni. Essendo il titolo della banca considerato in borsa “spazzatura”   neppure per Draghi era ammissibile  una cosa del genere. Rischiosissima. Infatti, i greci –giustamente dal loro punto di vista- hanno immediatamente protestato pretendendo una proroga del loro debito. E’ andata a finire come ben sappiamo. Nonostante tutto  MPS avrà i suoi soldi da investire in nuovi derivati speculativi a rischio sempre più alto, l’unica possibilità rimasta di poter mettere un buco alla voragine di una banca tecnicamente già fallita da un pezzo. Qui in Italia ci portano via i soldi per darli a banchieri evasori che gestiscono banche già fallite, mentre in Argentina c’è chi ha messo legalmente il bavaglio alle banche, le ha ammanettate e le ha sottoposte a una rigida, attenta regolamentazione sotto la custodia, tutela e attenzione della classe politica al governo in rappresentanza delle istituzioni collettive. Una bella differenza. La guerra, quindi, prosegue. Ed è sempre la stessa, quella tra oligarchi della finanza e i loro oppositori. Da noi, ci fanno credere che il problema sia se vince Berlusconi o se vince Bersani.  Se a questo punto c’è qualcuno che pensa possa essere così, allora vuol dire che ce li meritiamo tutti. Questa è la loro forza. C’è ancora qualcuno che dà loro credito. Non lamentiamoci, dunque, se le banche non lo danno a noi, il credito. Perché mai dovrebbero?